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I telefonini, la polizia israeliana e il video che fa discutere

I telefonini. Eccoli i veri nemici delle forze di sicurezza israeliane. Si trovano ovunque, si usano comunque. E in qualsiasi condizione. Anche a costo di rischiare qualche manganellata per aver fatto foto o aver realizzato video che potrebbero scatenare la rabbia di un popolo o l’inchiesta dell’Alta Corte.

E’ il caso di questo video. Arriva da Jaffa, la cittadina ormai diventata tutt’uno con Tel Aviv. Si vedono uomini della polizia israeliana strattonare uomini e donne, tutti palestinesi, dall’interno di quella che sembra una casa. Non si hanno molte informazioni. Se non il fatto che la famiglia sarebbe stata sfrattata da una costruzione illegale e quindi da abbattere. Il filmato – per mano di Haim Schwarczenberg – sarebbe stato girato il 4 ottobre scorso.

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In Israele scoppia lo scandalo intercettazioni illegali

Piccolo o grande fratello, si vedrà. Resta il fatto che in Israele è scoppiato da qualche giorno il problema intercettazioni. Stavolta, a differenza nostra, non c’entrano né le Procure e nemmeno premier ricattati. Stavolta è tutta colpa della tecnologia. E di clienti – mogli e mariti, soprattutto – che per rispondere alla loro gelosia prendono strade al limite della legge. In tutto questo c’è un giallo vero e proprio: a un certo punto è stato tirato in ballo anche il gabinetto del primo ministro.

E allora. Si è saputo che centinaia di telefonini di cittadini israeliani potrebbero essere in questo momento spiati potenzialmente da chiunque. Quasi tre settimane fa la polizia ha arrestato 22 persone sospettate di aver prodotto, venduto e utilizzato un software in grado di spiare gli smartphone

La notizia, tenuta nascosta per qualche giorno, è piombata nelle redazioni dei giornali da una fonte interna alla polizia. Ad allarmare gli utenti di telefonia è stato il fatto che il dispositivo incriminato, SpyPhone, si poteva comprare tranquillamente via web. Il software costa da un minimo di 315 euro a un massimo di 600 e l’azienda produttrice promette «risultati altamente professionali». Tra le opzioni dell’utente c’è pure quella di ricevere via e-mail una copia di tutti i messaggi inviati e ricevuti da un determinato apparecchio, oltre alla lista delle chiamate.

Le indagini però hanno iniziato a prendere una piega diversa dopo un paio di giorni. Quando uno degli accusati ha raccontato che l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe ricevuto e installato SpyPhone per poter ascoltare le conversazioni dei cittadini. La polizia non ha né confermato, né smentito. Mentre dal gabinetto del premier è arrivata una smentita.

Israele non è però nuova a questo tipo di scandali. Tra vittime e mandanti, decine di compagnie erano state coinvolte sei anni fa in una vicenda di spionaggio industriale gestito da investigatori privati che si erano infiltrati nei telefonini della concorrenza dei propri clienti. L’anno successivo, nel 2006, scoppiò un nuovo scandalo quando venne fuori che il telefono del capo di gabinetto dell’allora primo ministro, Ehud Olmert, veniva tenuto sotto controllo.

Leonard Berberi

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Ecco iGaza, la prima applicazione per iPhone sulla Striscia

La controffensiva – o resistenza, a seconda dei punti di vista – si fa anche così, con un semplice telefonino. Ne è convinto l’inglese Gary McFarlane che ha creato la prima applicazione per smartphone dedicata alla Palestina. Si chiama iGaza, si scarica gratuitamente da iTunes e una volta installata apre una finestra aggiornata in modo costante sulla Cisgiordania e soprattutto su quello che succede nella Striscia. (continua…)

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