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Terremoti, virus informatici e meduse giganti. I cabalisti prevedono mille sciagure

Ogni anno, puntuali come degli orologi svizzeri – anzi: peggio – le profezie dei rabbini cabalisti hanno invaso le pagine dei giornali e le emittenti televisive israeliane. Ma stavolta, durante le celebrazioni dello Yom Kippur, i religiosi non si sono proprio risparmiati. Coinvolgendo grandi (la Cina) e piccoli (le oche), spaziando dalla geopolitica (annessioni varie) alla tecnologia (virus informatici), senza dimenticare la fauna marina (le meduse).

A vincere il trofeo – pardon: la palma – del cabalista più apocalittico è un certo rabbino Nir Ben Artzi. Venerato nel paesino di Telamim – dov’è peraltro nato – è considerato un veggente dai poteri straordinari da parte di una setta di timorati.

Il rabbino ha, nell’ordine, vaticinato che «Dio spazzerà via la Cina dalla faccia della Terra con venti furiosi». Senza però mai precisare nei suoi lunghi sermoni la fine di quasi un miliardo e mezzo di persone. Poi ha anche previsto che «gli Stati Uniti e l’Unione europea si disgregheranno». A voler essere cattivi, si potrebbe dire che la fine dell’Ue non è roba così improbabile. Non contento ha aggiunto che «ci saranno terremoti e distruzione dalla mattina alla sera perché la Terra è stanca dell’impurità del mondo».

Il rabbino cabalista Nir Ben Artzi

Quindi il colpo finale. Che inizia bene, ma finisce male. «Se voi osservanti manterrete intatto il vostro fervore – ha promesso il rabbino cabalista – Israele troverà il modo di allargare i propri confini e di occupare entro l’anno (ebraico) pure Siria e Giordania».

Un po’ più moderato il collega Mordechai Ganot. Cabalista pure lui e con molto più seguito. Una sorta di Frate Indovino, il rabbino Ganot, per via di quella tradizione consolidata di diffondere un calendario lunare dal titolo significativo “Ogni cosa a suo tempo”. E comunque. Mordechai Ganot ha parlato di un imprecisato – uno solo – leader mondiale. «Nel mese di Sivan (durante l’estate, nda) – ha detto il rabbino – un grande sovrano gentile non ebreo morirà e un altro prenderà il suo posto. Ma vi sarà una grande confusione fra gl’infedeli e, in contemporanea, si scatenerà un sisma devastante». In molti, tra il serio e il faceto, hanno pensato agli Usa. Un po’ perché il «sisma devastante» è quello che stanno aspettando gli americani lungo la West Coast. Un po’ perché quella storia – «un sovrano gentile morirà» – ricorda tanto l’assassinio di Kennedy e fa temere per la sorte del presidente Barack Obama.

Basta così? Non ancora. Perché secondo il rabbino Mordechai ci sarà anche un virus informatico «assai maligno, destinato a infestare i computer di mezzo mondo se non saranno prese per tempo le necessarie contromisure». Cosa che dovrebbe accadere – se i calcoli del cabalista non sono sbagliati – il 26 aprile 2011, stesso giorno e mese dell’esplosione alla centrale nucleare di Chernobyl. Ed è anche il motivo per il quale il virus si chiamerà proprio così, Chernobyl.

E per finire, un po’ di fatti di casa ebraica. Mordechai Ganot ha messo in guardia i suoi adepti, dicendo loro che nel mese di Tammuz (luglio) «sarà meglio stare alla larga dalle spiagge d’Israele a causa del proliferare di meduse giganti». E che, ora sì che il sermone volge al termine, «nei periodi di Tevet (dicembre, nda) e Shevat  (gennaio, nda) meglio evitare di tirare il collo alle oche perché in quel periodo “l’angelo delle oche” avrà il permesso di fare del male allo scannatore».

Leonard Berberi

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Uno scienziato, il Mossad e un fungo mortale. S’infittisce il giallo di “Mister X”

Un inseguimento tra auto lanciate ad alta velocità per le strade di Los Angeles. Un fungo mortale. Uno scienziato esperto di armi biologiche ed ex agente del Mossad. Uno sconosciuto isolato dal mondo in un carcere israeliano. Sono gli ingredienti di un giallo internazionale che parte da una stanza super-blindata del carcere israeliano di massima sicurezza “Ayalon”, approda negli Stati Uniti e poi ritorna nello Stato ebraico.

Partiamo dall’inizio. In un pezzo pubblicato su Falafel Cafè il 1° luglio, abbiamo raccontato il caso di “Mister X”, il detenuto nel carcere di “Ayalon” senza nome, senza contatti con il mondo e così importante che la sicurezza interna israeliana ha fatto sparire tutti gli articoli usciti sui media. Nessuno riusciva a capire chi potesse essere. Fino ad oggi, forse.

Il giallo inizia il 20 agosto 2009. Le emittenti tv locali della California (sotto il video) trasmettono per oltre otto ore una diretta su un automobilista inseguito da decine di volanti della Polizia. All’interno di una Volkswagen rossa c’è un 56enne. Si chiama Joseph Moshe, è un cittadino israelo-americano e da settimane andava dicendo in giro di essere un microbiologo del Mossad, il servizio segreto israeliano. Non solo. Moshe andava anche rivelando di aver ri-creato in un laboratorio californiano un fungo mortale, il Cryptococcus gattii, che si trova solo nelle aree tropicali e sub-tropicali.

Il video dell’arresto del biochimico israelo-americano

L’antiterrorismo si è messo in moto e ha iniziato a inseguire l’uomo. L’inseguimento ha coinvolto l’Fbi, la Cia, l’esercito, gli Swat. Dopo ore, hanno spento l’auto del fuggiasco con un impulso elettrico che ha messo fuori uso il motore. Poi hanno infastidito l’uomo con gas lacrimogeno e infine l’hanno immobilizzato con il taser per poi arrestarlo.

Solo che invece di comparire davanti al tribunale federale americano, Joseph Moshe è stato trasferito in un ospedale psichiatrico. Da dove sarebbe scomparso poco dopo. Dov’è finito il microbiologo? Qualcuno ha scritto – sull’Huffington Post – che Moshe sarebbe stato trasferito subito in Israele. La notizia non è stata mai confermata.

Saltiamo a maggio 2010. Il nome di Joseph Moshe ricompare in un’inchiesta della rivista “Truth out”. Nel lungo articolo si parla delle morti misteriose di alcuni cittadini statunitensi. Morte dovuta a un fungo mortale, il Cryptococcus gattii, che secondo il periodico sarebbe stato sviluppato nei laboratori dell’Istituto israeliano per le ricerche biologiche di Ness-Ziona, a venti chilometri da Tel Aviv. «Il misterioso Joseph Moshe – scrive “Truth Out” – potrebbe aver condotto esperimenti segreti con il fungo proprio mentre si trovava in California». La stessa rivista, poi, riporta le dichiarazioni di due ex biochimici dei laboratori di Fort Detrick che collegano il microbiologo israelo-americano alla comparsa di una malattia in molti stati federali, California compresa. Malattia classificata come «una rara e mutata forma del morbo di Morgellons» e che avrebbe ucciso o reso invalidi tra i dieci e i venti agricoltori.

Yossi Melman, un analista esperto di sicurezza nazionale e internazionale, ha riportato (link in ebraico) sul quotidiano israeliano “Haaretz” un racconto che gira attorno al caso del microbiologo. «C’è una voce che spiega che Moshe avrebbe tentato di lanciare un allarme sui prodotti farmaceutici della “Baxter”», scrive Yossi Melman. «Probabilmente si trattava di un allarme che interessava i farmaci per combattere il virus H1N1 in Ucraina. Secondo Moshe si trattava di medicinali contaminati di proposito ed era quello che stava cercando di dire alle autorità statunitensi quando è stato arrestato».

Nel frattempo di Joseph Moshe non si hanno più notizie. Fino al 1° luglio. Fino alla notizia di “Mister X”. Perché poi il mistero s’infittisce. Perché le autorità israeliane impongono il silenzio sul detenuto senza nome e in isolamento. Perché c’è un sito – ora disattivo – che scrive che “Mister X” è Joseph Moshe. Quel sito aveva un nome inequivocabile: www.josephmoshe.org.

In attesa di risolvere il giallo, sono in molti a parlare di un altro caso Klingberg. Guarda caso, un altro biochimico. E un ex scienziato dei laboratori di Ness-Ziona.

© Leonard Berberi

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Gaza, rimedio della nonna contro l’H1N1

Vecchi rimedi per la nuova influenza. Dopo che AH1N1 ha fatto quattro vittime, il ministero della Salute della Striscia di Gaza ha distribuito un vademecum sul virus dei suini.

Il rimedio? Thè con molta cannella e stelle di anice bollite. Senza dimenticare anche un po’ di miele. Insomma, il vecchio rimedio della nonna. In attesa di scoprire se funzionerà – mentre l’Occidente ha già speso miliardi di dollari in medicinali – i mercatini sono stati presi d’assalto.

Per le vie di Gaza non si trova più nè la cannella, nè l’anice. E quel che è rimasto ora viene venduto al doppio del prezzo. L’anice, per esempio, è passato da 25 shekels (5 euro circa) a 50 (10 euro) al chilo.

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