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LA STORIA / Il “detenuto X” e l’agente (australiano) del Mossad morto suicida in carcere

Ben Zygiera, l'agente del Mossad rinchiuso nel arcere di massima sicurezza in Israele. Il 15 dicembre 2010 Zygier è morto suicida (foto da Abc Australia)

Ben Zygier, l’agente del Mossad rinchiuso nel carcere di massima sicurezza in Israele. Il 15 dicembre 2010 Zygier è morto suicida (foto da Abc Australia)

Un nome. Finalmente. E un volto. E una storia. Ma anche tanti perché. E, soprattutto, qualche critica. Anzi. Tante critiche. A partire da quella più elementare: com’è stato possibile che un detenuto, rinchiuso nella cella più sicura e sorvegliata del mondo, si sia suicidato senza che nessuno se ne accorgesse?

Questa è una storia che inizia in un’afosa giornata di fine giugno 2010, quando si viene a sapere che c’è una persona, senza nome né volto né capi d’accusa né condanna, detenuta nel carcere di massima sicurezza d’Israele, isolato dal resto del mondo e anche dal resto della struttura. Non può parlare con nessuno. Non può ricevere. L’unica cosa che gli permettono è mangiare e bere. Per il resto, il vuoto assoluto.

La vicenda compare per qualche minuto sul sito di news Ynet, associato al quotidiano più venduto in Israele, lo Yedioth Ahronoth. Poi scompare nel nulla. Gli altri giornali dello Stato ebraico non possono riprenderla. La stessa Ynet è obbligata a cancellarla dal web. Ma non i blogger. Soprattutto quelli che hanno base fuori da Israele. Internet si scatena. C’è chi dice che il detenuto sconosciuto sia Joseph Moshe, microbiologo inseguito per le vie californiane e arrestato perché sospettato di aver prodotto una tossina mortale. C’è chi insinua – come l’informato blogger Richard Silverstein – che si tratti di Ali-Reza Asgari, generale iraniano che si pensava fosse stato rapito dal Mossad.

Ben Zygier con la divisa dell'esercito israeliano

Ben Zygier con la divisa dell’esercito israeliano

Voci. Speculazioni. Interrogazioni parlamentari alla Knesset. Denunce. Le uniche cose certe, nell’estate del 2010, sono che il «detenuto X», come sarà chiamato da quel momento, è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza Ayalon, a pochi chilometri da Ramla, nel centro d’Israele. Che è stato portato in una singola cella dell’Unità 15, l’ala distaccata dal resto della struttura da due porte di ferro insonorizzate. Che si trova esattamente dove sono stati detenuti Yigal Amir, l’assassino nel 1995 Yitzhak Rabin, e Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare che nel 1986 raccontò al Sunday Times l’esistenza di un piano nucleare israeliano.

Pochi mesi dopo, il 27 dicembre 2010, sempre Ynet scrive che due settimane prima, in una cella dell’Unità 15 un detenuto si era suicidato. Ma, a differenza della prassi, per la prima volta l’autorità carceraria non rilascia nessun rapporto ufficiale. Del detenuto suicida non si conoscono né il nome, né il volto. E, nemmeno, il motivo della vita dietro le sbarre. Anche in questo caso, come nel luglio 2010, la notizia scompare dopo pochi minuti. Qualcuno inizia a pensare che tra il suicidio e il «detenuto X» ci sia un collegamento. Ma si tratta di supposizioni.

Fino ad oggi. Fino a quando un’inchiesta dell’emittente australiana Abc (in fondo il video) non squarcia il velo. E racconta, per la prima volta, chi è il prigioniero senza volto. E cos’è successo. Mezz’ora di trasmissione, di viaggio in Israele per cercare di capire e spiegare. «Tutte le prove in nostro possesso dicono che il “detenuto X” è un cittadino australiano di Melbourne», racconta l’inchiesta della trasmissione “Foreign Correspondent”. «L’uomo si chiamava Ben Zygier, era un agente del Mossad ed era conosciuto in Israele con il nome di Ben Alon. È stato trovato impiccato in cella il 15 dicembre 2010. Una settimana dopo il suo corpo è stato portato a Melbourne per i funerali».

La tomba al cimitero ebraico di Melbourne, in Australia, dell'ex agente del Mossad (foto di Steve Yarrow)

La tomba al cimitero ebraico di Melbourne, in Australia, dell’ex agente del Mossad (foto di Steve Yarrow)

Ben Zygier-Ben Alon aveva 34 anni quand’è morto. A Melbourne aveva studiato al King David e Bialik College. Era membro del movimento sionista Hashomer Hatzair. Nel 2000, a 24 anni, aveva deciso di trasferirsi nello Stato ebraico. Era sposato con una donna israeliana e aveva – ha – due bambini piccoli Romi e Yuli. A un certo punto della sua vita mediorientale era stato contattato dal Mossad. E da quel momento era diventato un loro agente. L’incarico non era passato sotto silenzio. Prima l’intelligence australiana aveva avviato un’inchiesta su Ben Zygier e altri due connazionali. Tutti e tre diventati 007 di Gerusalemme, tutti e tre agenti operativi sul fronte iraniano (gestivano un’azienda-civetta che trafficava armi con le autorità di Teheran). Poi il quotidiano locale The Age aveva cercato di contattare proprio Zygier. Ma invano.

Perché, nel frattempo, l’uomo era già finito in una cella di massima sicurezza dell’Unità 15. Il motivo, ancora oggi, resta un mistero. Un mistero che Ben forse si porterà nella tomba. Lì, sotto a una lapide di marmo scuro al cimitero Chevra Kadisha di Melbourne dov’è stato sepolto il 22 dicembre 2010.

© Leonard Berberi

AGGIORNAMENTO DELLE 22.15 – In serata, mentre in tutto il mondo impazza la storia dell’ex agente del Mossad Ben Zygier, le autorità israeliane hanno confermato che il “prigioniero X” era uno 007 israeliano con passaporto straniero. “E’ stato portato in carcere sotto falsa identità – hanno detto – ed è in carcere che s’è suicidato. Nonostante sia stato registrato con un altro nome nel centro di detenzione per motivi di sicurezza, i famigliari sono stati avvertiti subito”. Sulla morte dell’uomo è in corso ancora un’indagine.

Sul fronte australiano – l’altra nazionalità di Ben Zygier – un portavoce di Bob Carr, ministro degli Affari esteri dell’isola, ha spiegato che nel 2010 le autorità israeliane hanno informato correttamente gli uffici diplomatici australiani a Tel Aviv sulla detenzione di un loro connazionale. Ma da quell’ambasciata l’informazione non è mai arrivata a Canberra. (l.b.)

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