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La preghiera interreligiosa e le speranze sui colloqui di pace

Il presidente israeliano Simon Peres saluta papa Francesco il 26 maggio scorso durante la visita del Pontefice nella residenza ufficiale del capo di Stato (foto Yonatan Sindel/Flash90)

Il presidente israeliano Simon Peres saluta papa Francesco il 26 maggio scorso durante la visita del Pontefice nella residenza ufficiale del capo di Stato (foto Yonatan Sindel/Flash90)

La speranza, forse l’ultima, è ancora su di loro. Gli «anziani». Duecentoquarantasei anni in tre. Ma più giovani, e giovanili, di molti cinquantenni. E quarantenni. Perché, pensano in molti, se si aspettano le nuove generazioni si rischiano soltanto perdite di tempi e facili illusioni. E incomprensioni. E morti. E decenni di tensioni.

Domenica 8 giugno il presidente israeliano Simon Peres, quello palestinese Mahmoud Abbas e papa Francesco si vedranno in Vaticano. Ufficialmente per pregare. Loro, di tre religioni diverse. Uno cattolico. L’altro ebreo. Il terzo musulmano. Ufficiosamente per riportare in vita un processo di pace che si è arenato nelle scorse settimane senza un perché. O, a sentire gl’israeliani, con un unico perché: la riunificazione di Fatah con la fazione estremista di Hamas.

Il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas dà il benvenuto a papa Francesco il 25 maggio a Betlemme, in Cisgiordania (foto Andrew Medichini/Pool)

Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas dà il benvenuto a papa Francesco il 25 maggio a Betlemme, in Cisgiordania (foto Andrew Medichini/Pool)

Nessuno s’illude, però. Quello di domenica sarà sì un appuntamento storico, ma difficilmente cambierà le cose in Medio Oriente. Intanto è già qualcosa. Soprattutto se, da quelle parti, arriveranno in diretta le immagini di questi tre vecchietti che pregano. E con loro anche tre leader religiosi, uno in rappresentanza di ogni religione: un sacerdote, un rabbino e un imam.

La cerimonia – fa sapere l’ufficio stampa di Peres, vicino al termine del mandato presidenziale – si svolgerà in una località non religiosa. Nessun simbolo di questo o quel credo. Ma ci saranno le letture dei rispettivi testi sacri: il Nuovo Testamento, il Tanach e il Corano. Poi tutti a casa dopo qualche ora. Nella speranza che la saggezza degli anziani serva a qualcosa.

© Leonard Berberi

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Israele. In breve

Il presidente Shimon Peres visita Gilad Shalit
Il presidente d’Israele è andato lunedì 24 ottobre a Mitzpe Hila, il paesino al confine con il Libano, a salutare Gilad Shalit e i suoi famigliari. «Tu non hai proprio idea di quanto sia entusiasta di vederti qui, a casa tua, vivo e vegeto», sono state le prime parole del capo di Stato ultra-ottantenne al ragazzo di 25 anni. Peres ha cercato anche di incoraggiare il soldato: «Ora tutta la tua vita è davanti. Fatti forza e cerca di fare quello che non sei riuscito a fare negli ultimi anni». In mattinata, Gilad, s’è concesso una lunga corsa in bicicletta. Sorvegliato a distanza dalla polizia per evitare incontri spiacevoli o connazionali troppo entusiasti.

Lieberman: Abu Mazen è un ostacolo per i negoziati
A due giorni dalla ripresa di “colloqui di avvicinamento” fra israeliani e palestinesi, su iniziativa del Quartetto, il ministro degli esteri di Gerusalemme Avigdor Lieberman ha accusato il presidente dell’Anp Abu Mazen di rappresentare un ostacolo per la ripresa di negoziati. «Il vero ostacolo è lui», ha affermato Lieberman. «Chiunque venga al suo posto, sarà meglio. Ci dicono di continuo che Abu Mazen potrebbe ‘resituire le chiavi dell’Anp’. Allora che lo faccia, noi dobbiamo solo felicitarcene. Noi cerchiamo di mantenere la stabilità, mentre lui impedisce ogni soluzione negoziata fra noi e i palestinesi». Leader del partito di destra radicale Israel Beitenu, Lieberman ha ribadito di opporsi al congelamento dei progetti edili ebraici nei Territori, «e tanto più a Gerusalemme».

Israele-Egitto, intesa per scambio detenuti
Israele ed Egitto hanno raggiunto un accordo per uno scambio di detenuti. Lo rende noto l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu. L’Egitto accetta di liberare il cittadino israelo-americano Ilan Grapel mentre Israele rimetterà in libertà a sua volta 25 cittadini egiziani, fra cui tre minorenni. In un comunicato dell’ufficio di Netanyahu si legge che l’intesa è stata raggiunta grazie anche gli sforzi di mediazione prodigati dagli Stati Uniti, mediante la loro ambasciata al Cairo. Grapel, uno studente universitario di 27 anni, è stato arrestato mesi fa al Cairo dopo che i servizi segreti egiziani lo avevano sospettato di spionaggio. Israele ha sempre negato la fondatezza di tali sospetti. Ma nel clima di apertura creato nei giorni scorsi dallo scambio di prigionieri fra Israele e Hamas (attivamente mediato dall’Egitto) Israele ha accettato di liberare in cambio di Grapel 25 cittadini egiziani, fra cui tre minorenni. La loro identità non è stata rivelata ma a quanto pare si tratta di contrabbandieri.

Gerusalemme dona al Vaticano ulivo vecchio di 400 anni
Il Governo Israeliano e il Keren Kayemeth LeIsrael (Kkl) donano al Vaticano un albero di ulivo antico di 400 anni. La cerimonia di messa a dimora dell’ulivo centenario si terrà mercoledì nel viale degli Ulivi dei giardini vaticani. In occasione della sua ultima visita in Italia, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva promesso allo Stato Vaticano la donazione di un albero antico. Mantenendo così l’impegno, il Presidente Mondiale del KKL Efi Stenzler, ha avviato i preparativi necessari per il trattamento, l’imballaggio ed il trasporto del grande albero al Vaticano. L’ulivo centenario misura 2,20 metri di larghezza e 4 metri di altezza, ed è cresciuto sulle colline di Nazareth nella parte meridionale della Bassa Galilea, luogo sacro a caro alla cristianità.

(a cura di Leonard Berberi)

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