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A Gerusalemme gli studenti inaugurano l’anno accademico copiando il telefilm “Glee”

Al posto degl’incontri pomposi loro hanno preferito cantare (“Somebody to love”) nei corridoi, nel bar, per le scale. E, già che c’erano, hanno lanciato anche un bel po’ di messaggi al Paese: coinvolgendo un palestinese, persone con qualche chilo in più e un omosessuale. Il tutto è stato ripreso da una telecamera. Poi montato sul modello del serial “Glee”. Quindi caricato su YouTube. Dove ha ricevuto un mare di commenti positivi. Questa volta senza distinzioni.

E tutto per inaugurare in un modo alternativo (e seguendo il modello di alcuni college americani) il nuovo anno accademico alla Hebrew University di Gerusalemme il 10 ottobre 2010. Il video dura poco più di cinque minuti e tocca alcuni dei luoghi più frequentati dell’ateneo. I ragazzi – chi più, chi meno coordinato – cantano, ballano, sbeffeggiano. Mentre tutt’intorno i docenti raggiungono le aule universitarie, altri studenti ripassano una lezione oppure mangiano al bar interno. (l.b.)

Il video

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Impazza su YouTube il video del sopravvissuto-ballerino ad Auschwitz. Ma è polemica

Prendete tre generazioni di ebrei. Mettete a capo del gruppo un sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti. Portate la comitiva nei posti più brutti dell’ideologia hitleriana. Aggiungete come colonna sonora “I will survive” di Gloria Gaynor e fate ballare le tre generazioni dove sei milioni di ebrei hanno perso la vita. Infine, caricate il filmato su YouTube.

La polemica è servita. Le discussioni pure. E Israele, ancora una volta, s’interroga se le nuove generazioni hanno iniziato a dimenticare o meno quello che è successo poco più di mezzo secolo fa.

C’è un video – un altro, dopo i soldati ballerini – che sta spopolando in Israele. Si chiama «I will survive: Dancing Auschwitz». È stato ideato da un’artista ebrea di Melbourne, Jane Korman, che ha ripreso lei, i suoi tre figli e suo padre Adolk, 89 anni e scampato allo sterminio, mentre ballano di fronte alla famosa cancellata di Auschwitz (“Il lavoro rende liberi”), al campo di concentramento di Theresienstadt, in Repubblica Ceca, a Dachau, all’ingresso di una sinagoga polacca e il memoriale di Lodz. Addosso tutti hanno la stella gialla che contraddistingueva gli ebrei dagli altri.

Guarda il video

Lui, Adolk, sembra divertirsi. Balla. O meglio: si muove a ritmo di musica. Tiene una tracolla sulla spalla destra, un cappello a coprirgli la testa e una maglia bianca con una sola scritta: “survivor”, sopravvissuto.

«Ho voluto dare un diverso approccio all’Olocausto, una diversa interpretazione della memoria storica», ha detto la Korman. Ma molti sopravvissuti non hanno per nulla apprezzato e alcuni l’hanno anche accusata di mancanza di rispetto nei confronti loro e dei milioni di morti. «Il video potrebbe anche sembrare irrispettoso – ha replicato la Korman attraverso il giornale australiano “The Jewish News” –, ma è stato mio padre a incoraggiarci, a spingerci a ballare perché secondo lui stavamo celebrando la nostra sopravvivenza, stavamo affermando la nostra esistenza».

Il video è in circolazione dal dicembre del 2009. Ma è solo in questi giorni che la polemica ha preso il sopravvento. Anche tra gli ebrei australiani che accusano la Korman di servirsi dell’Olocausto per farsi pubblicità.

© Leonard Berberi

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