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Ben Gurion vs. Torah

Talebanizzazione. Chissà a cosa starà pensando David Ben Gurion. E chissà a cosa starà pensando Benyamin Netanyahu. Perché è bastato che un suo ministro – della Giustizia, per di più -, un tale Yaakov Neeman, esaltasse la Torah come unica legge dello Stato che decenni di lotte e un governo saldo al potere venissero messi in discussione.

In Israele è scoppiato un caso politico. Sfociato, per la sua particolare conformazione sociale, in caso nazionale. Con i laici che attaccano i religiosi. Ricordando il padre della nazione. Quel Ben Gurion che permise al Paese di nascere, crescere e prosperare. Ed ecco che da più fronti si parla di ritorno al passato. Peggio: di allineamento alle teocrazie. Talebanizzazione. Appunto.

“Passo dopo passo, noi restituiremo agli israeliani la gloria delle leggi della Torah e faremo della Halakha (i precetti religiosi ebraici, nda) la legge fondamentale dello Stato”, ha detto il ministro-tecnico Neeman, di fronte a una platea di rabbini e allievi di scuole religiose. “Dobbiamo riportare la nazione all’eredità dei nostri Padri, la Torah ha in sé la soluzione completa a tutte le questioni con le quali ci confrontiamo oggi”. E giù con gli applausi.

Ma anche sconcerto. E irritazione. Tzipi Livni (Kadima): “Tali dichiarazioni devono preoccupare tutti quelli che hanno a cuore il futuro di Israele”. Meretz (partito comunista): “Visione orripilante che precipiterebbe il Paese verso un processo di talebanizzazione”. Partito arabo: “Il ministro dovrebbe essere silurato dal premier”.

A nulla è valsa la parziale retromarcia. Perché il ministro-tecnico ha palesato un dibattito che negli ultimi mesi si sta facendo sempre più acceso: secolarizzazione o talebanizzazione?

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