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L’impero dell’avocado

Un terzo di tutta la frutta consumata in Europa è costituito dall’avocado. E questo frutto a forma di pera è commercializzata da un’azienda made in Israel. Che, fatti i calcoli, detiene il 33% del mercato ortofrutticolo di un intero continente.

A scrivere la notizia è il “Wall Street Journal”. A esaltarla sul suo sito web è l’israeliano “Yedioth Ahronoth”. A fare profitti da capogiro è la Agrexco, società israeliana. Che ha registrato una crescita  dei profitti, nel 2009, del 12% e un giro d’affari di 492 milioni di euro.

“Quest’anno ci aspettiamo di esportare il 50% in più – dice Shlomo Tirosh, Ceo dell’Agrexco -, da 22mila tonnellate di avocado del 2009 alle 36mila per il 2010”. In assoluto il frutto più esportato dalla società israeliana. Al secondo posto si colloca il pepe, poi le erbe verdi (basilico, menta, erba cipollina).

L.B.

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Autosegregazione

Un bus della compagnia "Egged". I mezzi di colore verde coprono tutta Israele e a prezzi modesti

E ora arriva la stazione. Rigorosamente haredi. Dove, cioè, uomini e donne ancora prima di partire saranno accolti in luoghi diversi. Per viaggiare poi, è ovvio, su sedili separati dentro lo stesso bus.

Il ministero dei trasporti israeliano e la compagnia di pullman più grande del Paese (la Egged) hanno deciso di fare un passo ulteriore nella soddisfazione delle richieste degli ebrei ultraortodossi. Così hanno progettato di costruire un’altra stazione centrale dei bus a Gerusalemme.

Ma a Gerusalemme tutto questo sta suscitando forti malumori. Soprattutto per il fatto che il luogo dove dovrebbe sorgere la stazione haredi è in una delle zone a più alta concentrazione di imprese hi-tech, il Monte Hozvim. Proprio la tecnologia è una delle avversarie degli ultraortodossi.

“Non credo proprio sia questo il posto migliore dove costruire la stazione”, si lamenta Ehud Edelman, Ceo di “Bech tech Jerusalem”, sulle pagine del quotidiano Ma’ariv. “C’è una concentrazione altissima di case e di persone e provate a stare qui per due, tre giorni e vi accorgerete di quanto le persone del posto siano contrari a questa iniziativa”.

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Padroni

Badanti trasformate in oggetti sessuali. Colf scambiate per beni materiali. Donne delle pulizie violentate. Con l’aggravante che la maggior parte non denuncia. Perché immigrate. A lanciare l’allarme è l’associazione israeliana Kav che, attraverso il quotidiano Ma’ariv, ha tolto il velo a un fenomeno che in tanti conoscono, ma che in pochi evidenziano: la violenza contro i lavoratori domestici, soprattutto stranieri.

In un solo giorno, al quartier generale di Kav in Nahalat Binyamin Street (dalle parti di Jaffa, sud di Tel Aviv), si sono presentate tre donne. E tutte e tre hanno detto di essere state costrette ad avere rapporti sessuali completi con i famigliari dell’anziano che accudivano.

In un caso, poi, erano gli anziani stessi a costringere la colf a fare sesso il dieci di ogni mese come condizione per prendere poi lo stipendio. E quando la donna ha provato a ribellarsi, gli aguzzini l’hanno minacciata di denunciarla alla polizia e di farla espellere dal Paese.

Pacche sul sedere, toccata di seni, baci imposti e altro ancora sono ormai diventati un fenomeno preoccupante, secondo l’associazione non profit. “E’ incredibile come queste donne arrivino ad accettare umiliazioni sessuali e molestie, anche quando sanno che è sbagliato, solo per ottenere uno stipendio che è comunque garantito loro per legge”, concludono, sconsolati, gli esperti del Kav.

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