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VIDEO / La violenza del tenente che scuote Israele. Netanyahu: atto intollerabile

La decisione è arrivata non appena il video è spuntato su YouTube. È sabato pomeriggio a Gerico, in Cisgiordania. Fa abbastanza caldo. E nelle immagini si vede l’ennesima ammucchiata di soldati israeliani e attivisti europei filo palestinesi. A un certo punto c’è questo tenente colonnello, bassetto e in carne, che impugna il fucile M-16 e lo sbatte contro il muso di un attivista biondo. Il ragazzo, Anders Ias, danese, cade per terra. È stordito. Mentre gli altri compagni cercano di aiutarlo a rialzarsi.

Apriti cielo. L’Idf, l’esercito israeliano, non nasconde la sua irritazione per quel che è successo. Il filmato apre i tg di tutto lo Stato ebraico. E Benny Gantz, capo di stato maggiore, alza la cornetta, chiama Shalom Eisner, il tenente colonnello immortalato nel video, e gli dice a muso duro: «Sei sospeso».

Del resto c’è una direttiva indirizzata a tutti i militari conla Stelladi Davide molto chiara: nessun episodio di violenza nei confronti di palestinesi o attivisti se non c’è il rischio della propria incolumità. Per questo, quando il video è stato trasmesso dal principale telegiornale di Canale 2, il premier Benjamin Netanyahu non solo ha condannato pubblicamente l’episodio, ma ha anche detto che «un comportamento del genere non rappresenta i soldati e gli ufficiali israeliani ed è inaccettabile in Tsahal (le forze armate) e nello Stato di Israele». Lui, il tenente colonnello Eisner, si difende: «In tv hanno mostrato sei secondi di un episodio durato due ore. Non si vedono le scene in qui sono stato preso a bastonate dal ragazzo».

Ecco, a proposito del ragazzo. Apparteneva all’International Solidarity Movement, formazione filo palestinese di cui fanno parte anche centinaia di italiani. L’incidente si è verificato quando un gruppo di membri dell’Ism, impegnati in una escursione in bicicletta, ha disturbato il traffico su una arteria che corre lungo la valle del Giordano. Lo scontro fra l’ufficiale e il giovane attivista danese sarebbe avvenuto, secondo i giornalisti presenti, dopo che i militari avrebbero cercato di convincere gli attivisti a lasciare libera la strada.

Eisner ora è sottoposto anche a un’inchiesta militare. Ma non è detto che il video venga utilizzato come prova. L’Idf, pur biasimando il comportamento del soldato, sostiene che solo in presenza del filmato integrale – e quindi non editato – si può capire bene cosa sia davvero successo.

© Leonard Berberi

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Commessa dei jet all’Italia? La Corea del Sud si arrabbia con Israele

C’è una commessa da un miliardo di dollari, 20 jet militari di ultima generazione e tre Paesi seduti – ma solo virtualmente – a un tavolo. Da un lato, l’acquirente: Israele. Dall’altro, gli offerenti: Corea del Sud e Italia. Nel mezzo, proprio loro: i 20 jet da addestramento. E una possibile crisi diplomatico-commerciale tra lo Stato ebraico e il paese asiatico perché, all’ultimo, la scelta israeliana pare sia caduta sull’offerta italiana.

A rivelare il retroscena di una partita da un miliardo di dollari è l’analista militare del quotidiano Haaretz, Amos Harel. Secondo Harel la questione sarà risolta solo alla fine dell’anno, quando arriverà la decisione dei vertici militari con il parere tecnico dello stato maggiore di Tsahal, le forze armate. Le alternative restano due: i T50 sudcoreani e gli M346 italiani (prodotti dalla Alenia-Aermacchi con l’aiuto dei russi della Yakovlev).

Ed è proprio la proposta italiana a spaventare i sudcoreani: secondo Seul, infatti, il risultato dell’asta sarebbe già stato predeterminato dai condizionamenti politici di Benjamin Netanyahu. E per questo – secondo le indiscrezioni di Harel – avrebbe minacciato in via riservata «una ritorsione clamorosa nel caso di una scelta che fosse ritenuta scarsamente motivata da ragioni operative e/o economiche». Quale sia la «ritorsione clamorosa» non è dato saperlo. Secondo Harel però i sudcoreani sarebbero pronti anche a congelare tutti i rapporti commerciali con Israele nel settore della difesa.

Non è una cosa da poco. Ogni anno, lo Stato ebraico acquista prodotti militari dalla Corea del Sud per una media di 280 milioni di dollari. Ed è per questo che il ministero della Difesa israeliano, in un incontro urgente con l’ambasciatore sudcoreano a Tel Aviv, avrebbe cercato di rassicurare Seul : L’esame dei due candidati è ancora in corso», avrebbero detto i vertici ministeriali. Aggiungendo che «la scelta cadrà esclusivamente su quello che verrà giudicato il miglior jet da addestramento ‘combat’ per le esigenze dell’aeronautica».

Parole che l’analista militare di Haaretz in qualche modo smentisce. Anzi, giudica fondate le paure della Corea del Sud su un possibile «vantaggio significativo» in partenza per quanto riguarda la proposta italiana. «Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi – commenta Harel – è un convinto sostenitore d’Israele e ha relazioni molto strette con Netanyahu. Un’alleanza che il governo israeliano ha un disperato interesse a preservare, nella fase di crescente isolamento internazionale in cui si ritrova».

Leonard Berberi

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flash

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Passaggi (forzati) di testimone
Le forze armate israeliane (Tsahal) hanno da oggi un nuovo rabbino capo militare, dal quale lo Stato maggiore si attende severità contro gli atteggiamenti d’insubordinazione manifestati di recente da soldati-coloni provenienti dalle scuole religiose contro la rimozione di avamposti ebraici nei territori palestinesi. Il prescelto è Rafi Peretz, colonnello pilota della riserva (promosso ora generale), che nella vita civile unisce ai compiti rabbinici e di direttore di un collegio giovanile pre-militare, quelli di marito e padre di 12 figli. Noto per essere uno dei pochi rabbini senza barba, Peretz – come l’uscente Avichai Rontzki, in carica per 4 anni – è un ex ufficiale con esperienze di combattimento e appartiene a una corrente nazional-religiosa rigorista, ma leale verso il sionismo.

Il giudice della Corte Suprema, Dorit Beinish

La scarpa anti-potere
Un israeliano ha lanciato oggi a Gerusalemme una scarpa contro la presidente della Corte Suprema, la giudice Dorit Beinish, colpendola al volto. L’israeliano, di circa 50 anni, la cui identità non è ancora nota, è entrato nell’aula del tribunale dove era in corso un’udienza e dopo essersi fatto indicare da uno dei presenti la signora Beinish si è alzato e urlando contumelie ha lanciato contro di lei una scarpa, colpendola al volto e ferendola in modo apparentemente non grave. L’udienza è stata interrotta, ma dovrebbe riprendere in presenza della signora Beinish. L’aggressore è stato arrestato. Si ignorano per ora le ragioni del gesto.

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