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L’uomo nero?

Avinoam Braverman (foto: Yaron Brener)

Violenza sessuale, tentato stupro, sodomia, rapporti sessuali proibiti, atti osceni, molestie e pubblicazione di materiale proibito. Avinoam Braverman, 34 anni di Tel Aviv dovrà rispondere a tutte queste accuse. Giustificandole una per una.

Brutta storia dalle parti di Rotschild Boulevard. Che spaventa i piccoli. Ma soprattutto i genitori di almeno mille ragazzine, tutte minorenni, contattate dal presunto pedofilo Braverman via chat. L’accusa della Corte israeliana è riuscita a provare la violenza fisica su almeno quattro vittime. Una di queste sarebbe stata violentata più volte nel corso degli ultimi mesi. Ma in ballo ci sarebbe sesso proibito con almeno un’altra dozzina di minorenni.

Negli ultimi quattro anni – secondo la ricostruzione della Procura di Tel Aviv – Braverman ha navigato tranquillamente sulle chat e sui forum utilizzati dalle adolescenti. E sempre con la stessa tecnica: presentandosi come un ragazzino timido di nove anni, facendo tanti complimenti sull’estetica delle ragazze e poi, dopo averle “abbordate”, le convinceva ad avere rapporti sessuali.

In un caso, gli investigatori sono riusciti a risalire anche alle parole. Dopo avergli dato il proprio numero di cellulare, una delle ragazze ha scritto a Braverman: “Se mi porti 200 shekel (40 euro circa) puoi farmi tutto quello che vorrai”. “Se ne porti la metà – continuava il messaggio – vedremo cosa fare…”. I due si sono incontrati a casa della minorenne. Dove hanno avuto rapporti sessuali frequenti.

E Braverman? Per adesso tace. E fa parlare il suo avvocato difensore, Bentzi Kovler: “Potremmo muoverci soltanto quando entreremo in possesso di tutte le prove a supporto dell’accusa”, taglia corto il legale.

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La Storia riveduta. E corretta

Il gerarca nazista Adolf Eichman alla sbarra in Israele

Ad un certo punto, in tutti i libri di storia, c’è un vuoto. Non si sa nulla di Eichman. E, soprattutto, del processo del secolo. Quello che ha avuto luogo in Israele. Quello che ha portato il gerarca nazista protagonista dello sterminio degli ebrei, scovato in Argentina, all’impiccagione negli anni ’60. Quello che, agli occhi del mondo, apparve come un timido risarcimento per le vittime dell’Olocausto. “Banalità del male”, sintetizzò Hanna Arendt.

Ora, dopo mezzo secolo, qualcosa è cambiato. Dal prossimo anno scolastico, la storia di Eichman approderà nei libri di testo delle scuole superiori israeliane. La decisione, scrive il quotidiano Haaretz, è stata presa dal ministero dell’Istruzione sulla base del parere di un comitato di esperti guidato dalla storica Hanna Yablonka, dell’Università Ben Gurion.

Il caso Eichmann non è solo un nazista processato in Israele. E’, soprattutto, un punto di svolta nella formazione della identità d’Israele e nel suo rapporto con la memoria della Shoah. E una lunga storia di discussioni laceranti, anche dentro al mondo ebraico.

Ma ora, ha stabilito il ministero, è venuto il momento di dedicare almeno un capitolo dei testi scolastici di storia a quell’evento drammatico e cruciale. Il problema è il taglio che si vorrà dare. Un processo che, anche se concluso, continua a far discutere. Perchè fu allestito non per ragioni legali, ma simboliche (per unire gli israeliani nel lutto e per favorire l’integrazione non facile dei superstiti).

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Valvola di sfogo?

Picchiato. Minacciato con un coltello. Rinchiuso per ore in un carro armato in disuso. Costretto a prelevare soldi dal suo bancomat. Per darli agli aguzzini. Esercito israeliano nel ciclone, dopo che un soldato ha denunciato due suoi colleghi per aver subito abusi. Non una volta. Non due. Ma per tre settimane di fila.

“Dicevano che se lo spifferavo a qualcuno mi avrebbero massacrato di botte”, racconta ora il ragazzo. Sul fronte militare c’è il più assoluto riserbo. Quello che s’è saputo è che i due autori staranno in cella fino al 30 gennaio. Mentre tra pochi giorni dovrebbe partire il processo a loro carico.

In un caso, quando la vittima s’era rifiutata di dare la chiave della sua stanza, i due aguzzini gli hanno lussato un braccio. In un altro, l’hanno svegliato nel cuore della notte e l’hanno costretto a giocare con i videogiochi. Non contenti, quando il ragazzo ha perso è stato picchiato.

“E’ stato soltanto un gioco tra amici, nulla di violento”, si sono giustificati gli imputati. Che hanno poi negato gran parte delle accuse.

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