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I coloni israeliani sbarcano sul web

L'home page del sito web dei coloni israeliani

Arroccati sulla sommità delle colline. Chi con la villa e una piscina. Chi con un semplice appartamento di un anonimo palazzo. E chi con un container. Nella Terra Promessa. Nella West  Bank. In Palestina. Tre nomi, stesso posto. Ma se siete un colono ebreo il nome è solo uno. Il primo.

Quell’arrocco però, in tempi di web 2.0, di social network, insomma in tempi di Internet, ecco quell’arrocco non ha più senso. Perché isola dal mondo. E dal parentato. Così son dovute passare un po’ di generazioni, prima che qualcuno si ricordasse della Rete.

La notizia è che anche loro – i coloni – sono sbarcati su Internet. Hanno creato un portale web semplice semplice. Si chiama MyIsrael (www.myisrael.org.il) e ha un grande obiettivo: diventare il punto di riferimento di tutti i coloni israeliani sparsi per la Terra Promessa-West Bank-Palestina.

Il sito, tutto in ebraico, offre una serie di strumenti che permette agli abitanti degli insediamenti di ricevere informazioni, ma anche di interagire tra loro attraverso social network come Facebook e Twitter, e un canale Youtube. L’ultimo strumento messo a disposizione degli utenti è un’applicazione per computer e iPhone che fornisce notizie e aggiornamenti utili ai coloni e viene usata anche per mobilitare i sostenitori.

MyIsrael nasce da un’idea di Naftali Bennett, direttore generale del Consiglio delle comunità ebraiche di Giudea, Samaria e della striscia di Gaza ed ex-collaboratore del primo ministro Benjamin Netanyahu. L’idea, ha detto Bennett al Jerusalem Post, è nata perché “i media tradizionali sembrano aver assunto una posizione politica che esclude la schiacciante maggioranza degli israeliani sionisti”.

“Dico a tutti gli attivisti sionisti del Paese, smettete di piangere per i media, connettetevi a Facebook e iniziate ad agire”, ha continuato Bennett. Il sito, nelle intenzioni del suo creatore, non è solo uno strumento di pubbliche relazioni, ma qualcosa che dovrebbe spingere il pubblico a impegnarsi e fornire idee.

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Hamas accusa: “Israele sta reclutando spie via Facebook”

Dice Hamas: “Israele arruola spie da Gaza usando Facebook”. Peggio: minacciandoli con Facebook. La notizia, resa pubblica dalla Bbc, parte dalle dichiarazioni di Ehab al-Hussein, portavoce del ministero dell’Interno dell’organizzazione terroristica che governa la Striscia.

Secondo lui, i servizi di sicurezza di Gerusalemme hanno iniziato a impossessarsi di dati riservati degli iscritti palestinesi al social network per poi usare queste informazioni contro di loro e offrendo come unica via d’uscita quella della collaborazione. Insomma, prima si minaccia poi si chiede di fare da spia per conto del Mossad.

“Ci sono molte persone che scrivono su Facebook le loro cose private, ignorando che a entrare nei loro profili c’è Israele”, ha denunciato al-Hussein. Che poi ha detto di avere anche lui un suo profilo personale e di aver scritto bene in vista che è un “portavoce di Hamas”.

A confermare l’allarme, secondo la Bbc, sarebbe il racconto di Khaled, un cittadino di Gaza che, ferito dagli attacchi dell’anno scorso e ricoverato in un ospedale israeliano, dovette rispondere alle domande di alcuni agenti. Le domande giravano tutte sul vicinato di Khaled e i militari chiedevano quali di questi avessero particolari legami con Hamas. “Mi hanno detto che queste informazioni preliminari su di me le avevano avute dal mio profilo Facebook”, ha riferito Khaled.

Ronen Bergman, un esperto sull’intelligence israeliana, si mostra scettico e dice che questa campagna di reclutamento via social network non è nello stile del Mossad.

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Shidonni, il social network vietato ai maggiorenni

Si chiama Shidonni. E’ tutto colorato e pieno di animaletti. E viene da Rehovot, una cittadina vicino Tel Aviv. Non è un videogioco. E nemmeno il nuovo cartoon che sarò proiettato nei cinema. Ma un social network. Come Facebook. Ma vietato ai maggiorenni.

Shidonni è facile da usare, più controllato e più sicuro. Ha superato i 200mila iscritti, si presenta in otto lingue diverse (manca quella italiana). “Il bambino disegna il suo personaggio o qualsiasi oggetto desideri e noi gli diamo vita”, ha spiegato Ido Mazursky, fondatore e amministratore delegato della società.

Ma Shidonni è anche una sorta di Tamagotchi. Ma del web. Perchè il bambino che si iscrive al social network lo fa iniziando a disegnare l’animaletto preferito. Una volta che dal disegno, l’animale diventa un essere vivente (anche se digitale), il piccolo dovrà prendersene cura e farlo interagire con gli altri presenti nel network.

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