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E con i tunnel clandestini Hamas ora porta cibo ai soldati egiziani

(foto Ap)

Succede anche questo. Succede che per una volta i tunnel clandestini che collegano la Striscia di Gaza all’Egitto ora abbiano cambiato funzione: non più cibo, merci, armi dal Sinai verso Hamas. Da cinque giorni a questa parte, notano alcuni giornalisti palestinesi, il flusso sta andando in senso contrario per dare una mano ai soldati dell’esercito del Cairo che, con le manifestazioni sparse in tutto l’Egitto, ora sono abbandonati a loro stessi.

La decisione pare sia stata presa dai vertici di Hamas. I tunnel di Rafah, la città frontiera, dovranno essere utilizzati per aiutare i militari egiziani. E da qualche giorno passa quel che serve al sostentamento: pane, acqua, farina, uova, verdure.

Al Cairo si protesta (e si spara), ad Alessandria pure. Ma a pochi chilometri dal confine i beduini, sfruttando il vuoto temporaneo di potere, hanno iniziato a bloccare tutte le strade che portano a Rafah, la città egiziana che delimita il paese e la Striscia. Così ai soldati non arriva più nessun aiuto.

Il gesto di bontà di Hamas ha però fatto storcere la bocca a tanti. Che cosa vuole fare l’organizzazione terroristica che gestisce Gaza, quindi anche i tunnel clandestini? L’obiettivo dei miliziani islamici è quello di prendersi tutto il Sinai? Domande. Che per ora lasciano il posto a una solidarietà tutta particolare.

© Leonard Berberi

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Israele, per i soldati religiosi arriva la “tecnologia kosher”

All’apparenza è un mouse normale. Nella realtà pure. Se non fosse che sopra ai due tasti sono stati piazzati dei cilindretti metà rossi e metà argentati. La funzione resta la stessa – quella di lavorare sullo schermo di un pc – ma il destinatario è solo uno: il soldato ultraortodosso.

Sì perché al rabbinato militare israeliano era stato posto un problema non da poco: come fanno a lavorare i soldati religiosi durante lo Shabbat? La risposta è semplice: non lavorano.

Questo mouse kosher potrà essere usato anche durante lo Shabbat senza violare il precetto religioso del riposo assoluto

Però poi è successo in più d’una occasione che durante il giorno del riposo assoluto qualcuno dal Libano o da Gaza abbia sparato qualche razzo e nessuno abbia dato l’allarme. Perché chi doveva farlo non poteva lavorare, essendo religioso. O meglio: non avrebbe potuto toccare quella tecnologia perché glielo vietavano i precetti religiosi.

È così che quelli del rabbinato militare hanno creato una serie di oggetti che potranno essere utilizzati durante lo Shabbat senza commettere peccato. Qualcuno l’ha chiamata l’“informatica kosher”. Per questo ci sono il mouse kosher, il touch screen kosher, le lampadine e le torce kosher, l’aria condizionata kosher.

Tutti strumenti che non saranno forniti dall’esercito israeliano – per evitare le accuse di favoritismo a una particolare categoria –, ma dovranno essere acquistati dal soldato stesso. Il prezzo, giurano, è contenuto. Mentre più di qualcuno ha fatto notare che in questo modo si spendono soldi inutilmente. Del resto – hanno suggerito – «basterebbe mettere nei turni di guardia durante lo Shabbat soldati non religiosi».

L.B.

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La soldatessa di Facebook: “Ammazzerei e macellerei volentieri gli arabi”

«Io non sono una torturatrice. Anzi, ho sempre trattato con il massimo rispetto e amore tutti i detenuti palestinesi». «Gli arabi li ammazzerei volentieri. Anzi, li macellerei pure». Due frasi, due concetti, stessa persona a pronunciarli.

Eden Abergil, è la ragazza israeliana diventata – tristemente – famosa per aver pubblicato delle foto con lei divertita a fianco ai detenuti palestinesi legati e bendati. Se fino a ieri continuava a negare di essere una ex soldatessa sadica, oggi ha cambiato registro. Ha iniziato a offendere tutti quelli che si erano occupati del caso. E a lanciare strali contro gli arabi.

«In una guerra non ci sono regole», ha scritto ieri Eden nella sua pagina Facebook. Che ha passato tutto il giorno a rispondere – piccata – ai tanti fotomontaggi pubblicati su molti profili del social network e che prendevano in giro lei.

«Non permetterò a nessuno di rovinare la mia vita perfetta», ha replicato a una ragazza, sempre via Facebook. «Non intendo sopportare le lagne degli amanti degli arabi e non sono per nulla pentita di quello che ho fatto». E via così. Con offese e sfottò.

Leonard Berberi

Leggi anche: Abusi, violenze, pestaggi. Le soldatesse cattive dell’esercito israeliano

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