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Indietro tutta del meteo di Yahoo: ora Gerusalemme è una città unica e indivisibile

Gerusalemme "riunificata" (Falafel Cafè)

Strappi improvvisi e passi indietro. Il meteo dell’iPhone come la politica mediorientale? A vedere gli ultimi – silenziosi – aggiornamenti, pare proprio di sì. Perché dopo la comparsa della doppia opzione per la città di Gerusalemme (Est e Ovest) sul meteo curato da Yahoo! per il melafonino, tempo qualche settimana e la capitale è stata riunificata. O meglio: l’unica opzione offerta è quella di “Gerusalemme”.

Certo, a voler essere precisi, bisognerebbe scrivere che chi aveva deciso, ai tempi, di scegliere entrambe le opzioni, oggi si ritroverebbe con “Jerusalem” al posto di “West Jerusalem”, mentre “East Jerusalem” (la parte araba) resterebbe tale e quale. La foto, qui sotto, lo dimostra.

Residuati della decisione di dividere la città: nella vecchia opzione, resiste ancora Gerusalemme Est (Falafel Cafè)

Da Yahoo! non hanno mai fornito spiegazioni della divisione della città. E non ne forniscono ora, dopo averla riunificata. Ma resta il dubbio che le pressioni israeliane e l’invito ebraico a boicottare la società con il punto esclamativo possano aver raggiunto il loro scopo: costringere alla retromarcia Yahoo!.

Leonard Berberi

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“Safe passage”, come vivere da palestinesi. Con un videogioco

La schermata iniziale del videogioco "Safe passage"

Come fa un gelataio della Striscia di Gaza a vendere in Cisgiordania? E una studentessa – sempre di Gaza – a frequentare la palestinese Birzeit University? E una famiglia divisa a riunirsi?

Per arrivare alla risposta l’ong israeliana “Gisha” – con il contributo dei fondi europei – ha pensato a un gioco on line: “Safe passage”, passaggio sicuro. Come il nome del corridoio, previsto dagli accordi di Oslo 1993, che doveva collegare – via Israele – la Striscia di Gaza con la Cisgiordania.

Per «provare i disagi dei palestinesi» si digita www.spg.org.il, si sceglie il caso (il gelataio, la studentessa, la famiglia) e si tenta di arrivare in Cisgiordania. Il risultato, però, è sempre lo stesso: la strada è sbarrata. «Dalla burocrazia, dalla politica o dall’esercito israeliano».

Leonard Berberi

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Gilad Shalit, tre volte prigioniero: di Hamas, degli Usa e dell’Unione Europea

Che c’entrano gli americani con il caso Gilad Shalit? A prima vista nulla. Ma a sentire le voci di alcuni diplomatici di stanza a Tel Aviv gli Usa c’entrano eccome. E, sempre a sentire i diplomatici, costituirebbero il primo ostacolo per il rilascio.

Perché – dicono le fonti – George Mitchell, l’inviato speciale per il Medio Oriente, gli occhi e le orecchie del presidente Obama, continua a opporsi allo scambio di prigionieri tra Israele e Hamas. La posizione di Mitchell si poggerebbe sul fatto che tutti quei terroristi palestinesi liberi in cambio di un solo soldato costituiscono una situazione pericolosa per gli interessi americani.

George Mitchell, inviato speciale Usa per il Medio Oriente

Non solo. Le stesse fonti riferiscono che lo stesso Mitchell si oppone con tutta la forza alla pacificazione tra le due parti politiche palestinesi: Fatah e Hamas. Anche qui, il ragionamento è in chiave “preventiva”: una eventuale fusione porterebbe Hamas non solo a legittimarsi agli occhi del mondo, ma potrebbe anche divorare – stavolta dall’interno – l’ala moderata del Fatah, il movimento che guida la Cisgiordania (ma non la Striscia di Gaza).

E ancora: nei prossimi giorni dovrebbe uscire un report della Banca Mondiale sull’area. Nel dossier, corredato di numeri e analisi, verrà reso noto che Gaza se la passa meglio della Cisgiordania. Non solo da un punto di vista numerico – economia dei tunnel da un lato, sussidi europei dall’altro –, ma soprattutto dell’immagine: l’emergere di una classe di ricchi sulla Striscia (questo blog ne ha parlato proprio ieri, nda) potrebbe spingere molti palestinesi della West Bank ad avvicinarsi alle posizioni di Hamas.

E per concludere: il ricatto europeo su Gaza. Le stesse fonti diplomatiche fanno sapere che l’Unione Europea continua a pagare gli stipendi dei dipendenti dell’Autorità nazionale palestinese nella Striscia ma a patto che questi non vadano a lavorare per Hamas. Qualora dovessero farlo, il loro salario verrebbe automaticamente tagliato da Bruxelles.

Leonard Berberi

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