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Postcards from Middle East / 44

Un anziano palestinese cammina su di un asino vicino ai soldati israeliani dell'Idf vicino al luogo dove due palestinesi sono stati uccisi, nel villaggio di Awarta, vicino Nablus (West Bank). I militari israeliani hanno sparato ai due palestinesi dopo che questi hanno iniziato ad attaccare un altro soldato (Abed Omar Qusini / Reuters)

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Hebron, soldati sbagliano strada e vengono picchiati

Scontri a Hebron. Una città della West Bank dove vivono 180mila palestinesi e circa 600 coloni ebrei (foto Ap)

L’incidente, alla fine, è stato solo imbarazzante. E con qualche escoriazione. Perché sarebbe bastato davvero poco per trucidare 15 soldati israeliani. Tutto per colpa di un cittadino palestinese che ha indicato loro la direzione sbagliata. Chissà se intenzionalmente o meno.

E comunque. Nel mezzo della giornata – l’ennesima, carica di tensione – a Hebron, sud della West Bank, un gruppo di militari si sta esercitando correndo in lungo e in largo per l’area cittadina. Non sono vestiti di verde, non indossano scarponi neri di pelle, non sono armati.

Ad un certo punto, si fermano a chiedere indicazioni a un anziano palestinese. Che spiega loro la direzione da prendere. Peccato che – per cause ancora da accertare – in pochi passi i soldati si siano trovati nel mezzo dell’area palestinese di Hebron. Che, in giorni normali, sarebbe indicata con cartelli e check point. Ma nelle ultime ore, da parte di Israele, c’è stata qualche apertura. Così certi check point sono venuti meno e le barriere fisiche pure.

Una volta nell’area musulmana, i soldati vengono circondati e picchiati. Finiscono tutti in ospedale – insieme a due palestinesi – e se la caveranno in pochi giorni. “Li hanno scambiati per ladri o per coloni ebrei”, racconta un residente allo Yedioth Ahronoth. “A quel punto, alcuni palestinesi hanno iniziato a lanciare pietre e a pestarli”.

I coloni sono arrabbiatissimi. Un po’ per l’incidente. Un po’ – anzi, soprattutto – per il fatto che l’Esercito israeliano avrebbe “abbassato la guardia e deciso di non proteggere più gli ebrei di Hebron”, urla Baruch Marzel, uno dei più importanti attivisti di destra.

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Aria pulita

Il problema l’avevano posto in tanti. Soldati, comandanti, generali. Del resto, ne andava della stessa incolumità. Così, un po’ a sorpresa, l’ esercito israeliano ha deciso di distribuire a soldati di unità combattenti, a partire dal prossimo marzo, un tipo rivoluzionario di calze che permette a queste di «respirare» e di restare asciutte per due settimane.

In questo modo si evitano cattivi odori e la formazione di micosi, un fastidioso disturbo diffuso tra soldati costretti a operare sul campo per periodi prolungati. Secondo il quotidiano Maariv a prevenire questi due fenomeni è un additivo metallico nel tessuto usato per le calze.

L’impiego sperimentale di queste calze tra alcune unità di fanteria ha avuto risultati «spettacolari», ha assicurato il generale Nissim Peretz, capo della divisione logistica dell’ esercito.

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