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Elezioni in Israele, le proiezioni e le possibili coalizioni

Le schede con i partiti con le quali si è votato nel 2013 (foto di Yonatan Sindel/Flash 90)

Le schede con i partiti con le quali si è votato nel 2013 (foto di Yonatan Sindel/Flash90)

Alla fine l’ago della bilancia potrebbe essere il nuovo entrato. Un po’ come accadde nell’altra tornata elettorale con «Yesh Atid» del giornalista-conduttore Yair Lapid. «Kulanu», la formazione creata poche settimane fa da Moshe Kahlon (ex ministro del premier uscente Benjamin Netanyahu) con i suoi 8 seggi – secondo la media degli ultimi sondaggi – rischia di decidere le sorti del futuro governo israeliano: è solo con loro, salvo grandi sommovimenti, che i due blocchi possono sperare di prendere almeno 61 seggi (su 120) per un nuovo governo.

A cinque giorni dalle elezioni del 17 marzo «Unione sionista», il blocco di centro-sinistra formato da laburisti e dal partito di Tzipi Livni si attesta attorno ai 24 seggi. Seguito dal «Likud» del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Terzi, con 13 deputati, «Focolare ebraico» di Naftali Bennett, le Liste arabe unite e «Yesh Atid» di Yair Lapid. Seggi anche per «Yisrael Beitenu» di Avigdor Lieberman (6), per gli ultrareligiosi dello «Shas» (7) e dello «United Torah Judaism» (6), per «Yahad», la formazione di Eli Yishai (ex «Shas», 4) e i comunisti di «Meretz» (5).

israel_poll_1Netanyahu resta il favorito per la formazione del nuovo esecutivo. Giocano, dalla sua parte, sia il campo politico di «Kulanu» (destra) che il fatto di dovere a che fare con realtà non molto distanti dalle idee di base del suo «Likud». Molto più complicata – e frastagliata – la situazione dall’altra parte. Dove il blocco di centro-sinistra («Unione sionista») secondo i seggi che gli assegnano i sondaggi dovrebbe formare una coalizione eterogenea composta da loro, «Yesh Atid» (centrista), le Liste arabe unite, «Meretz» (comunisti) e, appunto, «Kulanu».

Falafel Cafè ha preparato i due principali scenari se dovessero confermarsi i sondaggi. Scenari che, nel caso del blocco di centro-sinistra-arabi, risulta poco probabile. Sempre che non ci si comporti proprio come nel 2013: nessuna maggioranza e governo di grande coalizione. Ma questa è un’altra storia…

© Leonard Berberi

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Sicurezza e rivali, ecco come Netanyahu corre verso la vittoria (salvo sorprese)

Il primo ministro israeliano uscente Benjamin Netanyahu saluta i suoi supporter il 23 gennaio 2013 (foto di Yotam Ronen/Activestills)

Il primo ministro israeliano uscente Benjamin Netanyahu saluta i suoi supporter il 23 gennaio 2013 (foto di Yotam Ronen/Activestills)

Tutto deciso. Salvo sorprese. Perché alle elezioni mancano ancora dei giorni (23, per la precisione). E perché lo scenario mediorientale – incasinato com’è, soprattutto in questi ultimi anni – non lascia spazio alla prevedibilità.

E però chi ha avuto contatti con lo staff di Benjamin Netanyahu parla di un’atmosfera elettrizzante dentro il Likud, il partito del primo ministro israeliano uscente. Se non ci saranno imprevisti – e scossoni – verso le 23 del prossimo il 17 marzo dovrebbe essere proprio Netanyahu a tenere il discorso della vittoria. Con tanto di ringraziamenti – di rito – al popolo. E ai suoi nuovi alleati. Alleati che poi tanto nuovi non sono. E che, comunque, saranno non pochi. Almeno cinque.

La proiezione della distribuzione dei seggi al parlamento israeliano sulla media dei sondaggi di questi giorni (da Haaretz)

La proiezione della distribuzione dei seggi al parlamento israeliano sulla media dei sondaggi di questi giorni (da Haaretz)

E comunque. A incoraggiare «Bibi» (come viene chiamato il premier) sono i sondaggi. A rincuorarlo sono le proiezioni. Dall’altra parte, nell’area di centro-sinistra, non si arriva a quota 61 seggi, quelli necessari per formare il governo. Di più. Anche mettendo insieme un ampio spettro politico – dall’«Unione sionista» (il ticket formato da laburisti e la formazione di Tzipi Livni) fino al blocco dei partiti arabo-israeliani passando per quelli di destra come «Kulanu» – si potrebbe arrivare a 60 seggi. Ma è un’ipotesi di scuola remota. Per non dire impossibile.

Dal suo lato, per il Likud splende il sole. Certo, Netanyahu dovrebbe mettersi insieme con altri cinque partiti – «Habayit Hayehudi» di Naftali Bennett, «Kulanu» dell’ex ministro di Netanyahu, Moshe Kahlon, «Yisrael Beitenu» di Avigdor Lieberman, «Shas» (ultraortodossi), «United Torah Judaism» – ma almeno il campo politico e ideologico è a destra. Niente più accordi e strette di mano con il centro, insomma. Niente più ricatti – questo ha sempre denunciato Bibi – per mano di Tzipi Livni e Yair Lapid.

I due slogan a confronto. Quello di Unione sionista (in alto) recita "Noi o lui" dove "lui" è Netanyahu. Quello del Likud, sopra, replica: "Noi o loro" dove "loro" sono quelli di Unione sionista

I due slogan a confronto. Quello di Unione sionista (in alto) recita “Noi o lui” dove “lui” è Netanyahu. Quello del Likud, sopra, replica: “Noi o loro” dove “loro” sono quelli di Unione sionista

Insomma, Netanyahu. Di nuovo. Da quattordici anni. Nonostante le gaffe. Le accuse. I passi falsi. Le frasi inopportune. Le visite non richieste. I discorsi non graditi. Per chi guarda da fuori la scena politica israeliana lo stupore non è poco. Come può uno come Netanyahu – da anni in prima linea, da settimane al centro delle polemiche – ecco, come può ancora lui essere il favorito alle prossime elezioni?

In realtà quelle che sono apparse come figuracce sembravano volute. Per accreditare il primo ministro come un garante della religione (quando invita gli ebrei europei a trasferirsi in Israele). Per trasformarlo nel salvatore della Patria (quando ricorda i pericoli che rappresentano Isis, Hamas, Hezbollah, l’Iran). Per etichettarlo come bastione degl’israeliani in Medio Oriente e nel mondo (quando s’impone su Washington e decide di andare a parlare al Congresso Usa nonostante la contrarietà della Casa Bianca oppure quando va a far campagna elettorale negl’insediamenti in Cisgiordania).

Isaac Herzog (leader laburista) e l'ex ministro della Giustizia Tzipi Livni (leader di Hatnua) alla presentazione ufficiale del blocco di centro-sinistra Unione sionista lo scorso 10 dicembre (foto Reuters)

Isaac Herzog (leader laburista) e l’ex ministro della Giustizia Tzipi Livni (leader di Hatnua) alla presentazione ufficiale del blocco di centro-sinistra Unione sionista lo scorso 10 dicembre (foto Reuters)

Sicurezza. Sicurezza. Sicurezza. Il Likud gioca su questo argomento. Il centro-sinistra no. Anzi. Non solo non riesce a portare – finora – la campagna su un tema «delicato» per Netanyahu, l’economia. Ma non si è nemmeno accreditato come alternativa al premier uscente proprio sulla sicurezza. Da una parte (il Likud) la chiarezza politica. Dall’altra (Unione sionista) messaggi poco chiari. Da una parte un volto (Netanyahu). Dall’altra due (Isaac Herzog e Tzipi Livni). In tutto questo il centro-sinistra deve scontare la poca notorietà di Herzog. Leader dell’opposizione da anni, è poco conosciuto nell’elettorato. Fa parte dei «Kennedy d’Israele», gli Herzog, e il papà Chaim è stato il sesto presidente dello Stato d’Israele.

Un handicap che Herzog – e Livni, e gli staff – conosce. E non è un caso se, intervistato dal settimanale tedesco Der Spiegel, ha risposto così alla domanda sul tipo di leader per lui migliore: «Levi Eshkol, primo ministro durante la guerra dei Sei giorni nel 1967, per me è un modello. Non era molto carismatico, ma è stato semplicemente un premier eccellente e un grande capo».

© Leonard Berberi

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Se per Netanyahu la politica israeliana è un asilo nido

L'asilo nido della politica israeliana secondo il Likud. Da sinistra, in versione junior, i principali rivali di Netanyahu: Avigdor Lieberman (attuale ministro degli Esteri), Tzipi Livni (ex ministro della Giustizia), Yair Lapid (ex ministro delle Finanze), Naftali Bennett (ministro dell'Economia e dei Servizi religiosi) [fermo immagine da YouTube]

L’asilo nido della politica israeliana secondo il Likud. Da sinistra, in versione junior, i principali rivali di Netanyahu: Avigdor Lieberman (attuale ministro degli Esteri), Tzipi Livni (ex ministro della Giustizia), Yair Lapid (ex ministro delle Finanze), Naftali Bennett (ministro dell’Economia e dei Servizi religiosi) [fermo immagine da YouTube]

La politica israeliana? Un asilo nido. Parola di «Bibi». Di tempo ne manca ancora. Del resto si vota il 17 marzo. Cioè tra cinquanta giorni. Ma a seguire tv e giornali, siti web e profili social dei più grandi partiti per ora sembra esserci soltanto un partito: il Likud. Quello del premier uscente, Benjamin Netanyahu.

Non è un caso se proprio uno degli spot del partito di destra – il più visto, commentato e criticato – punti sull’affidabilità di «Bibi» (come viene chiamato il primo ministro Netanyahu) e sulla presunta infantilità di tutti gli altri leader, a partire da loro, Tzipi Livni e Yair Lapid, ex ministri della Giustizia e delle Finanze nell’esecutivo che volge al termine. Anche se è uno spot comparso «per errore» in Rete.

Bennett jr e Lapid jr litigano tra loro (fermo immagine da YouTube)

Bennett jr e Lapid jr litigano tra loro (fermo immagine da YouTube)

Il filmato si apre con questi bimbi che rumoreggiano in un asilo nido, sconquassano tutto e non stanno un attimo fermi. Non sono minori qualunque. Rappresentano, ciascuno, gli altri avversari. Quindi ecco Tzipi Livni junior, ma anche Yair Lapid con il suo ciuffo noto in ogni angolo d’Israele. Non mancano nemmeno i diretti concorrenti – quelli che a destra potrebbero drenare voti al Likud – e cioè Avigdor Lieberman e Naftali Bennett.

Poi compare «Bibi», camicia scura, sguardo serioso e l’aria di chi deve riportare la tranquillità. È il «Bibi» di oggi, mica in formato junior pure lui. «Bambini state calmi! Non possiamo fare nulla oggi – dice il primo ministro uscente – E tu Yvette (il nomignolo dato ad Avigdor Lieberman) non puoi tenere tutto per te ma devi condividere con gli altri».

Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu nello spot del suo partito (fermo immagine da YouTube)

Il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu nello spot del suo partito (fermo immagine da YouTube)

Parole al vento. Perché la versione minorile di Yair Lapid (leader di Yesh Atid) dà fastidio a Naftali Bennett junior (della formazione La Casa ebraica): «Ahkh, ahkh, ahkh», si lamenta Bennett jr. «Sì, lo so, è un ahkh», concede Netanyahu, giocando su quel termine – «ahkh» – che in ebraico vuol dire «fratello». «Yair, smettila di giocarci così, lo stai rompendo», interviene «Bibi» poco dopo contro l’ex ministro delle Finanze.

Cambio di scena e i bimbi-leader stanno giocando al gioco della sedie. Yair e Naftali occupano lo stesso posto in due: «L’ho occupato io per primo, io, io, è mio» si dicono i due. «Basta litigare per il posto», sgrida ancora Netanyahu. «E tu Tzipi (Livni, leader dell’alleanza con i Laburisti) smettila di correre da un posto all’altro», attacca il primo ministro, evidenziando le ultime scelte politiche del suo ex ministro della Giustizia.

E insomma si va avanti così per alcuni secondi. E si vede pure – mica a caso – un piccolo Naftali Bennett che gioca con due carri armati. «Che perdita di tempo – chiude Netanyahu – non possiamo continuare con questo asilo nido. Per guidare un Paese serve un governo forte e stabile. Vota per il Likud per un cambio di passo.

Il promo, che secondo molti analisti colpisce al cuore della politica israeliana, è pero finito al centro delle polemiche da parte delle associazioni per i minori. Perché, accusa Yitzhak Kadman – direttore del Consiglio nazionale per l’infanzia – «la legge che regola le elezioni stabilisce che i giovanissimo che hanno meno di 15 anni non possono comparire negli spot elettorali». Per questo ha chiesto alla Commissione elettorale centrale di bloccarlo.

«Questo è uno dei tanti filmati che abbiamo preparato», replica – attraverso il sito Ynet – lo staff del Likud. «L’abbiamo sì preparato noi, ma non aveva ancora ricevuto l’ok per la messa in onda. Purtroppo, a causa di un errore tecnico, il video è stato pubblicato online».

© Leonard Berberi

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