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Siria, la svolta drammatica di Israele: due blitz aerei contro Assad e i timori sul collasso della regione

Domenica scorsa Netanyahu l’aveva detto. «Il Medio Oriente non aspetta: o ci muoviamo o rischiamo di trovarci tonnellate di esplosivo chimico in casa. A est, a nord, a sud del nostro Paese tutto è in fermento, dobbiamo prepararci». Quarantotto ore dopo ecco che alle 2 di notte (ora israeliana, l’1 in Italia) di mercoledì 30 gennaio dodici caccia dell’Israeli Air Force e un drone radiocomandato decollavano dalle basi israeliane. Direzione Siria.

Il veicolo radiocomandato è arrivato sopra la città di Al-Zabadani verso le 4,30 del mattino. Qui, in pochi secondi, ha sganciato i suoi missili contro un convoglio che da Damasco stava viaggiando verso il confine libanese. L’esplosione è avvenuta a circa 5 chilometri dall’autostrada Damasco-Beirut. All’interno del mezzo militare munizioni, armi di vario tipo. Soprattutto sistemi missilistici di fabbricazione russa, a partire dagli SA-17.

«Le informazioni in nostro possesso spiegavano che i fedeli del dittatore siriano Assad volevano approfittare del tempo piovoso e nuvoloso per spostare un carico d’armi verso i depositi di Hezbollah», spiegano da Gerusalemme. «Ovvio che se gli SA-17 finivano in mano ai miliziani sciiti questo avrebbe cambiato un bel po’ gli equilibri militari nella regione». Il timore, ancora da provare, è che all’interno di quel convoglio ci fossero anche armi chimiche.

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Più o meno alla stessa ora i dodici caccia – dieci velivoli secondo altre fonti – sorvolavano i cieli sopra il Libano a gruppi di 2-3, passavano sopra Damasco e una volta a Jamraya, a pochi chilometri dalla capitale, attaccavano un deposito di munizioni e un laboratorio chimico. Nell’edificio, secondo l’agenzia di Stato siriana – che smentisce qualsiasi attacco a convogli a Al-Zabadani – almeno due persone avrebbero perso la vita, altre cinque sarebbero ferite in quello che non chiamano deposito militare, ma «centro di ricerca che lavorava per rafforzare la resistenza ai ribelli e ai nemici».

Israele, in via ufficiale, almeno fino alle nove di sera (ora italiana) non ha confermato nessuna delle incursioni. Da Gerusalemme spiegano che il premier Netanyahu starebbe premendo per un coinvolgimento immediato dell’amministrazione americana. «Il nostra timore ora è che Teheran possa vederla come una dichiarazione di guerra all’Iran e si muova di conseguenza». La situazione, a dire il vero, è – come piace classificarla agli esperti – «decisamente fluida». Vuol dire che da ora in avanti nell’area può succedere di tutto. «Oppure, almeno nel breve periodo, non succedere assolutamente nulla», chiariscono esperti militari. Che poi si chiedono come abbiano fatto tutti quei caccia del «nemico» a sorvolare per così tanto tempo – si parla di almeno un paio d’ore – sulla Siria senza essere colpiti.

Quello che è certo è che la località di Al-Zabadani, dove ha colpito il drone, per Gerusalemme è diventato un centro nevralgico del passaggio di armi da Damasco a Beirut. «Da mesi in città c’è un clima di relativa calma», spiegano da Gerusalemme. «Pochissima resistenza ad Assad, poche vittime tra i civili e, soprattutto, cibo che non scarseggia. Dall’anno scorso il dittatore siriano ha concesso una sorta di indipendenza all’area in cambio di due cose: nessun gruppo ribelle e lasciapassare ai convogli militari di Damasco».

La località, secondo gl’israeliani, non sarebbe stata scelta a caso da Assad. «Nelle stesse zone, prima dell’accordo con il dittatore, passavano le armi (missili anti-carro, munizioni, mitra, ecc) fornite dagli occidentali ai ribelli siriani pagate dai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e, ovviamente, da Washington.

Che qualcosa stava cambiando, in Israele, lo si era capito anche da quel ch’è successo la scorsa settimana quando l’esercito ha installato due Iron Dome – il sistema anti-missilistico super-sofisticato – nel Nord, tra Haifa e il confine con il Libano. «Magari la guerra non arriva domani, ma dobbiamo essere pronti per ogni scenario», ha spiegato Amir Eshel, generale delle forze armate israeliane. E nel farlo ha parlato, per la prima volta, anche dell’Egitto. Il governo Netanyahu, nella riunione di domenica, ha chiaramente spiegato che «il governo guidato dal presidente Morsi e dai Fratelli Musulmani non funziona più. Nessuno degli aspetti chiave del Paese – l’esercito, la sicurezza interna e la polizia – è ormai sotto il controllo di Morsi».

© Leonard Berberi

primo aggiornamento: 30 gennaio 2013, ore 17.45
ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2013, ore 21.55

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Le accuse delle migranti etiopi: Israele ci ha dato di nascosto farmaci anticoncezionali

Donna etiope in arrivo in Israele nel 2012 (foto Jewish agency for Israel)

Donna etiope in arrivo in Israele nel 2012 (foto Jewish agency for Israel)

Farmaci somministrati senza consenso. Controllo delle nascite. Contraccettivi usati per lunghi periodi di tempo. E fasce demografiche che vedono dimezzato il tasso di fertilità in pochissimi anni. La notizia è rimasta nascosta per settimane. Sommersa dalla campagna elettorale. E da quella risposta, sdegnata, delle autorità governative: «Queste accuse sono infamanti». Ma quelle «accuse infamanti» ora rischiano di deflagrare. E di trascinare verso il fondo più di un politico.

Il ministero israeliano della Salute ha dato un contraccettivo e senza consenso alle etiopi migranti nello Stato ebraico? Prima partita come domanda, a dicembre è diventata un’inchiesta televisiva sul canale 23 (Israeli Educational Television). «Sono arrivata qui otto anni fa e allora mi hanno iniettato il Depo-Provera come requisito per mettere piede nello Stato ebraico», ha raccontato una delle donne etiopi. E la sua versione sta trovando conferma anche in altre decine di sue connazionali, tanto da muovere anche l’Acri, l’associazione per i diritti civili in Israele.

Il Depo-Provera è un farmaco per il controllo delle nascite di lunga durata. Farmaco che ora, scrive nero su bianco Roni Gamzo, direttore generale del ministero della Salute, «non deve essere iniettato sulle migranti». Donne soprattutto etiopi, calcolava in uno studio del 2010 Isha le’Isha, una ong che si batte per i diritti femminili. «È chiaramente una politica dello Stato d’Israele per ridurre il numero delle nascite in una comunità che è di colore e soprattutto povera, anche se ebrea», ha spiegato Hedva Eyal, una delle autrici dello studio. Il direttore generale del ministero della Sanità ha ammesso l’uso del farmaco? Ufficialmente no. Ma quelli dell’Acri sono convinti che con la direttiva di questi giorni è come se lo Stato ebraico l’avesse fatto.

Nell’inchiesta tv (sopra) andata in onda a dicembre e curata dalla giornalista Gal Gabbai, molti migranti hanno raccontato di aver ricevuto pressioni dalle autorità israeliane «per tenere il basso il numero dei figli». «Rappresentanti dello Stato ebraico della Joint Distribution Committee e del ministero della Salute ci hanno detto che in Israele è difficile sopravvivere se si ha una famiglia numerosa perché si trova difficilmente lavoro e perché quasi nessuno affitta una casa o un appartamento a chi ha tanti figli», hanno spiegato gli etiopi.

Negli ultimi dieci anni almeno 50 mila di loro hanno messo piede in Israele. La prima iniezione – secondo il racconto delle donne – sarebbe stata fatta ancora prima di arrivare nello Stato ebraico. «Ci hanno fatto la puntura nel campo di transito in Etiopia: ma non ci hanno mai detto che si trattava di farmaci per non rimanere incinta. Pensavamo si trattasse di vaccinazioni». Molte di quelle donne, racconta la giornalista Gabbai, hanno continuato a ricevere il farmaco anche dopo. «Nonostante molte di loro lamentassero da tempo i tipici effetti collaterali del Depo-Provera come forti mal di testa e dolori addominali».

Il risultato di questa politica? Negli ultimi dieci anni «il tasso di natalità è crollato del 50 per cento». Nell’inchiesta tv si vede anche una etiope andare in una delle cliniche dove si somministra il farmaco con una micro-camera. Qui un’infermiera le dice che l’iniezione viene fatta prima alle donne dell’Etiopia «perché loro dimenticano, non capiscono, ed è difficile spiegare a loro, così è meglio dare a loro il farmaco una volta al mese… di solito non capiscono nulla».

«Non è vero nulla», hanno replicato le autorità israeliane. Ma la Gabbai ha mostrato una lettera ufficiale in cui il ministero della Salute elogia e incoraggia il lavoro del dottor Rick Hodes, direttore del programma medico del Jdc in Etiopia. Grazie a lui, si fa intendere nella lettera, il 30% delle donne etiopi usa un farmaco anticoncezionale.

© Leonard Berberi

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Elezioni in Israele / Da Lapid a Netanyahu, le pagelle dei protagonisti

Vincitori e vinti. Eccoli. Mentre in queste ore il premier uscente Benjamin Netanyahu cerca di attirare a sé Yair Lapid. E mentre un Paese si chiede ancora cosa sia successo, martedì 22 gennaio, in questo pezzo di terra che tutti davano drammaticamente schierato alla destra della destra. E che, invece, s’è scoperto uno Stato più moderato. Forse più razionale di quanto si sia scritto e detto, filmato e dipinto in queste settimane. I voti, allora.

Voto 10 – Al popolo israeliano. Andato a votare in massa, nonostante i sondaggi – tutti, nessuno escluso – davano per stravincente la destra e l’estrema destra. «Oggi si celebra la democrazia», ha detto il presidente Simon Peres di prima mattina, mentre inseriva nell’urna il suo voto. Un messaggio che la popolazione ha recepito. E messo in pratica

Voto 9 – A Yair Lapid (foto sotto), 49 anni, ex conduttore di tg. Perché in pochi mesi ha tirato su un partito moderato. Con le idee chiare su alcune cose (un po’ confuse su altre). E con l’obiettivo, dichiarato, di scardinare il sistema. Cosa che ha confermato nel discorso di ringraziamento martedì notte. Discorso che, va detto, si merita un 8,5 per il parallelo con la carriera (politica) del padre. E per quel continuo ripetere «Io non dimenticherò il peso sulle spalle che questo voto mi ha dato». Parole vere o semplice demagogia. Lo vedremo nei prossimi mesi

Yair Lapid

Yair Lapid

Voto 8 – Ai cronisti israeliani. Perché già alle 5 del pomeriggio, cinque ore prima della chiusura dei seggi, avevano capito e intuito che ci sarebbe stata una grande sorpresa. Aiutati, bisogna dirlo, dallo staff di Yesh Atid (voto 7,5) che per prima ha detto «Siamo il secondo partito». Non solo. Giornalisti di radio e tv, siti web e giornali hanno coperto l’evento in tutti i modi possibili: dai taccuini alle videocassette, dagli smartphone ai social network

Voto 7,5 – A Naftali Bennett (foto sotto). Il leader – religioso e milionario – di Jewish Home / National Union s’è scrollato di dosso l’aria del ricco che non ha nulla da perdere. Ha mobilitato migliaia di persone. Soprattutto, è stato chiaro si una cosa: «niente processo di Pace con i palestinesi. Comunque la si pensi – e qui, in questo blog, si preferisce la sana convivenza tra popoli – un segno di chiarezza su un argomento lasciato per troppi anni alle ambiguità e agli interessi di brevissimo termine

Naftali Bennett, leader di "Jewish Home Party" (foto Flash 90)

Naftali Bennett, leader di “Jewish Home Party” (foto Flash 90)

Voto 7 – A Shelly Yechimovich. Passata indenne tra le sabbie mobili delle primarie del partito laburista, ha portato la formazione ad aumentare i seggi alla Knesset. Più forte di tutti, la Yechimovich. Anche di quei suoi compagni di partito che negli ultimi mesi hanno passato più tempo a cercare di destabilizzarla che a darle una mano in campagna elettorale

Voto 6 – A United Torah Judaism e Shas. Le due formazioni ultraortodosse da tre appuntamenti elettorali di fatto non perdono seggi. Nonostante l’altissima concorrenza, soprattutto quest’anno, di formazioni che hanno pescato nel settore ultrareligioso. Se UTJ aveva conquistati 6 seggi nel 2006 e 5 nel 2009, il 22 gennaio ne ha guadagnati 7. Destino simile anche per Shas: 12 parlamentari nel 2006, 11 quattro anni fa e anche oggi

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Voto 5 – A Tzipi Livni. Non ha ancora ritrovato sé stessa. Quella grinta che tutti hanno visto, che l’ex premier Ariel Sharon aveva apprezzato e valorizzato, che le donne hanno sostenuto. Non solo per affinità di genere. Ma anche perché, pochi anni fa e per la seconda volta, una donna poteva davvero aspirare a (ri)fare la storia d’Israele. Esattamente come un’altra grande donna: Golda Meir. E invece, la Livni s’è persa. Prima nelle primarie di Kadima (voto 2, come i seggi che è riuscita ad agguantare per pochi centinaia di voti), sconfitta da Shaul Mofaz. Poi in queste elezioni, con i soli 6 seggi presi con il movimento Hatnuah. Messi insieme – Kadima e Hatnuah – racimolano 8 seggi. In tre anni ne hanno persi 20

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Voto 4 – Al nuovo volto della Knesset. Spaccata a metà. Sessanta seggi ai partiti religiosi e di destra. Sessanta seggi a quelli di centro, sinistra e arabi. Una situazione complicata. E delicata. Che può portare a lunghe consultazioni, a trattative al ribasso e degradanti pur di arrivare a formare un governo

Voto 3 – Alle formazioni arabo-israeliane. Incapaci di fare «sistema». Di mettersi insieme in un unico listone. Di creare reti e connessioni con le formazioni di centro e sinistra. Segno di poca lungimiranza politica e sociale. Ma anche simbolo di una fascia della popolazione israeliana – il 20% circa del totale – frammentata, dilaniata, con interessi e scopi diversi. Eppure, insieme, i tre partiti contano 11 seggi

Voto 2 – Agli istituti di sondaggio. Hanno azzeccato il primo partito. Cosa che, va detto, non era molto difficile. Hanno sbagliato – molto – sul resto. Soprattutto, hanno quasi dimezzato i seggi poi vinti da Yesh Atid. Segno che nemmeno loro, gli esperti, hanno colto il grande cambiamento nella mentalità di centinaia di migliaia di elettori

Benjamin Netanyahu (seduto) e, dietro, Avigdor Lieberman, numero uno di Israel Beitenu

Benjamin Netanyahu (seduto) e, dietro, Avigdor Lieberman, numero uno di Israel Beitenu

Voto 1 – A Benjamin Netanyahu e ai suoi consiglieri più stretti. Non solo per come hanno gestito la «campagna di Gaza», tanto che la popolazione continua a chiedersi a cosa sia servita. Ma anche perché non sono stati in grado di intercettare il malcontento della popolazione per l’andamento economico del Paese, per lo stallo dei negoziati, per la mancanza di entusiasmo e riforme incisive. Per non parlare del ticket con gli estremisti di Israel Beitenu di Avigdor Lieberman (voto 1 anche per loro): doveva strizzare l’occhio agli ultraortodossi. Ha finito con lo spaventare gli elettori di sinistra astenuti e a portarli alle urne

© Leonard Berberi

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DIRETTA BLOG / Le elezioni in Israele

ore 02.30 – Domani Israele si sveglierà con tante certezze in meno. A partire dalla forma e dal colore che prenderà il nuovo esecutivo che guiderà il Paese per i prossimi quattro anni. Tante le sfide, tante le liste che – a seconda delle combinazioni – potranno spostare il baricentro del nuovo governo più a destra o più verso il centro. La più grande responsabilità tocca al giornalista tv Yair Lapid, leader di uno Yesh Atid (trad. C’è un futuro) che ha sorpreso tutti, sondaggisti compresi. Da lui passerà il futuro della Knesset. Termina qui la lunga ed entusiasmante diretta blog di Falafel Cafè. Grazie a tutti (leonard berberi)

ore 02.20 – A metà dei voti scrutinati, questa sarebbe la distribuzione parziale dei seggi alla Knesset: Likud-Beitenu 33, Yesh Atid 19, Labor 16, Shas 12, Jewish Home – National Union 11, United Torah Joudaism 8, Hatnua (Tzipi Livni) 7, Meretz 6

ore 02.15 – Città per città, ecco i partiti più votati (a metà dei voti scrutinati):
– Gerusalemme: United Torah Judaism (27,6%), Likud-Beitenu, Shas
– Tel Aviv: Yesh Atid (19,6%), Likud-Beitenu, Labor
– Haifa: Likud-Beitenu (26,6%), Yesh Atid, Labor
– Be’er Sheva: Likud-Beitenu (37,9%), Shas, Jewish Home – National Union

ore 01.10 – Distribuzione seggi su risultati parziali forniti da Canale 2: Likud-Yisrael Beiteinu 33, Yesh Atid 18, Labor 16, Shas 12, Habayit Hayehudi 11, United Torah Judaism 7, Hatnuah 7, Meretz 6, Hadash 4, United Arab List – Ta’al 3, Balad 3

ore 00.35 – Parla il premier uscente Benjamin Netanyahu: “Sono davvero orgoglioso di essere il vostro primo ministro e vi ringrazio per avermi dato la possibilità di farlo per la terza volta. Ho iniziato da questa sera a lavorare alla formazione di una coalizione vasta e stabile”

ore 00.30 – Parla la vera sorpresa di queste elezioni, il giornalista tv Yair Lapid: “Esattamente 10 anni fa, nel 2003, in una serata come questa, ero seduto a casa dei miei genitori a seguire gli exit poll delle 10 di sera. E proprio come questa sera, i grafici colorati dissero che Shinui, il partito di mio papà, aveva vinto 15 seggi e noi tutti siamo saltati dalla felicità, abbiamo urlato e ci siamo abbracciati. Tutti, tranne uno, mio papà che era rimasto seduto e sembrava quasi triste. Quando gli ho chiesto cos’avesse, mi ha guardato serio e mi ha detto ‘Ho appena capito il peso della responsabilità che è appena ricaduto su di me’. Allora non lo capii affatto. Pensavo fosse giusto essere almeno un po’ felici. Ma ho capito mio papà e quelle parole stasera. Una grossa responsabilità è stata caricata sulle nostre spalle e attraverso queste elezioni c’è una cosa che dobbiamo tutti ricordare e ripetere: non importa dove vai, cerca solo di non essere come quelli che, una volta eletti, dimenticano. Io sono stato appena eletto e non dimenticherò” (sotto, un momento della festa al quartier generale di Yesh Atid, il partito di Lapid)

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ore 00.10 – Il leader del Labor, Shelly Yechimovich ha invitato i partiti di centro e sinistra a mettersi insieme per creare un blocco “e bloccare qualsiasi pretesa di governo di Benjamin Netanyahu”

ore 23.55 – Secondo gli esperti di flussi elettorali a far perdere seggi e voti al ticket Likud-Beitenu sarebbe stata la diserzione delle urne da parte dell’elettorato di origine russa, nocciolo duro dell’elettoralo di Israel Beitenu, il partito dell’ex ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman

ore 23.52 – “Il nostro partito è la nuova patria per il popolo ebraico d’Israele”, dice – mentre ringrazia gli elettori – Naftali Bennett, leader di Jewish Home / National Union. “Combattereme per il Popolo d’Israele e per il nostro territorio”

ore 23.20 – Tutti si congratulano con Yair Lapid, a partire dal premier uscente (e forse confermato) Benjamin Netanyahu. E’ chiaro che Yesh Atid diventa l’ago della bilancia per qualsiasi nuova formazione alla Knesset

ore 22.20 – Smith exit poll: Likud 29, Yesh Atid 19, Labor 16, Bayit Yehudi 13, Shas 10, Livni 7, Meretz 6, UTJ 6, 11 Arabs, 3 Kadima or Strong Israel

ore 22.07 – Ricapitolando: secondo le proiezioni di Canale 2 i partiti di destra hanno guadagnato 61 seggi, quelli di centro e sinistra 59. Secondo Canale 10, invece, le formazioni di destra hanno vinto 62 seggi, quelli di centro e sinistra 58. Comunque una Knesset divisa

ore 22.01 – Exit Poll Canale 2: Likud 31, Yesh Atid 19, Labour 17. Parlamento spaccato a metà. Ecco le schermate di Canale 2

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ore 22.00 – Urne chiuse

ore 21.55 – Cinque minuti ancora prima della chiusura dei seggi. Le urne sono state chiuse alle 20 (ora locale, le 19 in Italia) nei paesini dello Stato ebraico, nelle carceri e negli ospedali

ore 21.50 – Al quartier generale del Likud-Beitenu, il partito del premier uscente Netanyahu e dell’ex ministro degli Esteri Lieberman, la soglia “accettabile” sarebbe stata abbassata a 30 seggi. “Al di sotto di quel risultato è un disastro”

ore 21.45 – Ancora quindici minuti, poi i seggi chiuderanno e sarà il tempo degli exit poll

ore 21.40 – Ultimi minuti del programma comico “Eretz Nehederet” (Uno splendido Paese) su Canale 2 e gli incroci con lo studio del tg che si prepara allo scoccare delle 22 (le 21 in Italia), quando chiuderanno i seggi in tutto lo Stato ebraico

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Yonit Levi, conduttrice dell’edizione principale del tg di Canale 2 e Eyal Kitzis, conduttore di “Eretz Nehederet” (fermo immagine Canale 2 / Falafel Cafè)

ore 21.30 – Secondo gli “internal poll” di Jewish Home / National Union della rivelazione Naftali Bennett, al Likud dovrebbero andare 35 seggi, “mentre noi ce la battiamo con Yesh Atid per il secondo partito più votato”, dicono

ore 21.13 – Scrive Haaretz che tra i circa 10 mila detenuti israeliani ha votato il 70,6% degli aventi diritto. Un vero boom, rispetto al 21% del 2009

ore 21.00 – Il Jerusalem Post racconta che secondo il primo exit poll commissionato dal Likud questa sarebbe la prima distribuzione dei seggi assegnati tra un’ora (quando chiuderanno i seggi): Likud 30, Yesh Atid 20, Jewish Home / National Union 15. Non è dato sapere il risultato delle altre liste

ore 20.50 – Traffico sulle strade israeliane: dopo aver votato, migliaia di persone sono andate a trascorrere la giornate fuori casa. Chi in montagna a sciare, chi al mare a fare il barbecue o un bagno, chi a passeggiare tra i boschi

ore 20.25 – Affluenza alle ore 20 (ora locale, le 19 in Italia): ha votato il 63,7% degli aventi diritto. Nel 2009 era il 59,7%

ore 20.22 – L’appello di Netanyahu ai suoi sostenitori: “Il Likud rischia di non essere più al governo, andate a votare per noi”

ore 20.20 – Si fanno sempre più insistenti le voci e le indiscrezioni che riferiscono di litigi e frizioni tra i dirigenti del Likud e di Israel Beitenu (il partito in ticket, guidato dall’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman) su come è stata gestita la campagna elettorale

ore 20.17 – Intanto è guerra di nervi tra il Likud e Yesh Atid. I dirigenti del partito del premier Netanyahu smentiscono l’exploit della formazione del giornalista tv Yair Lapid: “Abbiamo mandato i nostri volontari a dire in giro che non è vero”, dicono

ore 20.15 – Centinaia di giornalisti, operatori tv, tecnici e addetti agli impianti al quartier generale di Likud-Beitenu due ore prima della chiusura dei seggi (video del Jerusalem Post)

ore 20.10 – Tzipi Livni, leader di Hatnuah, sostiene che cercherà di creare una coalizione tra il suo partito, il Labor di Shelly Yechimovich e Yesh Atid dell’ex giornalista tv Yair Lapid

ore 20.00 – Per par condicio, dopo il quartier generale del Likud per queste elezioni, ecco gli spalti della sala del Labor (via Canale 2)

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ore 19.50 – Tra dieci minuti verranno raccolti i dati sull’affluenza delle ore 20 (ora locale). Da questa rilevazione si saprà se il 70% di votanti – risultato che non si registra da anni – è più vicino o se sarà addirittura superato

ore 19.44 – Alta affluenza anche tra i soldati dell’esercito israeliano. Secondo Haaretz ha votato almeno il 60% dei militari nelle varie basi dello Stato ebraico. Rispetto al 2009 è un +13%. AGGIORNAMENTO: Secondo il Jerusalem Post l’affluenza è del 57%

ore 19.40 – Canale 2 racconta che c’è stata “una tesa riunione di partito” tra Netanyahu e i vertici del Likud. Non sono noti i dettagli, ma secondo i giornalisti della tv israeliana il premier uscente sarebbe molto deluso e arrabbiato per i risultati che arrivano dalle roccaforti del partito di centrodestra

ore 19.35 – Per seguire le dirette video sulle elezioni sui due più grandi canali tv d’Israele – Canale 2 e Canale 10 – cliccate sotto questi due link:
Canale 2 – www.mako.co.il/makolive
Canale 10 – elections.nana10.co.il

ore 19.20 – L’alta affluenza alza l’asticella dei voti necessari per entrare in Parlamento. Se nel 2009 bastavano 67.470 mila voti validi, oggi ai partiti servono almeno 80 mila preferenze per avere un seggio alla Knesset. Intanto a Nazareth – secondo Haaretz – ha votato il 44% degli aventi diritto di voto

ore 19.10 – La giornata elettorale in Israele, a meno di tre ore dalla chiusura dei seggi, in alcuni clic dei fotografi delle più grandi agenzie del mondo. Dalle grandi città ai villaggi beduini, dai seggi arabo-israeliani a quelli ultra-ortodossi

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ore 19.00 – Mancano tre ore alla chiusura dei seggi. Il Likud teme di perdere seggi e di non sfondare oltre quota 30-31 deputati (sui 120 di tutto il Parlamento). La sinistra – con il Labor di Shelly Yechimovich – spera nel risultato contro ogni previsione (e sondaggio). Preoccupazione degli ebrei ultra-ortodossi per l’alta affluenza

ore 18.55 – Si vota pure il giorno di festa: qui una donna appena sposata inserisce la scheda nell’urna con il vestito bianco (foto via Twitter di @bneibraki)

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ore 18.45 – Continua la diretta non-stop delle tv israeliane. Canale 2 e Canale 10 stanno seguendo la giornata elettorale – con analisi e possibili esiti – da questa mattina (nelle foto sotto due fermo immagine degli speciali televisivi)

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ore 18.35 – Il giornale Kikar Shabbat scrive che alcuni dirigenti ebrei ultra-ortodossi sono preoccupati “per la massiccia presenza di israeliani secolarizzati alle urne”. La componente religiosa da anni ha voce in capitolo su molte questioni di politica interna ed estera

Elettro ebreo ultra-ortodosso vota a Bnei Brak, città alle porte di Tel Aviv a maggioranza religiosa (foto Flash90)

Elettro ebreo ultra-ortodosso vota a Bnei Brak, città alle porte di Tel Aviv a maggioranza religiosa (foto Flash90)

ore 18.25 – “Andate a votare!”. E’ l’appello del patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, agli elettori arabo-israeliani. Una dichiarazione, secondo i giornali locali, “senza precedenti”

ore 18.20 – Tutto pronto (o quasi) al quartier generale di Likud-Beitenu dove alle 22 si avranno i primi risultati sulle elezioni in Israele. Secondo i sondaggi il premier uscente dovrebbe essere riconfermato. Resta l’incognita dei seggi che saprà confermare (foto di Emily Baujard)

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ore 18.10 – Affluenza alle 18 (le 17 in Italia); secondo la Commissione elettorale centrale ha votato il 55,5% degli aventi diritto. Nel 2009 erano il 50,3%

ore 17.45 – Esponenti di “Yesh Atid”, il nuovo partito dell’ex volto tv Yair Lapid, hanno detto a Canale 10 che secondo le loro proiezioni di voto la formazione è seconda dopo il ticket Likud-Beitenu

ore 17.40 – Il deputato del Labor, Isaac Herzog, dice che “se alle urne andranno più del 70% degli elettori, la leader laburista Shelly Yechimovich sarà il nuovo primo ministro d’Israele”

ore 17.27 – “Con questo andazzo è già tanto se prendiamo 31 seggi”. Sarebbero le parole pronunciate da un esponente del Likud, il partito del premier Netanyahu, e riportate da Haaretz

ore 17.00 – Google celebra la giornata elettorale nello Stato ebraico con un doodle. Questo:

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ore 16.45 – La Polizia ha comunicato che fino a questo momento ci sono stati circa 350 “incidenti” legati alla giornata elettorale. Si tratta, comunque, di piccole scaramucce ai seggi

ore 16.40 – Il Movimento dei Kibbutz sostiene che alle 14.30 ora locale ha votato il 46% dei residenti nei kibbutz

ore 16.10 – Continua il trend positivo sull’affluenza. Alle 16 ora locale (le 15 in Italia) alle urne s’è recato il 46,6% degli aventi diritto. Alla stessa ora dell’ultima tornata del 2006 aveva votato il 39%. Nel 2009 era il 41,9%

ore 15.40 – Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu preoccupato dall’alta affluenza: “Invito i nostri sostenitori ad andare a votare, soprattutto nelle nostre roccaforti”

ore 15.00 – Il quotidiano Yedioth Ahronoth insieme al sito Ynet ha messo insieme le liste tra le quali possono scegliere gli elettori israeliani (foto sotto)

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ore 14.40 – La Commissione elettorale centrale comunica i dati dell’affluenza alle ore 14 (ora locale, le 13 in Italia): ha votato il 38,3% degli aventi diritto. Dato decisamento superiore al 30,9% del 2006

ore 14.20 – I leader dei partiti arabi in corsa per seggi alla Knesset invitano la popolazione locale ad andare a votare “per non lasciare il Parlamento in mano alla destra estrema”

ore 13.30 – Bassa l’affluenza nelle città arabo-israeliane. Secondo la Commissione elettorale centrale alle 12.30 (ora locale) ha votato l’8% degli aventi diritto a Yafia, il 12% ad Ara, il 9% a Kfar Kara, il 10% a Dir Hana, il 12% ad Ar’ara, l’11% a Daburiyya, il 4% a Maghar, il 15% a Muqeible

ore 13.05 – Il comitato elettorale del Likud – il partito del premier uscente Netanyahu – denuncia la presenza di schede elettorali false a Hadera, Rishon Letzion e Beit Ezra: secondo loro sulle schede non c’è scritto “Benjamin Netanyahu presidente”

ore 12.30 – Secondo i primi dati ufficiali alle 12 ha votato il 26,7% degli aventi diritto. Nel 2006 erano il 21,6%

ore 11.50 – La Commissione elettorale centrale comunica che tutti i seggi sono aperti e che non sono stati registrati incidenti o problemi. Un osservatore a Gerusalemme – scrivono i giornali locali – ha però denunciato che un membro donna della commissione degli osservatori si sarebbe presentata in “abbigliamento immodesto”

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ore 10.50 – A Tel Aviv vota Shelly Yechimovich (foto sopra), leader del Labor, seconda forza politica secondo i sondaggi per quanto riguarda questa tornata elettorale

ore 10.40 – Il presidente Peres invita la popolazione ad andare a votare. “Oggi si celebra la democrazia”, spiega

ore 09.30 – Secondo un giornalista di Haaretz negli insediamenti in Cisgiordania la maggior parte degli elettori avrebbe votato Jewish Home / National Union di Naftali Bennett

ore 09.00 – Ha appena votato anche il rabbino Ovadia Youssef, leader spirituale del partito ultra-religioso Shas

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ore 08.30 – Votano il presidente Simon Peres (a Gerusalemme) e l’ex ministro degli Esteri Avigdor Lieberman (a Nokdim, insediamento ebraico in Cisgiordania)

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ore 08.10 – Naftali Bennett, leader di Jewish Home / National Union, vota a Ra’anana con la moglie (foto sopra)

ore 07.05 – A Gerusalemme, di prima mattina, il premier uscente Benjamin Netanyahu vota insieme alla moglie (foto sotto)

Il premier uscente Benjamin Netanyahu vota di prima mattina insieme alla moglie e ai figli Avner e Yair (foto Flash90)

Il premier uscente Benjamin Netanyahu vota di prima mattina insieme alla moglie e ai figli Avner e Yair (foto Flash90)

ore 07.05 – Qui l’infografica realizzata da Haaretz sulla giornata elettorale nello Stato ebraico

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ore 07.00 – Seggi aperti in tutta Israele fino alle 22 (le 20 nelle piccole località e negli ospedali): 5,6 milioni di aventi diritto sono chiamati a eleggere il 19° Parlamento (Knesset) composto da 120 deputati. Nelle ultime elezioni (2006) l’affluenza è stata del 69,5%. Oltre ventimila i poliziotti attivati per garantire la massima sicurezza

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N.B. Gli orari sono da intendersi ora israeliana (sessanta minuti avanti rispetto a quella italiana)
Fonti: Haaretz, Ynet, Jerusalem Post, Israel haYom, Times of Israel, Commissione elettorale centrale, Channel 2, Channel 10, Radio militare, Reuters, Ap, Afp, Likud-Beitenu, Labor, Jewish Home / National Union

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