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Il personaggio / Shari Arison: miliardaria, israeliana e attenta all’ambiente

L'imprenditrice "verde" Shari Arison

Si chiama Shari Arison, è donna, è israeliana e, soprattutto, fa molti soldi nel campo dell’economia verde. Così tanti soldi da essere inserita nella top ten di Forbes alla voce “miliardari verdi”.

Proprietaria della Carnival Cruises, il più grande gruppo crocieristico americano, il cui valore è stimato in 3,4 miliardi di dollari, la Arison – scrive la rivista Forbes – “è una forte sostenitrice del fatto che la sostenibilità e il profitto possano andare di pari passo”.

La Arison ha creato piccole imprese che hanno come compito quello di sanare l’ambiente circostante e  – rivela Forbes – tra poco tempo l’imprenditrice israeliana annuncerà che la sua ditta di costruzioni “Shikun & Binui” (che vale 863 milioni di dollari) diventerà al 100% ecosostenibile entro cinque anni e lavorerà soltanto con l’energia prodotta dai pannelli solari,con l’acqua desalinizzata e con materiale riciclabile.

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Hitler nella pubblicità, polemiche contro il portale Nana10

Il logo di Nana10

Quando c’è Hitler di mezzo, in Israele gli animi si surriscaldano. Che dire allora del gruppo mediatico israeliano che, per lanciare una sorta di piattaforma comune a metà tra Msn e Facebook, ha creato un videoclip dove si vede Hitler? (qui il video incriminato) Non quello vero, ma la copia recitata da Bruno Ganz nel film “La caduta – gli ultimi giorni di Hitler”.

Yossi Meiman, tycoon israeliano e maggiore azionista del gruppo mediatico che gestisce l’emittente tv Canale 10, il portale web Nana10 e altri siti, ecco Meiman non ha proprio digerito la pubblicità. E ha attaccato duramente il Ceo di Nana10, Guy Eliav. “Questa pubblicità va oltre il cattivo gusto”, ha scritto Meiman in una lettera di fuoco.

“Voglio credere che dopo questa mia considerazione – continua Meiman nella missiva – lei (Eliav, ndr) bloccherà questa campagna promozionale immediatamente e, nel frattempo, le chiedo di riconsiderare il codice etico sul quale ha basato questa pubblicità”.

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“Lo spettacolo è finito”. Hamas ferma il concerto rap sulla Striscia di Gaza

Miliziani di Hamas (foto Reuters)

Avevano appena iniziato la loro performance. Tesi, entuasiasti, pieni di voglia di fare. Il teatro, un auditorium, stracolmo, la musica avviata da qualche secondo e il cuore che batte a mille. I ragazzi del gruppo  rap di Gaza, i “b Boy”, avevano appena iniziato. Ma neanche il tempo di finire la prima canzone che un gruppo di miliziani targati Hamas irrompe sul palco, ferma tutto e urla “lo spettacolo è finito”.

“Ho tentato di convincere uno dei poliziotti che il rap era dedicato al rispetto per le persone, ma lui era irremovibile e sosteneva che fosse un ballo immorale”, ha raccontato all’agenzia Reuters uno dei rapper palestinesi. Ma gli ufficiali di Hamas negano e spiegano che lo show è stato interrotto perchè gli organizzatori non avevano chiesto alla polizia il permesso di dare vita all’evento.

Sapere chi dice la verità e chi le bugie non sarebbe – in teoria – molto difficile da trovare. Ci sono delle registrazioni video, telecamere che hanno impresso su pellicola quello che è davvero successo. Peccato che – rivela il Centro palestinese per i diritti umani – la polizia abbia sequestrato tutto il materiale e arrestato per alcune ore sei membri del gruppo rap.

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Israele, il governo toglie il divieto sull’iPad

Un modello di iPad, destinato secondo la Apple a rivoluzionare la vita di tutti noi (foto Ap)

Dopo un tira e molla che non finiva più, è arrivato l’ok all’ingresso dell’iPad, il nuovo dispositivo della Apple, anche sul suolo israeliano. A fare le spese di un blocco deciso dalle autorità di pubblica sicurezza di Gerusalemme sono stati quegl’israeliani che erano andati negli Usa proprio per comprare il nuovo aggeggio di Steve Jobs. In tutto una ventina di dispositivi sequestrati e trattenuti in dogana.

“L’iPad riceve il visto che si dà agli immigrati in carne e ossa”, scrive ironico il quotidiano on line Ynet. E comunque. Il ministero delle Comunicazioni ha dato disposizione alle autorità di frontiera di accettare i nuovi aggeggi sul suolo nazionale. Per una settimana e mezza bloccati perché secondo i tecnici del ministero il dispositivo wi-fi era tarato su quello Usa e non su quello israeliano e quindi poteva interferire nel sistema di comunicazioni militari d’Israele.

Successivi test, effettuati in piena notte, avevano però dimostrato come l’iPad fosse in grado di impostare – automaticamente – le sue frequenze wi-fi a seconda del paese in cui si trovava. Ora l’unica restrizione resta sul numero: ogni passeggero che entra sul suolo israeliano non può portare con sè più di un iPad.

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Tel Aviv, il fuoco arriva dal cielo. Ma è un piccolo meteorite

Il piccolo pezzo di meteorite mostrato come un trofeo lungo la spiaggia di Tel Aviv (foto da Ynet)

I religiosi l’avran presa come un segno di Dio. I laici, invece, come una minaccia ai religiosi. La maggior parte l’ha scambiato per un pezzo di razzo Qassam lanciato dalla Striscia di Gaza.

Certo è che un piccolo pezzo di meteorite, grande pochi centimetri, ha spaventato e incuriosito. “All’improvviso abbiamo visto una piccola palla di fuoco che s’è andata a posare vicino alla torre di guardia del bagnino”, raccontano i testimoni, frequentatori della spiaggia di Bat Yam, sud di Tel Aviv, dove il pezzo di cielo s’è fatto vedere. Non una spiaggia qualsiasi, ma quella dedicata ai religiosi. Quella che prevede gli uomini da una parte e le donne dall’altra.

La caduta non ha creato danni a persone o a cose. Anche se la spiaggia – fa sapere il bagnino Yisrael Rokach – “in quel momento, un sabato pomeriggio, era molto frequentata”. Per fortuna che il meteorite è caduto in acqua, a pochi metri dagli ombrelloni. “Ho visto il fumo uscire dall’acqua”, continua il bagnino.

Nessuna bomba, insomma. Non stavolta, almeno.

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Netanyahu assume il controllo della tv di Stato

Gli uffici della tv di Stato israeliana, Iba, a Romema, quartiere di Gerusalemme

C’è chi teme che tra poco assisteremo alla nascita di Tele-Netanyahu. Al di là delle battute, la polemica resta alta. Perché se all’apparenza è solo un passaggio di consegne tecnico, per alcuni columnist israeliani dietro c’è il tentativo del premier Netanyahu di mettere le mani sull’Autorità per le trasmissioni (Reshut ha-Shidur), che include la tv e la radio di Stato.

I fatti. Oggi, il governo prenderà atto della rinuncia del ministro per l’Informazione Yuli Edelstein (Likud, stesso partito di Netanyahu) alla supervisione sull’Autorità e affiderà questa competenza al primo ministro. Il quale, viene assicurato, manterrà questa funzione solo «ad interim».

Sulla stampa qualcuno ipotizza che la cederà a Kadima, se il partito di Tzipi Livni decidesse di entrare nel governo. «Ma l’esperienza ci insegna che proprio le cose più temporanee in questo paese sono quelle che più durano», dice Haim Yavin, per decenni autorevole anchorman della televisione di Stato, da un anno in pensione.

«Forse Netanyahu invidia Berlusconi? – si chiede Carmit Gay, ex stella della radio statale -. Forse vedremo in tv programmi come quelli proposti dalle televisioni del suo amico Silvio?». Mentre la radio statale gode di buona salute e di un elevato indice di ascolti, la televisione ha perso quota e rischia la chiusura.

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Nei tunnel di Gaza ora ci passano pure le auto

(foto Afp)

Prima erano dei tunnel piccolissimi. Ora sono diventati così lavorati, così ben progettati e così ben forniti che ormai ci passa di tutto. Anche le macchine. Che, per arrivare dall’Egitto alla Striscia di Gaza, venivano prima smontate, poi fatte passare pezzo per pezzo, quindi rimontate alla luce del sole in quel di Hamas Town.

Ora non c’è più bisogno. Raccontano i corrispondenti dell’agenzia Reuters che ora le macchine passano così come sono, in tutta la loro grandezza, in alcuni tunnel illegali che collegano la Striscia di Gaza all’Egitto. Chiedere, per informazioni, a Hamdi Abu Kuresh, 60 anni, che ha da poco ricevuto – via tunnel – una Hyundai Alantra, anno di produzione 2010, tutta nuova di zecca e soprattutto intatta.

Il blocco economico imposto da Israele costringe a trovare vie di passaggio alternative. E i tunnel, nonostante sia sempre più vicino l’accordo Cairo-Gerusalemme per distruggerli, sono ormai l’unico collegamento con il mondo esterno. La domanda e l’offerta di prodotto – macchine comprese – passa tutto sui tunnel. Chiusi quelli, si ferma l’intera economia della Striscia.

Ma i costi, per i palestinesi, comunque restano alti. Dice Kuresh che la sua nuova auto costa, in Egitto, 20 mila dollari. Ma che, quando arriva a Gaza, aumenta di oltre il 50%. La sua Hyundai, per esempio, è costata – tra prezzo del veicolo e tasse di registrazione e passaggio via tunnel – 31 mila dollari.

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