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Israele, arrivano i minatori cileni. Per loro feste, visite e l’incontro con Simon Peres

Dagl’inferi alla Terra Santa. Quattro mesi dopo, eccoli qui Josè Enriques e i suoi amici, i minatori cileni diventati famosi in tutto il mondo. Scendono da un volo “El Al” allo scalo internazionale “Ben Gurion” di Tel Aviv. Accolti da un clima più che primaverile salutano, fanno fotografie e filmini. Sorridono. Abbracciano il ministro del Turismo, Stas Misezhnkov, l’ambasciatore del Cile, Joaquin Montes, e l’amministratore delegato della compagnia aerea, Eliezer Shkedi.

Della comitiva intrappolata in fondo a una miniera cilena, ne sono arrivati trentuno su trentatré. E tutti con le proprie famiglie. Per una settimana gireranno Israele quasi fossero delle star o delle personalità politiche mondiali. Visiteranno i luoghi sacri (dell’Ebraismo), lo Yad Vashem e anche il presidente Simon Peres (ora in Spagna).

Perché proprio in Israele?, hanno chiesto i cronisti. «Questa è la culla delle religioni», hanno risposto i minatori. «Siamo qui per ringraziare Dio per averci salvati e per entrare in contatto con Gesù». E magari per farsi una vacanza gratis. Visto che, alla fine, le spese saranno sostenute – in tandem – dalla compagnia aerea e dal ministero del Turismo.

L.B.

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In Israele, boom dei turisti cattolici

Colonne secolari a Cesarea

Sarà pure un Paese per ebrei, ma i cattolici non scherzano. O meglio, i turisti seguaci di Cristo. Nonostante la crisi. Nonostante la tensione interreligiosa sempre presente. Nonostante tutto. Perché nel primo mese del 2010, i pellegrini cattolici hanno trainato il turismo in Israele.

A registrare gli aumenti più consistenti – secondo il ministero israeliano del Turismo – sono stati i brasiliani e gli italiani. Paesi prevalentemente cattolici, appunto. In cifra assoluta, la Francia resta prima, con 11.500 ingressi – nel gennaio scorso -, seguita da Italia (6.700), Polonia (6.000) e Brasile (3.700).

Se si va a guardare il tasso di crescita, notevole il +171% dal Brasile, il +81% dall’Italia e il +60% dalla Polonia rispetto al gennaio 2009 (mese che ha visto l’offensiva militare di Israele proprio contro la Striscia di Gaza).

Secondo il ministro Stas Misezhnikov – stando a quello che scrive l’Ansa – si tratta di un successo legato anche a quelle operazioni “di marketing”. Oltre che ai 10 milioni di shekel (due milioni di euro circa) investiti dal dicastero per una campagna pubblicitaria ad hoc riservata proprio ai Paesi cattolici. “Il turismo cattolico ha ancora un ampio potenziale di crescita e il ministero continuerà a investire, facendo leva sul patrimonio religioso, storico e archeologico di Israele”, ha detto Misezhnikov.

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