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Postcards from Middle East / 71

Truppe britanniche per le vie della città di Betlemme. Nel 1938

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attualità

Cisgiordania, l’adozione di un libro “bipartisan” nelle scuole palestinesi diventa un giallo

«Questa è la versione palestinese. E ora, per favore, girate pagina, per sapere quella israeliana». Per una volta la Cisgiordania precede lo Stato ebraico. Almeno nei libri di testo adottati dalle scuole. Almeno per fare un passo avanti. Forse. Perché quello che all’inizio sembrava essere uno schiaffo alla democrazia israeliana, dopo qualche ora è stata smentita da ufficiali palestinesi.

Facciamo un passo indietro. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, l’Autorità nazionale palestinese avrebbe deciso di adottare il libro “Imparare la narrativa storica dell’altro”, un testo che racconta la storia del Medio oriente dal punto di vista sia dei palestinesi che degl’israeliani. Sarebbe la prima volta per gli studenti della Cisgiordania quella di conoscere anche la versione degli ebrei.

La copertina del testo con entrambe le versioni della storia mediorientale

Lo stesso libro, l’anno passato, era stato bocciato dal ministero dell’Educazione dello Stato ebraico. E tra pochi giorni il dicastero dovrà vedersela con il primo “ribelle”: Aharon Rothstein, preside del liceo Sha’ar Hanegev, vicino a Sderot. Rothstein «dovrà chiarire» perché ha deciso di adottare quel testo.

«I palestinesi dimostrano di essere più avanti del nostro ministero dell’Educazione quando si tratta di far conoscere l’altra versione sul conflitto», ha detto al quotidiano Haaretz un funzionario addetto alla gestione del libro contestato. E ha aggiunto che tutto questo «è una situazione imbarazzante».

Solo che – citato dall’agenzia palestinese Maan News Agency – un funzionario del ministero dell’Educazione di Ramallah ha smentito l’adozione del testo con la versione “sionista”.

L’unica cosa certa, per ora, è che all’interno del testo c’è il lavoro di docenti israeliani, palestinesi e svedesi, coordinati da Dan Bar-On, docente dell’università Ben Gurion del Negev, e Sami Adwan dell’ateneo di Betlemme. Questa collaborazione ha soprattutto un obiettivo: promuovere la coesistenza tra i popoli. Pagina dopo pagina.

I primi a beneficiare di questi libri di testo saranno due licei nei pressi di Gerico. L’ultima edizione è scritta in tre lingue (arabo, ebraico, inglese) e prevede uno spazio dove gli studenti possono scrivere le loro annotazioni a margine di ogni capitolo.

Leonard Berberi

(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 ottobre, ore 23.38)

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attualità, cultura

Israele, libri di storia incompleti. Scoppia la polemica

Bambini giocano nei pressi di Beirut - nel 1982 - su quello che resta di un carro armato impegnato nella guerra del Libano (foto: Steve McCurry)

La prima guerra del Libano? Mai combattuta. Gli Accordi di Oslo? Mai firmati. I libri di storia delle scuole israeliane iniziano a diventare motivi di scontro durissimo tra intellettuali e storici da una parte e il governo dall’altra. Perché – accusano i primi – «ai nostri figli viene insegnata una storia parziale, incompleta e in alcuni passaggi senza senso».

«Non possiamo mettere nei libri di testo tutti gli eventi storici», si giustificano dal Ministero dell’Educazione. Ma la polemica scatenata qualche giorno fa, quando gli insegnanti hanno ricevuto le linee guida dei prossimi tre anni, rischia di mettere a nudo un sistema educativo che soffre da sempre le troppe lacune.

Le lezioni di storia – fa sapere il quotidiano Haaretz – saranno suddivise in due blocchi. Gli argomenti sono quelli soliti: il Nazismo, l’anti-semitismo, la Seconda guerra mondiale, l’Olocausto, la costruzione dello Stato d’Israele nel Medio Oriente. Senza dimenticare i conflitti nell’area, a partire dalla guerra del 1973, e gli accordi di pace tra Israele, Egitto e Giordania.

Nessuna menzione per la prima guerra in Libano o gli Accordi di Oslo. «Ci vogliono almeno 20-30 anni prima di arrivare ad avere una prospettiva storica attendibile», hanno da sempre fatto sapere dal ministero dell’Educazione. Ma, hanno fatto notare gli studiosi, «com’è possibile che questo lasso di tempo non valga per il capitolo che riguarda l’immigrazione ebraica in Israele degli ultimi due decenni?».

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