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Postcards from Middle East / 78

Un ebreo ultraortodosso lavora la matzah (pane azzimo) in un panificio in un quartiere di Gerusalemme (foto di Abir Sultan/Epa)

Un ebreo ultraortodosso lavora la matzah (pane azzimo) in un panificio in un quartiere di Gerusalemme (foto di Abir Sultan/Epa)

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attualità, cartoline

Nascite, matrimoni e funerali: ecco gli hassidici d’Israele

Pidyon Haben (riscatto del figlio primogenito) di una delle famiglie hassidiche, 2013 (foto di Pavel Wolberg)

Pidyon Haben (“Riscatto del figlio primogenito”) di una delle famiglie hassidiche, 2013 (foto di Pavel Wolberg)

«La verità è che non sai mai quando puoi farle le foto. Se a loro va tu riesci a portare a casa qualche scatto. Se a loro non va, ti prendono a calci, fino a cacciarti dal posto che ti interessava immortalare». Pavel Wolberg è un fotografo particolare: non segue molto le frizioni israelo-palestinesi. Gli interessa infilarsi nei posti meno accessibili dello Stato ebraico: la comunità hassidica.

Funerale nel quartiere ultraortodosso di Mea Shearim, Gerusalemme, 2011 (foto di Pavel Wolberg)

Funerale nel quartiere ultraortodosso di Mea Shearim, Gerusalemme, 2011 (foto di Pavel Wolberg)

Nato nella russa Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1966, Wolberg vive e lavora a Tel Aviv. Ha iniziato a fare il freelance nel 1999. E da allora, a due passi da casa sua – nel quartiere-città di Bnei Brak – ha iniziato i suoi primi scatti all’interno degli ebrei ultraortodossi. Da lì si è poi spostato nel più famoso Mea Shearim, a Gerusalemme.

Matrimonio a Bnei Brak, vicino Tel Aviv (foto di Pavel Wolberg)

Matrimonio a Bnei Brak, vicino Tel Aviv (foto di Pavel Wolberg)

Circoncisioni, matrimoni, ricorrenze religiose, funerali. Ogni momento della vita degli ultrareligiosi è finito nelle pellicole di Wolberg. Una passione iniziata proprio quando, per caso, s’è ritrovato nel bel mezzo della cerimonia nuziale. E da quel momento il fotografo ha deciso che non si sarebbe perso nessun evento.

La celebrazione di Purim a Mea Shearim (foto di Pavel Wolberg)

La celebrazione di Purim a Mea Shearim (foto di Pavel Wolberg)

«Ho iniziato a interessarmi di questo mondo perché è così diverso dal mio, anche se è a cinque minuti da casa», spiega Wolberg. «È una comunità che io vedo tutti i giorni». Una comunità che non sempre si fa fotografare. Per non parlare del fatto che i loro eventi sono sempre molto affollati. E così bisogna diventare anche abili a trovare il posto migliore.

La folla a un matrimonio a Netanya, 2013 (foto di Pavel Wolberg)

La folla a un matrimonio a Netanya, 2013 (foto di Pavel Wolberg)

A Wolberg piace molto il Purim, l’evento nel quale soprattutto i piccoli vanno in giro con delle maschere. «Mi piace fotografare gli hassidici durante Purim perché sono quasi sempre ubriachi – continua –. Puoi andare a casa loro, mangiare con loro, passare il tempo e chiacchierare. È tutta gente molto alla mano».

I piccoli hassidici in maschera per le vie di Mea Shearim, 2010 (foto di Pavel Wolberg)

I piccoli hassidici in maschera per le vie di Mea Shearim, 2010 (foto di Pavel Wolberg)

La verità è che tra gli hassidici il tempo s’è fermato al 18° secolo, cioè il periodo in cui è nata questa corrente dell’Ebraismo. I vestiti sono gli stessi. La filosofia di vita pure. «Vivono e si muovono in modo diverso dal resto degl’israeliani», spiega Wolberg. Ed è anche per questo che decine dei suoi scatti compongono la collezione «Un mondo a parte: le foto sulla comunità hassidica in Israele».

© Leonard Berberi

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Postcards from Middle East / 75

Lui si chiama Ahmed, ha 15 anni e lo scorso 24 settembre ha sposato Tala Soboh, una ragazzina di 14. I due si sono promessi eterno amore a Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza e pochi passi dal confine con Israele. La coppia vive in una casa di tre stanze insieme ad altri nove parenti. Ahmed lavora come netturbino insieme al padre e guadagna 5 dollari al giorno (foto di Mohammed Salem/Reuters)

Lui si chiama Ahmed, ha 15 anni e lo scorso 24 settembre ha sposato Tala Soboh, una ragazzina di 14. I due si sono promessi eterno amore a Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza e pochi passi dal confine con Israele. La coppia vive in una casa di tre stanze insieme ad altri nove parenti. Ahmed lavora come netturbino insieme al padre e guadagna 5 dollari al giorno (foto di Mohammed Salem/Reuters)

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Postcards from Middle East / 73

James Snyder, direttore dell'Israel Museum ammira "L'annunciazione di San Martino alla Scala", il dipinto rinascimentale di Sandro Botticelli. L'affresco, dopo un iter travagliato, è arrivato finalmente a Gerusalemme dagli Uffizi di Firenze. E' la prima volta nella storia che un Botticelli viene esposto in Israele (foto Baz Ratner/Reuters)

James Snyder, direttore dell’Israel Museum ammira “L’annunciazione di San Martino alla Scala”, il dipinto rinascimentale di Sandro Botticelli. L’affresco, dopo un iter travagliato, è arrivato finalmente a Gerusalemme dagli Uffizi di Firenze. E’ la prima volta nella storia che un Botticelli viene esposto in Israele (foto Baz Ratner/Reuters)

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