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Nel cuore di Hebron ebrei e musulmani si mettono a giocare a calcio. E si divertono

La partita di pallone tra israeliani e palestinesi nel cuore di Hebron, la città divisa e tormentata dalle violenze (foto di Yair Altman)

La partita di calcio – e di Pace – quando e dove meno te l’aspetti. Yair Altman, giornalista del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth è a Hebron. Il cuore, tormentato, della Palestina. Il cronista sta seguendo i diecimila ebrei arrivati in città per visitare il pezzo di Torah alla Tomba dei Patriarchi. Un edificio religioso per gli ebrei, ma anche per i musulmani. Perché la Tomba dei Patriarchi è anche la Moschea di Abramo/Ibrahim.

E comunque. Alla fine della cerimonia religiosa, Altman assiste a un evento che non si registrava da anni: una partita di calcio, appunto. Ma giocata tra ebrei e musulmani. Soprattutto: senza forze di polizia a proteggere gli uni o gli altri. È successo tutto sabato pomeriggio. E per capire quanto la giornata sia stata storica bastava guardare anche ai negozi palestinesi: erano rimasti aperti per i clienti ebrei.

Tutto è iniziato – racconta Altman – quando alcuni giovani israeliani, visitando la città, hanno visto alcuni coetanei musulmani giocare con un pallone da calcio. A quel punto gli ebrei si sono uniti e hanno formato delle formazioni miste. Si sono messi a giocare. A guardare la scena, poliziotti dell’Anp e i soldati dell’esercito di Gerusalemme. Che, per la prima volta, non hanno premuto grilletti, ma si son divertiti a fare il tifo.

«C’è stato un tempo in cui israeliano e palestinesi avevano un ottimo rapporto», ricorda Noam Arnon, portavoce della Comunità ebraica di Hebron. «Dopo quello che abbiamo visto sabato la nostra intenzione è tornare a quegli anni». Basterà una partita di pallone?

Leonard Berberi

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