attualità, speciale libia

Parla l’autore del remix di Gheddafi: “E ora ‘Bunga Bunga’, il rap su Berlusconi”

Noy Alooshe

Lui non ha fatto altro che prendere il discorso alla nazione di Gheddafi, metterci un po’ di musica da discoteca, ritmare un minimo le invettive del Colonnello (“Li staneremo come ratti! Porta a porta! Casa per casa!”) e inserire donne poco vestite (anche se a ben vedere la donna è una sola). Il tempo di mettere quel montaggio su YouTube ed ecco che, nel giro di pochi giorni, più di un milione di persone l’ha visto, l’ha commentato, cliccato, diffuso. (segue sul sito del “Sole 24 Ore”)

Annunci
Standard
attualità

Soldati israeliani contro un bambino palestinese. Il video fa arrabbiare la Cisgiordania

Il video è stato girato a gennaio. Ma è diventato pubblico solo sabato 26 febbraio, attraverso YouTube. Nel filmato, che ha già scatenato molte polemiche, si vedono un bambino palestinese trascinato su un cellulare della polizia, una madre disperata che cerca di invano di raggiungerlo e l’atteggiamento intimidatorio delle guardie israeliane.

Il tutto è stato ripreso in una via di Nabi Salih, villaggio della Cisgiordania (Territori palestinesi occupati), ed è stato rilanciato con grande evidenza dall’agenzia palestinese Maan News e dalle organizzazioni per i diritti umani nell’ambito dell’ennesima denuncia sui metodi usati in particolare dalle Guardie di Frontiera: uno dei corpi israeliani più criticati per i suoi comportamenti ordinari verso i palestinesi.

Il bambino viene identificato con il nome di Karim Tamini, nato nel 1999. Il minore viene trascinato via da alcuni uomini in uniforme e chiede aiuto girandosi in direzione della madre e di altre persone presenti. Queste ultime urlano ai carcerieri che si tratta solo di «un ragazzo». Ma il piccolo è scaraventato di peso su un furgone della polizia.

La madre si avvicina al mezzo, ma viene respinta in malo modo. Secondo alcuni pacifisti, dietro l’episodio ci sarebbe stato il tentativo di premere sulla famiglia di Karim per indurla a far consegnare suo fratello Islam, di 14 anni, sospettato d’aver lanciato pietre durante uno dei raduni settimanali di protesta contro la barriera eretta da Israele attorno a buona parte della Cisgiordania.

Islam risulta in effetti essere stato fermato pochi giorni più tardi ed è tuttora detenuto in attesa di giudizio. Ma questo video, per l’ennesima volta, denuncia l’atteggiamento violento e in spregio a ogni convenzione internazionale sfoggiato spesso da una parte dei militari israeliani.

Leonard Berberi

Standard
attualità, speciale libia

Israeliano prende in giro Gheddafi. Il video spopola su YouTube (e nel mondo arabo)

Ci ha pensato un israeliano. Ma l’hanno adottato gli arabi. C’è una clip musicale su YouTube realizzata da Noy Alooshe, un giovane israeliano, dove il dittatore libico Muammar Gheddafi viene preso in giro mixando il discorso di 75 minuti che il Colonnello ha fatto pochi giorni fa.

Da quando è stato caricato su YouTube il filmato è stato visto quasi un milione di volte e sta avendo grande successo soprattutto nel mondo arabo. Tanto da essere finito anche sulla tv al Arabiya. Una notorietà che potrebbe perfino essere adottato dall’opposizione libica, secondo il quotidiano in lingua ebraica “Yedioth Ahronoth”.

Nel clip , intitolato “Zenga Zenga song”, si vede un Gheddafi furente e scomposto mentre tiene un discorso in cui minaccia di stanare casa per casa i «ratti» ribelli con un accompagnamento di musica rap. Ad Alooshe sono giunti numerosi messaggi di apprezzamento dai paesi arabi che però, in parte, si sono poi tramutati in minacce e insulti quando è risultato che l’autore della presa in giro è un ebreo e per di più israeliano.

L.B.

Standard
attualità

Carne di maiale sul volo Londra-Tel Aviv. I passeggeri si arrabbiano, easyJet si scusa

EasyJet c’è ricascata. E, per la seconda volta in poco più di un anno, è riuscita a compiere un’altra gaffe nei confronti degli ebrei. Se a novembre 2009, la compagnia di voli low-cost aveva chiesto scusa dopo aver fotografato alcune modelle – comparse nella sua rivista ufficiale – tra le pietre del Memoriale della Shoah di Berlino, stavolta ha fatto di peggio: in un volo Londra Luton-Tel Aviv di quattro ore e mezza ha servito ai passeggeri un pranzo la cui unica carne era quella di maiale. Altro che macellazione secondo le regole kosher. In mezzo ai panini c’era carne vietatissima per gli ebrei.

Molti passeggeri si sono rifiutati di mangiare. Altri, all’atterraggio, hanno fatto protesta ufficiale. La compagnia s’è scusata. E ha detto che c’è stato un errore nel rifornimento alimentare dei voli in partenza da Londra.

«È stato tutto molto sgradevole», ha raccontato uno dei passeggeri, Victor Kaufman, 25 anni, residente a East Finchley. «Credo che easyJet abbia bisogno di un paio di lezioncine sul rispetto della cultura se vuole continuare ad espandersi in Medio Oriente. Anche perché non solo noi ebrei, ma anche i musulmani non possono mangiare la carne di maiale».

La tratta Londra-Tel Aviv è stata inaugurata il 2 novembre 2009 dalla compagnia arancione. Esattamente lo stesso mese in cui è stata distribuita la rivista con le foto all’interno del Memoriale della Shoah di Berlino.

© L.B.

Standard
sport

Shimon Peres in Spagna, tra Mourinho e Cristiano Ronaldo

Una visita in Spagna e una toccata e fuga al centro sportivo del Real Madrid. Il presidente israeliano Shimon Peres ha fatto di tutto per andare a incontrare Cristiano Ronaldo & Co. e per stringere la mano all’allenatore Josè Mourinho. Con loro si è intrattenuto un’oretta, ha parlato del valore politico che può assumere il calcio nel mondo e ha scherzato con i giocatori. Alla fine dell’incontro, dopo le foto di rito, il portiere Casillas ha regalato una maglia originale con il cognome Peres al capo dello Stato ebraico. (l.b.)

Questo slideshow richiede JavaScript.

Standard
speciale libia

Libia / Galleria fotografica

Un manifestante libico mostra la "V" di vittoria con le dita sopra a un carro armato della base militare di Al-Katiba, dopo che questa è caduta in mano ai ribelli (Hussein Malla / Associated Press)

Gli oppositori di Gheddafi di Bengasi si danno una mano nell'indossare le uniformi dell'esercito sottratte ai soldati fedeli al Colonnello (Asmaa Waguih / Reuters)

A Bengasi, la seconda città più grande della Libia, i parenti piangono la morte di Ahmed Sarawi, 36 anni, ucciso durante gli scontri tra oppositori e polizia (Suhai Salem / Reuters)

Centinaia di lavoratori cinesi aspettano di salire su una nave greca al porto di Bengasi per essere portati prima nel paese ellenico, poi a casa loro (Asmaa Waguih / Reuters)

La pista di atterraggio e decollo dell'aeroporto militare libico di Al Abrak, est del Paese. La struttura è stata abbandonata dall'esercito e ora è in mano ai ribelli anti-Gheddafi (Goran Tomasevic / Reuters)

Uno scorcio della città di Tobruk, est della Libia. L'area è sotto il controllo dei manifestanti e quel che resta della stazione di polizia locale è un ammasso di auto bruciate ed edifici saccheggiati e messi a fuoco (Afp / Getty Images)

Standard
attualità, economia

Un arabo-israeliano denuncia la Coca Cola: “Alcol nella bibita”

Per la Coca Cola è la più insidiosa battaglia della storia. Quella che potrebbe costringerla a rivelare – ironia della sorte – la ricetta meglio custodita al mondo: quella della bibita famosa in tutto il mondo. E tutto per colpa di chi ha fatto circolare in rete la lista (falsa) degl’ingredienti della bevanda marroncina piena di bollicine.

Perché è da quel giorno che Malek Salaimeh, un arabo-israeliano, non si dà pace. Da quando ha letto nella finta ricetta che dentro la Coca Cola si troverebbe una piccola quantità di alcolico, vietatissimo per uno fedele come lui ai precetti religiosi dell’Islam. Ed è così che ha deciso di ingaggiare una battaglia legale molto rischiosa per l’azienda americana.

«Per me si tratta di un vero incubo», ha raccontato Salaimeh alla radio militare israeliana. «Da buon musulmano, prego cinque volte al giorno e digiuno nel periodo del Ramadan», ha aggiunto l’uomo. «Non voglio certo andare incontro a punizioni divine per aver consumato, a mia insaputa, dosi di alcol».

Secondo l’arabo-israeliano, la Coca Cola doveva precisare che fra gli elementi utilizzati c’era anche l’alcol. «Se lo avessi saputo le loro bottiglie non le avrei nemmeno sfiorate», ha spiegato. Da adesso ne ha comunque già cessato il consumo. E aspetta di sapere cosa farà il tribunale israeliano al quale si è rivolto e attraverso il quale ha chiesto alla società statunitense circa mille shekel (quasi 200 euro) per ogni israeliano di religione musulmana (poco più di un milione). Totale: 200 milioni di euro.

La Coca Cola ha replicato che la produzione della bevanda è controllata in maniera meticolosa e che non è presente nemmeno la minima traccia di alcol. Ma se il giudice israeliano dovesse decidere di dare corso alla denuncia presentata dal signor Salaimeh, la compagnia potrebbe essere costretta a rivelare la ricetta segreta. Certo, con tutte le garanzie del caso. Ma siamo proprio sicuri che dentro quell’aula nessuno prenderà nota degl’ingredienti “miracolosi” che creano la Coca Cola?

© Leonard Berberi

Standard