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Lezione di democrazia

“Si tratta di una decisione razzista, forse la più grave dalla fine della seconda guerra mondiale”. “Piuttosto che confrontarsi con il contenuto delle prediche nelle moschee ha preferito concentrarsi sull’architettura”.

Svizzera rimandata in applicazione della democrazia. Ma quel che stupisce è il “docente”: Israele. I quotidiani di oggi hanno dedicato tanto spazio al referendum elvetico che boccia la costruzione di nuovi minareti. Perchè se cambia la prospettiva nella vicina Europa, il riflesso tocca direttamente anche Gerusalemme.

Haaretz e Ma’ariv non scherzano. E vanno giù duro. Dimostrando, ancora una volta, che le vere democrazie non transigono su certe regole. Anche se, com’è nel caso israeliano, il nemico che ti tiene in scacco da mezzo secolo è proprio di religione musulmana, porta lunghi vestiti e, soprattutto, prega in moschee con alti minareti.

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1 = 980

Quanto vale la vita di un israeliano? 980 detenuti. Palestinesi. E sanguinari. Il governo di Gerusalemme ha detto all’Alta Corte di Giustizia che 980 carcerati palestinesi saranno probabilmente liberati in cambio del soldato Gilad Shalit, da oltre tre anni prigioniero di Hamas a Gaza. E Gilad, il soldato Gilad, potrebbe non essere più una foto accompagnata dall’invocazione di riportarlo a casa. Dopo più di mille giorni di buio.

In una fase iniziale saranno liberati 450 detenuti. Persone i cui nomi sono contenuti in una lista preparata da Hamas, condannati per l’uccisione di israeliani, alcuni dei quali sono responsabili dei più sanguinosi attentati contro la popolazione civile in Israele. In un secondo tempo saranno liberati altri 530 detenuti. Scelti, però, da Israele.

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La diplomazia dei pupazzi

Ormai è alla terza stagione. E cammina sulle sue gambe. E’ la versione in salsa mediorentale dei “Muppets”. O, come preferiscono a Gerusalemme, “Rehov Sumsum”. Da tre anni, però, i Muppets made in Middle-east si sono sdoppiati. Una versione israeliana e una araba (“Shara’s Simsim”). Ma il contenuto è rimasto lo stesso: messaggi di pace, di fratellanza. Soprattutto, di reciproco rispetto delle identità. Da una parte. E dall’altra.

Chissà che la diplomazia dei pupazzi serva a qualcosa.

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