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Niente sms, niente web, niente Facebook. Ecco il primo cellulare “kosher”

Un telefonino “kosher” mancava ancora. Un cellulare, insomma, con melodie hassidiche a far da suoneria e un menu in lingua yiddish.

Qualche compagnia ci aveva provato vendendo prodotti con il blocco delle caselle e-mail e dei profili Facebook. Ma non aveva convinto più di tanto gli ultraortodossi. (continua…)

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Gps, messaggini e diretta tv. Arriva in Israele il funerale 2.0

C’è perfino il sistema Gps. E la diretta video del giorno clou. E un servizio che dà informazioni attraverso gli sms. E, tutto sommato, a prezzi ragionevoli. Certo, il contesto non è granché­: è pur sempre un funerale. Ma vuoi mettere? E’ un funerale 2.0.

Tutti i servizi – Gps, diretta video e sms – sono messi a disposizione da Chevra Kadisha, una società di onoranze funebri di Tel Aviv, per garantire a tutti i parenti del defunto il massimo della comodità e delle prestazioni. Un pacchetto di servizi tutto rivolto al rinnovamento tecnologico dell’impresa.

«Negli ultimi due mesi abbiamo sviluppato un sistema che permette di individuare la tomba che interessa inviando un semplice sms», ha detto Yossi Zrock, il capo dei servizi tecnologici di Chevra Kadisha, al quotidiano Yedioth Ahronoth. «Se una volta arrivato al cimitero uno non si ricorda dove si trovi la tomba del caro defunto, basta che ce lo chieda via sms: scrivendo il nome del parente e inviandolo al *4664 il nostro sistema sarà in grado di rispondere con un messaggino dando le coordinate esatte della tomba».

(foto Reuters)

Ma gli sms non bastano. Per risparmiare tempo la società sta sviluppando un sistema Gps che consenta di trovare subito la tomba attraverso il proprio telefonino. «Sono tecnologie richieste dai grandi cimiteri», continua Zrock. «In quello di Holon – dove si trovano oltre 220mila tombe – noi risultiamo decisivi, è facile per le persone perdersi in mezzo a tutti quei marmi».

Chevra Kadisha sta anche pensando di mettere a disposizione – affittandoli – dispositivi elettronici che, oltre a portare alla tomba richiesta, si occupa anche di fornire particolari sulla vita del defunto con tanto di foto prese dall’album di famiglia. Il tutto per circa quattro euro (a visita).

Prima ancora di tutto questo, la società ha pensato a quei parenti e amici che non hanno la possibilità di assistere alla cerimonia funebre. Come? Creando delle uniche web television attive solo per trasmettere in diretta la celebrazione. Costo: dai 40 ai 70 euro. Per funerale, ovvio. Eppoi, come fare a meno del dvd con l’intera registrazione video della funzione? Ma qui si dovranno sborsare altri 10 euro.

Chevra Kadisha ha investito quasi centomila euro solo per rinnovare il sito web. E per mettere a punto anche un nuovo servizio: l’albero genealogico. Per adesso dovrebbe funzionare solo per chi ha origini dalle parti di Tel Aviv. La società – schedando gli oltre 500mila defunti dell’area cittadina – spera di dare una mano a chi cerca le proprie radici. Pagando, ovviamente.

Leonard Berberi

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Villaggio palestinese rivede dopo anni l’acqua potabile. Grazie agli attivisti 2.0

Il villaggio israeliano di al-Tawana (foto Ynet)

L’ultima volta che avevano visto l’acqua sgorgare dai propri rubinetti non se la ricordano nemmeno. Però la richiesta ufficiale per ripristinare il collegamento idrico l’avevano fatto. Poi rifatto. Quindi ripetuto. Per anni. Ma non c’era nulla da fare.

Poi sono arrivati gli attivisti 2.0. Hanno iniziato a usare Internet. A creare gruppi di pressione e sensibilizzazione via blog, su Facebook, a cinguettare a tutto il mondo su Twitter, a organizzare percorsi “turistici” per le vie del villaggio a secco, a inventare un gioco virtuale. E a diffondere il caso via Wikipedia. Poi, certo, hanno usato anche il telefonino, gli sms e le mail.

È così che, dopo undici settimane di campagna, mille attivisti (quasi tutti israeliani) impegnati in media 55 volte al giorno, tutti i giorni, per 1.850 ore di fila, ecco dopo tutto questo il villaggio palestinese di al-Tawana – dalle parti dei Monti Hebron – ha rivisto l’acqua sgorgare dai rubinetti delle proprie case e dei propri edifici.

Anni di battaglie burocratiche sconfitte da una campagna sul web. «Abbiamo riflettuto molto sul come sensibilizzare le persone sul tema», ha spiegato Ehud Uziel, dell’Associazione per i diritti civili in Israele. «Poi abbiamo adattato l’esigenza del villaggio al modo di informarsi degl’israeliani».

Nella campagna di sensibilizzazione, gli attivisti hanno “bombardato” di mail il ministro della Comunicazione, Moshe Kahlon, e molti parlamentari della Knesset. Dopo undici settimane, due attivisti sono stati contattati dal generale Yoav Mordechai, a capo dell’Amministrazione civile. Che li ha ringraziati per le tante lettere di protesta e ha assicurato loro che il villaggio sarà collegato all’acqua potabile in pochissimi giorni.

«A voler essere onesti non speravamo proprio di arrivare a un risultato così buono», ammette ora Uziel.

Leonard Berberi

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