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“Prego esibire l’appartenenza etnica”

Nome, cognome data e luogo di nascita, altezza, caratteristiche fisiche, professione. Basta così? Non proprio. Perchè a ogni residente in Israele viene richiesta anche un’altra etichetta: l’appartenenza etnica. Ebreo, arabo, russo, ecc.

E’ così che un gruppo d’intellettuali laici ha fatto ricorso alla Corte suprema di Gerusalemme per togliere l’indicazione obbligatoria di appartenenza etnica sui documenti d’identità. O meglio: chi lo vuole, deve avere il diritto di presentarsi soltanto come cittadino “israeliano”, senza distinzioni ulteriori.

L’iniziativa, promossa dall’associazione “Io sono Israeliano”, parte anche per criticare la destra religiosa e nazionalista del Paese. E perché secondo i firmatari  “l’insistenza dei nazionalisti sulla natura ebraica dello Stato sionista rischia di compromettere le credenziali democratiche del Paese. Mentre l’eccessiva sottolineatura delle distinzioni fra un gruppo etnico e un altro minaccia di indebolire l’unità del Paese e di giustificare la creazione di ghetti”.

“È assurdo! – sbotta l’accademico Uzi Ornam – Siamo forse l’unico Stato al mondo che non riconosce l’esistenza di un popolo israeliano propriamente detto”. “Nel nostro Paese – svela Yoela Harshefi, avvocato dell’associazione – ci si può dichiarare persino di nazionalità o etnia sconosciuta, ma non israeliano”.

In Israele, i registri dello stato civile prevedono l’indicazione tassativa dell’appartenenza a una comunità etnico-nazionale.

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Passaggi (forzati) di testimone
Le forze armate israeliane (Tsahal) hanno da oggi un nuovo rabbino capo militare, dal quale lo Stato maggiore si attende severità contro gli atteggiamenti d’insubordinazione manifestati di recente da soldati-coloni provenienti dalle scuole religiose contro la rimozione di avamposti ebraici nei territori palestinesi. Il prescelto è Rafi Peretz, colonnello pilota della riserva (promosso ora generale), che nella vita civile unisce ai compiti rabbinici e di direttore di un collegio giovanile pre-militare, quelli di marito e padre di 12 figli. Noto per essere uno dei pochi rabbini senza barba, Peretz – come l’uscente Avichai Rontzki, in carica per 4 anni – è un ex ufficiale con esperienze di combattimento e appartiene a una corrente nazional-religiosa rigorista, ma leale verso il sionismo.

Il giudice della Corte Suprema, Dorit Beinish

La scarpa anti-potere
Un israeliano ha lanciato oggi a Gerusalemme una scarpa contro la presidente della Corte Suprema, la giudice Dorit Beinish, colpendola al volto. L’israeliano, di circa 50 anni, la cui identità non è ancora nota, è entrato nell’aula del tribunale dove era in corso un’udienza e dopo essersi fatto indicare da uno dei presenti la signora Beinish si è alzato e urlando contumelie ha lanciato contro di lei una scarpa, colpendola al volto e ferendola in modo apparentemente non grave. L’udienza è stata interrotta, ma dovrebbe riprendere in presenza della signora Beinish. L’aggressore è stato arrestato. Si ignorano per ora le ragioni del gesto.

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