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Twitter sospende gli account di Hamas. E i miliziani accusano: “Servi di Israele”

Il secondo account delle Brigate Al Qassam che Twitter ha sospeso lo scorso 16 gennaio

Il secondo account delle Brigate Al Qassam che Twitter ha sospeso lo scorso 16 gennaio

Se il braccio armato di Hamas ha paura delle decisioni di Twitter. Tanto da accusarla di essere «non professionale» e di «piegarsi alle esigenze di quell’America filo-israeliana che tormenta il popolo palestinese».

Succede questo: in una settimana il sito di microblogging da oltre 500 milioni di iscritti ha deciso di sospendere i due account legati alle Brigate Al Qassam, il braccio armato di Hamas, l’organizzazione che governa nella Striscia di Gaza. Il 9 gennaio è sparito @AlQassamBrigade, il 16 gennaio è stato spazzato via @qassambrigade.

Motivo? Secondo l’Idf, l’esercito israeliano che non nasconde l’entusiasmo, la spiegazione è semplice e razionale: «Hamas è considerata per gli Usa un’organizzazione terroristica, Twitter è una società americana, quindi la sospensione è automatica per la palese violazione dei termini di utilizzo». «Ma quale violazione del regolamento», replicano in un comunicato sul sito ufficiale le Brigate Al Qassam. Che poi promettono di continuare, in tutti i modi e con tutti i mezzi, a voler esporre quelle che chiamano le «azioni di terrore d’Israele contro il popolo palestinese».

© Leonard Berberi

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Il Muro del Pianto in vendita (a pezzi) su eBay

Quello di Berlino è già in vendita. Nei mercatini della capitale tedesca, a ridosso dei musei, sul web. Pezzetto per pezzetto. Ma su quell’altro muro, altrettanto famoso, di Gerusalemme, dovevano ancora pensarci su. E alla fine, qualche buontempone, ha deciso: deve andare all’asta. Su eBay. Subito. E a brandelli.

Succede anche questo. Che uno dei simboli religiosi meglio custoditi al mondo finisca con lo scontrarsi con la Rete. E il mercato. Certo, lì davanti alla Spianata delle moschee negli anni hanno venduto un po’ di tutto: «aria della Terra Santa», «acqua del fiume Giordano», le «scaglie dorate prese dalla cupola della moschea» che c’è dietro al Muro. Ma questa mancava ancora.

Due soldati israeliani di fronte al Muro del Pianto

L’allarme l’ha lanciato il quotidiano ebraico ultraortodosso “Behadrei Haredim”: «Le pietre del santo Muro del Pianto di Gerusalemme sono in vendita a 4,99 dollari l’una». I rabbini israeliani si sono rivolti alla polizia. Un magistrato ha avviato le indagini. Mentre il sito di aste più famoso al mondo, eBay appunto, nonostante gli appelli non ha rimosso ancora l’offerta delle pietre.

Certo, nella Storia quel muro non è passato indenne. A distruggerlo per bene ci hanno pensato quasi due millenni prima i legionari dell’imperatore romano Tito. Ma è da sempre un luogo di preghiera per gli ebrei di tutto il mondo. E un momento di ritrovo per i turisti che a Gerusalemme vengono soprattutto per questo: per vedere questa facciata di grandi pietre, piena di fessurine e di bigliettini-preghiere-invocazioni lasciate da chiunque e per decenni.

Non si capisce bene, a dire il vero, se le piccole pietre sono state prese di proposito, oppure se sono il prodotto dello sfarinamento nel tempo. In attesa di scoprirlo, ci hanno pensato i religiosi a lanciare i loro strali. «Queste pietre non hanno una proprietà soprannaturale», ha detto il rabbino del Muro del Pianto Shmuel Rabinovitch nel fare denuncia alla polizia. «Anzi, secondo il testo morale del rabbino Yitzhak Silverstein, c’è il timore che queste abbiano l’effetto opposto». E via con una storia macabra. Nella speranza, di religiosi e non, che questo basti a fermare sul nascere il nuovo filone religioso del mercato virtuale.

© Leonard Berberi

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In Israele scoppia lo scandalo intercettazioni illegali

Piccolo o grande fratello, si vedrà. Resta il fatto che in Israele è scoppiato da qualche giorno il problema intercettazioni. Stavolta, a differenza nostra, non c’entrano né le Procure e nemmeno premier ricattati. Stavolta è tutta colpa della tecnologia. E di clienti – mogli e mariti, soprattutto – che per rispondere alla loro gelosia prendono strade al limite della legge. In tutto questo c’è un giallo vero e proprio: a un certo punto è stato tirato in ballo anche il gabinetto del primo ministro.

E allora. Si è saputo che centinaia di telefonini di cittadini israeliani potrebbero essere in questo momento spiati potenzialmente da chiunque. Quasi tre settimane fa la polizia ha arrestato 22 persone sospettate di aver prodotto, venduto e utilizzato un software in grado di spiare gli smartphone

La notizia, tenuta nascosta per qualche giorno, è piombata nelle redazioni dei giornali da una fonte interna alla polizia. Ad allarmare gli utenti di telefonia è stato il fatto che il dispositivo incriminato, SpyPhone, si poteva comprare tranquillamente via web. Il software costa da un minimo di 315 euro a un massimo di 600 e l’azienda produttrice promette «risultati altamente professionali». Tra le opzioni dell’utente c’è pure quella di ricevere via e-mail una copia di tutti i messaggi inviati e ricevuti da un determinato apparecchio, oltre alla lista delle chiamate.

Le indagini però hanno iniziato a prendere una piega diversa dopo un paio di giorni. Quando uno degli accusati ha raccontato che l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto e installato SpyPhone per poter ascoltare le conversazioni dei cittadini. La polizia non ha né confermato, né smentito. Mentre dal gabinetto del premier è arrivata una smentita.

Israele non è però nuova a questo tipo di scandali. Tra vittime e mandanti, decine di compagnie erano state coinvolte sei anni fa in una vicenda di spionaggio industriale gestito da investigatori privati che si erano infiltrati nei telefonini della concorrenza dei propri clienti. L’anno successivo, nel 2006, scoppiò un nuovo scandalo quando venne fuori che il telefono del capo di gabinetto dell’allora primo ministro, Ehud Olmert, veniva tenuto sotto controllo.

Leonard Berberi

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