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La Knesset denuncia: i viaggi della Memoria costano troppo

Millecinquecento euro. Poco meno di uno stipendio mensile medio. È quanto dovrà sborsare uno studente israeliano per la gita di classe in Polonia a vedere i luoghi dell’orrore nazista. I conti, fatti dal Centro di informazione e ricerca della Knesset, secondo il quotidiano Haaretz costituiscono anche una denuncia: se i prezzi continueranno ad essere così alti, gli studenti con un reddito famigliare medio e basso non potranno più permettersi di ricordare quello che è stato.

Ogni anno, le gite verso i luoghi dell’orrore costano qualcosa come 22 milioni di euro. Ogni studente – continua lo studio – spende circa 500 euro per il volo e altri 550 per hotel, trasporto urbano e biglietto d’ingresso nei campi di concentramento.

(foto Peter Andrews / Reuters)

Con spese del genere chi si trova in una classe sociale poco agiata in Polonia non ci va proprio. Ma anche chi comunque gode di un reddito accettabile potrebbe iniziare a risparmiare su questa voce. Per questo lo studio mette a punto le sue proposte per ridurre il costo di circa 470 euro, così da rendere più accessibile l’iniziativa.

Un modo per risparmiare potrebbe essere quello di dimezzare la durata: dagli attuali 7-8 giorni a quattro. Oppure quello di viaggiare su voli di linea e non su charter organizzati soltanto per le gite scolastiche. E per risolvere il problema degli aerei che non sempre sono pieni, allora il Centro propone di anticipare o posticipare il viaggio di alcune comitive così da riempire il velivolo. Tutti accorgimenti che andrebbero a beneficio degli studenti. E della memoria collettiva.

I viaggi organizzati verso la Polonia esistono dal 1988. Il prossimo anno scolastico, scrive Haaretz, circa 25mila studenti metteranno piede laddove i propri bisnonni hanno trovato la morte.

Leonard Berberi

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Israele, svanita nel nulla una squadra di cestisti della Guinea

A essere ottimisti è solo una fuga dal paese in guerra. A essere pessimisti, un gruppo di possibili terroristi sparsi per Israele. Ma alla domanda non sfugge nessuno: che fine hanno fatto i 15 cestisti, o presunti tali, arrivati a Tel Aviv con un volo partito dalla Guinea Bissau?

La formazione, tutta di giovani studenti, era arrivata in Israele per partecipare al torneo accademico di Eilat, nel sud del Paese, organizzato dall’associazione nazionale israeliana di basket universitario. Ma una volta atterrati al “Ben Gurion International Airport” e portati in un ostello di Tel Aviv gli atleti sono scomparsi. Con una scusa banale: «Non vogliamo dormire in un ostello, vogliamo vedere la città». Una volta usciti – con i loro bagagli –, non sono più tornati.

Secondo l’agenzia per l’immigrazione si tratta di una prassi comune: «Arrivano qui da noi con un visto regolare, poi spariscono dalla circolazione e iniziano a lavorare in nero». «Purtroppo sempre più africani fanno così – spiega il generale Amnon Ben Ami, direttore dell’Autorità per l’immigrazione –. Vengono muniti con un visto soprattutto turistico, poi svaniscono nel nulla».

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