attualità

Israele lancia i24, la sua emittente all news (anti Al Jazeera)

Il primo tg in inglese della all news israeliana i24

Il primo tg in inglese della all news israeliana i24

Se sarà l’anti Al Jazeera è presto per dirlo. Così com’è ancora presto per verificare se quel messaggio sotto al logo – «Vedi oltre» – sarà seguito alla lettera o resterà soltanto una frase d’impatto, buona per la pubblicità. Per ora la cosa certa è che i24 News ha acceso le luci, lanciato il segnale sul satellite, aperto il sito. Da mercoledì è nata una nuova all news su scala mondiale. E per la prima volta è realizzata a Jaffa, a sud di Tel Aviv. Insomma, emittente mediorientale sì, ma non finanziata da ricchi petrolieri del golfo arabo: a metterci soldi e contenuti sono gl’israeliani. Uno, in particolare: Patrick Drahi, magnate franco-israeliano di cui, a dire il vero, non si sa molto… (continua su corriere.it)

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politica

“Investigatori di Kadima spiarono Netanyahu”

Nel periodo antecedente le elezioni politiche del 2009, investigatori privati ingaggiati da Kadima cercarono «materiale compromettente» nei confronti del leader del Likud Benyamin Netanyahu nell’albergo che lo ospitava a Tel Aviv: lo ha sostenuto, in una intervista alla televisione israeliana di Stato, il responsabile delle finanze di Kadima Yitzhak Haddad, che nel frattempo è divenuto a sua volta oggetto di una indagine della polizia, perchè sospettato di frode e corruzione.

Haddad ha affermato di aver appreso che gli investigatori avevano avuto istruzione di documentare l’eventuale ingresso di donne nella stanza di Netanyahu, o traffici in contanti. Ma il loro sforzo, ha precisato Haddad, non diede risultato. Le elezioni si conclusero con un vittoria di misura di Kadima sul Likud (rispettivamente 28 e 27 seggi, su un totale di 120). Ma Netanyahu riuscì egualmente a formare un governo di coalizione di centro-destra, obbligando così la leader di Kadima Tzipi Livni a passare alla opposizione.

Le affermazioni di Haddad hanno destato grande indignazione nel Likud, e anche un dirigente di Kadima (Avi Dichter) ha chiesto oggi che sulla vicenda sia fatta luce. Da parte sua la leadership di Kadima accusa Haddad di aver mentito allo scopo di districarsi da una indagine della polizia. La vicenda ha comunque accresciuto le difficoltà per la Livni nel suo partito, dove è costretta anche a misurarsi con la fronda sempre più accesa del suo numero due, Shaul Mofaz.

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attualità

Il giornalista Dan Rather accusa la sicurezza israeliana: “Ha umiliato la mia troupe”

«In vita mia non è mai capitato di venire perquisito e spogliato dalla polizia di uno Stato prima di fare un’intervista. Non mi è successo nemmeno con l’amministrazione di Saddam Hussein in Iraq».

Non è andata proprio giù a Dan Rather, uno degli anchorman più famosi al mondo, la serie di controlli a cui è stata sottoposta la sua troupe prima di registrare l’intervista al vice primo ministro Dan Meridor. E in una lettera – resa pubblica dall’agenzia Associated Press – si è lamentato direttamente con il primo ministro Benjamin Netanyahu.

Secondo l’accusa, scritta da Andrew Glanzer, produttore storico del giornalista e vincitore di un Emmy, il gruppo doveva seguire Rather in Israele e Palestina per realizzare un documentario sul difficile processo di Pace, soprattutto dopo l’arrivo di Avigdor Lieberman (destra nazionalista) al ministero degli Esteri. Ma una volta arrivato ai controlli del Parlamento, la polizia avrebbe portato la troupe in una stanza, dove – dopo diverse ore – avrebbe costretto i componenti a «calarsi i pantaloni per un’ispezione completa».

Dan Rather, 79 anni, storico giornalista ed ex conduttore dei programmi della Cbs americana "60 Minutes" e "Cbs Evening News"

Non solo. L’esercito avrebbe bloccato anche l’accesso a un villaggio cisgiordano a uno dei cameraman, di origine palestinese, ma residente a Gerusalemme.

Glanzer ha confermato di aver inviato la stessa lettera a più persone del governo israeliano, ma ha anche preferito non rivelare né il contenuto, né quando sarebbero successe queste cose. Ha però ricordato che sono anni che quella troupe fa interviste in Israele e Palestina e mai le era successo qualcosa.

Non è il primo incidente con i media stranieri, questo. Basti ricordare l’imbarazzante vicenda della corrispondente di Al Jazeera, costretta a togliersi anche il reggiseno durante i controlli, prima di andare a registrare una conferenza stampa del premier Netanyahu.

Incidenti che hanno quasi sempre costretto lo Stato ebraico a chiedere scusa. Ma anche a ricordare che si tratta di un Paese sempre esposto agli attentati. Intanto il nuovo direttore dell’ufficio stampa del governo, Oren Helman, ha promesso una nuova era fatta di rapporti cordiali con le centinaia di giornalisti stranieri che lavorano in Israele.

© Leonard Berberi

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economia

Israele, boom del mercato automobilistico: importazioni aumentate del 30% in un anno

Le tre auto più importate in Israele: Mazda 3, Hyundai i20 and Hyundai i30

Alla Fiat dovrebbero iniziare a guardare al mercato israeliano. Almeno viste le performance. Secondo le autorità fiscali nel 2010 il numero delle auto private importate nel Paese è stato di 224.200. Un balzo – in positivo – di circa il 30%. Anche se lo Stato ebraico continua ad avere il problema della sicurezza stradale.

Più in generale, l’importo dei beni di consumo durevoli nel Paese ha avuto un andamento misto l’anno trascorso. Perché se sono aumentati auto, frigoriferi (+7,5%), lavastoviglie (+6,2) e televisori (+8,9), sono invece crollati i deumidificatori (-14,8%) e i lettori dvd (-34,5).

A proposito di autoveicoli, le autorità fiscali hanno fatto notare che le importazioni sono aumentate in un anno in cui le tasse automobilistiche hanno registrato un +14,5%. Il che è presto spiegato: dall’aumento delle imposte sul veicolo sono escluse quelle auto non inquinanti e per questo gl’israeliani hanno deciso di comprarsi una nuova macchina (e rispettosa dell’ambiente) piuttosto che tenersi quella vecchia (inquinante) e pagare di più in bollo.

In assoluto le marche più gettonate sono state quelle asiatiche, da anni ormai leader incontrastate del mercato automobilistico israeliano. I modelli più acquistati? Mazda 3, Hyundai i30 e Hyundai i20. E la Fiat? Lontana, molto lontana.

© Leonard Berberi

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attualità

Le nuove offerte israeliane: una pecora in regalo per ogni elettrodomestico acquistato

“Qui ci vuole un’idea forte”, avrà pensato il venditore arabo-israeliano. Del resto, frasi ad effetto come “Prendi 3 paghi 2” oppure “Sconti del 70%” ormai sembrano aver esaurito – scusate il bisticcio di parole – il loro effetto. Soprattutto di questi tempi, con una crisi economica che non riesce a vedere la fine.

Ed ecco allora che questo commerciante s’inventa una nuova formula di vendita. Approfittando anche della festa islamica dell’Eid al-Adha. Compri una tv? Un frigorifero? Una lavatrice? Un impianto stereo? Bene, in regalo avrai una pecora. Sì una pecora, un animale. Viva, ovviamente. Ché quelle morte al mercato non è che costino granchè.

Pare che qualcuno si sia pure divertito. E che qualcun’altro sia andato a comprare l’elettrodomestico in quel negozio solo per vedere se davvero gli avrebbero regalato una pecora. Cosa che, ovviamente, è successa come da copione. Sotto gli occhi divertiti dei bambini. E delle telecamere. Che, in questo video, hanno filmato la strana offerta del negozio di elettronica israeliano. Offerta bloccata dopo qualche giorno dall’Istituto nazionale di veterinaria. Troppi i rischi di dare in giro animali malati e non controllati. (leonard berberi)

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Il progetto di Netanyahu: una all news israeliana da trasmettere in tutto il mondo

Forse l’analisi di qualcuno non era poi così sbagliata. Quando il primo ministro italiano aveva fatto visita alla Terra Santa, alcuni opinionisti notarono la totale sintonia tra il premier israeliano Netanyahu e l’omologo italiano. «Bibi (Netanyahu, ndr) è un piccolo Berlusconi – avevano scritto un paio di opinionisti –. Anche lui prima o poi vorrà fare qualcosa in ambito televisivo».

Quel momento pare sia arrivato. Il primo ministro di Gerusalemme sta lavorando a un progetto per trasmettere in tutto il mondo notizie e approfondimenti realizzati dalla tv di Stato israeliana. Il modello da seguire sarebbe quello di “France 24”, un canale – ha detto Netanyahu – «che ha reso un grande servizio alla Francia».

«Abbiamo la capacità tecnica di realizzare trasmissioni senza interruzione, ma fino a oggi non l’abbiamo mai fatto», ha continuato il premier di fronte a una commissione parlamentare. Secondo il progetto iniziale, la tv dovrà trasmettere in tre lingue: ebraico, arabo e inglese. E non solo per dare il punto di vista israeliano, ma anche per contrastare i due colossi del Medio Oriente: Al-Jazeera e Al-Arabiya.

E comunque si tratterebbe di progetti di lungo termine, precisa il quotidiano economico-finanziario The Globes. Perché Netanyahu – che guida anche l’Autorità per le trasmissioni radio-televisive (Reshut ha-Shidur) – dovrà ancora riorganizzare tutta la struttura che gestisce l’organizzazione mediatica israeliana.

Leonard Berberi

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Problemi tecnici per Al Jazeera, i palestinesi guardano il mondiale sulla tv israeliana

«L’11 luglio smetto, lo prometto». Parola di palestinese. Sia esso di Gaza. Sia esso della Cisgiordania. Ma intanto, fino a quella data – l’11 luglio, appunto – orgoglio nazionale, proclami di guerra e odio verso gl’israeliani vengono messi da parte. E tutto per il mondiale di calcio in Sudafrica.

Succede che la febbre pallonara abbia contagiato a tal punto i palestinesi che – soprattutto in Cisgiordania – c’è stata una corsa per acquistare il decoder satellitare della pay tv israeliana che detiene i diritti di trasmissione delle partite.

E succede anche che la tv cardine del mondo mediatico musulmano – Al-Jazeera – abbia avuto molte difficoltà a trasmettere le partite sudafricane nell’area mediorientale. «Colpa di alcuni transponder dei satelliti Nilesat e Arabsat», hanno detto dall’emittente qatariota, l’unica rete che ha i diritti di trasmissione delle sfide nel mondo arabo. Risultato: il segnale di Al-Jazeera Sport nella Striscia di Gaza e nella West Bank è stato pessimo.

Così i palestinesi, imbufaliti, si sono recati dagli antennisti sotto casa e hanno sottoscritto un abbonamento con la pay tv israeliana. «Dopo tutte le interferenze su al-Jazeera durante i primi match molti palestinesi hanno ordinato i ricevitori israeliani», ha detto Ahsan Kamal, un antennista che in questi giorni sostiene di essere coperto dalle richieste di clienti che vogliono la tv israeliana.

Insomma, per il calcio chiudono un occhio. Ma non tutti e due. Perché l’immagine sarà pure fornita dagl’israeliani. Ma l’audio no. Almeno quello. Così, ogni volta che c’è una partita, gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania azzerano il volume della tv e ascoltano la cronaca dalle radio arabe.

Ma tutti – o quasi – promettono: il 12 luglio restituisco tutto. Decoder, cavi, satellite, smart card. Intanto il mondiale sulle tv di Gaza e Ramallah, di Hebron e Khan Yunis è stato made in Israel.

Leonard Berberi

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