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Caos in Libia, a Bengasi 1.500 giovani rinchiusi sottoterra. VIDEO / Ecco i rastrellamenti

Millecinquecento persone sono state trovate a Bengasi rinchiuse in uno stanzone sottoterra e lasciate senz’acqua nè cibo dal 15 febbraio. La conferma arriva da un medico libico che ha visto la scena con i suoi occhi. Non è ancora chiaro se si tratti di stanze della polizia oppure di una costruzione privata. Per rinchiudere gli uomini hanno dovuto sprangare le porte. Per ora risulterebbero tutti vivi. (ascolta la testimonianza, in arabo)

Sempre da Bengasi arriva anche questo video: si vedono le forze di sicurezza di Gheddafi fare rastrellamenti casa per casa, alla ricerca di oppositori del regime.

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Caos in Libia, l’esercito bombarda la folla: 280 morti ECCO LE IMMAGINI CHOC

La gente festeggia su un carro armato dell'esercito libico abbandonato in una via di Bengasi (foto scattata lunedì 21 febbraio 2011)

Ennesimo giorno di caos in Libia. Bengasi è fuori controllo da più di due giorni, mentre da domenica notte le violenze hanno raggiunto anche la capitale, Tripoli. Il discorso del figlio di Gheddafi, durato più di quaranta minuti, non ha calmato gli animi. Così come lo spauracchio di un nuovo colonialismo occidentale, agitato sempre dal figlio del Colonnello. Ci sono intere città fuori controllo, mentre lontano dalla capitale continuano ancora le violenze. (aggiornamento a cura di l.b., s.n., m.b.g., f.h.)

+++ ECCO LE IMMAGINI CHOC DALLA LIBIA +++ CLICCA QUI (solo per un pubblico adulto)


(video dall’ospedale di Bengasi)

+++ ORE 20.35 – Fine delle trasmissioni. Da più di mezz’ora nessun contatto con Tripoli e Bengasi. Tutte le comunicazioni sono interrotte (l.b.) +++

Gli aggiornamenti precedenti:
– Testimoni: almeno 280 morti a Tripoli nella sola giornata di oggi

– La Mezzaluna Rossa tarda ad arrivare negli ospedali cittadini di Tripoli e Bengasi. I medici chiedono urgentemente sangue e medicinali.

– L’ambasciata libica a Londra ha tolto la bandiera ufficiale (quella tutta verde) e ha issato quella della liberazione.

– Testimoni: case bruciate a Tripoli e cecchini ancora in attività lungo le vie della capitale contro i manifestanti.

– Due jet militari libici sono atterrati a Malta. I piloti hanno chiesto asilo politico.

– Interrotte tutte le comunicazioni, anche quelle telefoniche, in tutto il Paese.

– Testimoni oculari hanno confermato che jet militari hanno iniziato a sparare contro i civili che si sono riuniti lunedì pomeriggio vicino al palazzo del governo della capitale per chiedere la fine del regime di Gheddafi. “E’ un bagno di sangue a Tripoli”, raccontano in molti. Le notizie arrivano ancora frammentarie.

– Gli ambasciatori libici di Cina, India, Regno Unito, Polonia, Indonesia e Lega Araba hanno rassegnato le loro dimissioni. Lo stesso starebbero per fare anche altri diplomatici sparsi per il mondo.

– Sono una trentina le macchine andate a fuoco a Tripoli durante la manifestazione anti-Gheddafi.

– Anche la tv di Stato libica conferma per la prima volta che l’esercito ha sparato contro i manifestanti a Tripoli.

– Nata la prima radio libera. Si chiama “Soot Libya al hura” (La voce della Libia libera).

– A Bengasi la marina libica ha abbandonato Gheddafi e si è unita alle proteste dei civili.

– Voci non confermate dicono che almeno sei soldati sono stati bruciati vivi dai seguaci di Gheddafi perché si sarebbero rifiutati di sparare sui civili.

– I primi giornalisti stranieri (della Cnn) stanno viaggiando verso la Libia insieme al cordone umanitario allestito dalla Mezzaluna rossa.

– I leader religiosi hanno invitato i loro fedeli alla disobbedienza totale in Libia.

– Opposizione libicia irritata per la posizione ufficiale di Roma, dopo che il nostro Paese ha agitato lo spauracchio del califfato arabo alle porte dell’Unione Europea

(ultimo aggiornamento: lunedì 21 febbraio, ore 23.35)

(L’esercito libico si unisce alla protesta dei civili di Bengasi)

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