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Tel Aviv, coni di plastica contro i mozziconi di sigaretta sulla spiaggia

La novità delle spiagge israeliane: un cono di plastica contro il "tappeto" di mozziconi di sigaretta sulla sabbia (foto di Inbal Tanembaum)

Sono dei piccoli coni di plastica. Il colore, azzurro, ricorda il mare. E si possono trovare proprio a due passi dal mare. Durante tutta l’estate telavivina hanno contribuito – silenziosi – a tenere più pulita la spiaggia. Soprattutto dai mozziconi di sigaretta e dalla cenere prodotta dal tabacco bruciato.

È così che una organizzazione di Tel Aviv – “Una nazione senza mozziconi di sigaretta” – ha risolto il problema di parte della sporcizia prodotta dai bagnanti. Mettendo a loro disposizione questi piccoli coni. Gratis.

Le piccole strutture contenenti una cinquantina di coni pronti all’uso si trovano all’ingresso delle spiagge lungo l’asse Tel Aviv – Jaffa. I bagnanti fumatori sono invitati a prendere un cono nel quale poseranno la cenere e il mozzicone. Alla fine della giornata marittima dovranno svuotare il tutto nel cestino e posare il cono dove l’hanno preso. Prima c’è stata una sperimentazione su tre zone campione: Metzitzim Beach, Hilton Beach e Tzuk Beach. Il successo – discreto – ha spinto l’organizzazione ad estendere l’iniziativa ad altre spiagge.

(foto di Inbal Tanembaum)

«Abbiamo portato in Israele un’idea che abbiamo visto su una spiaggia spagnola», ha detto Yair Wolovitch, uno dei fondatori dell’organizzazione. «Non possiamo fare nulla per il catrame e per le meduse, ma per i mozziconi sì».

Secondo le stime più recenti, ogni anno in Israele vengono buttati per strada circa 6 milioni di mozziconi di sigaretta. Quasi uno per ogni abitante. «Ogni mozzicone – continua Wolovitch – impiega circa quindici anni a decomporsi definitivamente».

Leonard Berberi

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Dieci cose da fare (e vedere) quando andate a Tel Aviv

Dieci cose da fare se siete a Tel Aviv. Dall’alba al tramonto fino a notte fonda. Dieci posti da visitare, dieci punti di vista (diversi) della città da gustare. L’organizzazione Israel21c ha realizzato un video – e un elenco – per vivere la vera città israeliana. Città che, secondo la rivista “National Geographic” si posiziona al nono posto al mondo per la spiaggia più bella.

1. Un giorno allo HaYarkon Park: passeggiate, corse e lunghi respiri nel cuore verde della “città più divertente” del mondo.

2. Colazione al Porto di Tel Aviv: un tempo in rovina, ora uno dei posti più belli e vitali. Un pezzo di città che non dorme mai.

3. Compere in Gan HaHashmall. Non troverete grandi boutique di lusso, ma stilisti che cercano di allontanarsi il più possibile dalla moda mainstream. E a prezzi contenuti.

4. Giocare a “matkot” sulla spiaggia: due racchette di legno, una pallina di plastica e l’acqua fresca del Mediterraneo. Sono gli ingredienti per divertirsi sulle spiagge della città. Giocando a quello che in molti definiscono “lo sport nazionale”.

5. Uno yogurt gelato al “Tamara Yogurt”: di solito le yogurterie si trovano agli angoli della città. Come ad osservare gli incroci – di persone, di macchine e di stili – comodamente seduti e rinfrescati dallo yogurt che, a Tel Aviv, è veramente buono (qui altre yogurterie).

6. Assistere a uno spettacolo al “Suzanne Dellal Centre“: dove lo spirito ebraico e quello musulmano si fondono per dare luogo a interpretazioni del mondo moderno.

7. Una mattinata al mercato delle pulci di Jaffa: a sud di Tel Aviv, nel cuore della parte araba della città, ogni mattina, migliaia di bancarelle invadono l’area del vecchio mercato. Dopo la lunga scarpinata, potrete mangiare falafel, kebab, hummus e altri cibi tipici dirigendovi verso il mare e verso la torre dell’orologio.

8. Atletica lungo la “New Promenade”: chi è stato a Tel Aviv se n’è già accorto. Chi ci andrà, lo vedrà: quasi tutti i telavivini presentano una forma fisica pressochè perfetta. Merito, soprattutto, dell’intensa attività fisica che li tiene impegnati anche per tre ore al giorno. Attività che si svolge lungo tutta la promenade che costeggia il mare. Dal porto cittadino (a nord) fino al porto di Jaffa (al sud).

9. Cena al “Goocha“: carne e, soprattutto, pesce a volontà. Musica bella – e a basso volume – e servizio in tavola efficiente. Prezzi medi. A pochi passi dal cuore del divertimento notturno.

10. Nottata al “Gazoz“: musica e drink a volontà. Prezzi alti. Arredamento moderno, come il cuore della città.

Il video delle dieci cose da fare a Tel Aviv (da Israel21c)

Cari lettori, Falafel Cafè va per qualche giorno in vacanza. Ci rivediamo presto. Grazie per le tante visite e i tanti commenti. Buona estate (l.b.)

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Hamas affitta le spiagge di Gaza. Ma ora può andarci solo chi ha i soldi

La spiaggia privatizzata della Striscia di Gaza. E' qui che emerge la vera stratificazione sociale dell'area

Gaza come Tel Aviv. Almeno a vedere la spiaggia. Approfittando delle interruzioni quotidiane di energia elettrica e con l’aiuto del caldo, migliaia di abitanti della Striscia si sono riversati sulla costa per trovare sollievo.

Ma questo ha messo in mostra anche la tendenza di Gaza a copiare l’esempio telavivino delle spiagge recintate e privatizzate. Una decisione dell’esecutivo di Hamas che spera di risanare le casse pubbliche affittando a privati – per migliaia di dollari al mese – pezzi di spiaggia.

Ma questo – come hanno fatto notare gli inviati dei giornali israeliani – ha finito con il mettere in mostra la vera stratificazione sociale dell’area: quelli che non possono permettersi nemmeno una sdraio e un ombrellone, quelli che possono passare un giorno in un lido privato e quelli che hanno abbastanza soldi da passare intere settimane in bungalow lussuosi.

Il divertimento serale: bibite costose, televisori ultrapiatti per vedere le partite dei mondiali e musica araba a tutto volume

I prezzi? Due euro a testa al giorno per entrare in una spiaggia privata e avere a disposizione sedia e ombrellone. Più altri tre euro (sempre a testa, sempre al giorno) per avere altri accessori da mare. Senza considerare bevande, gelati, cibo. Tutti costi extra che pesano sul bilancio famigliare.

Soldi che – spiega un bagnante di Beit Hanoun – non hanno a disposizione le famiglie numerose e povere di Gaza. «E cioè la maggior parte di chi vive qui».

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