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La nave, l’assalto e il bambino

C’è Ekrem Çetin, il capo macchina della Mavi Marmara, che posa rilassato con un bambino di pochi mesi (suo figlio?). Ci sono musulmani che – dalla nave – pregano in direzione della Mecca. Ci sono bandiere palestinesi svolazzanti. E imam che arringano la folla. E donne con il velo. E immagini di persone che sembrano compagni di viaggio. Anzi, di vacanza.

Poi ci sono le istantanee della notte tra il 30 e il 31 maggio. Si vedono i soldati israeliani che arrivano sulla barca. Due corpi senza vita coperti da bandiere. Volti smarriti. Buio pesto che diventa prima luce dell’alba poi giorno pieno.

Tutte queste sono le foto pubblicate sulla pagina Flickr dell’Ihh, l’organizzazione turca che ha organizzato i viaggi pro-Gaza. Ognuno dei lettori si può fare un’idea. Mi permetto di fare soltanto una considerazione: in tutto questo, quel povero bambino – in braccio a Çetin – che c’entra?

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L’attacco visto dal vignettista Latuff

Una piovra che avvolge tutta la nave dei pacifisti al largo della Striscia di Gaza. Gli occhi rossi di rabbia e una bandiera israeliana attaccata in fronte. Carlos Latuff, vignettista politico freelance nato in Brasile e molto impegnato nel denunciaro gli orrori del conflitto israelo-palestinese, sintetizza così quanto è successo alle 5 del mattino di lunedì 31 maggio.

(Carlos Latuff)

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Crisi Israele-Turchia, salta l’accordo tra El Al e Atlasjet

Questo blog aveva salutato l’accordo come un gesto distensivo. E come un messaggio ai responsabili di governo: basta litigare. Ma le conseguenze del blitz sulla Mavi Marmara e la crisi diplomatica tra Israele e Turchia, hanno finito con il guastare anche un importante accordo economico in alta quota: quello tra la compagnia di bandiera israeliana El Al e la turca Atlasjet.

Entrambe le società hanno comunicato che l’accordo di code-sharing che doveva collegare Tel Aviv e Istanbul è stato annullato. Così il 20 giugno non ci sarà nessun volo inaugurale e le compagnie aeree israeliane continueranno a non avere nessuno scalo in Turchia. Pur essendo quest’ultimo uno dei paesi preferiti dagli ebrei per le vacanze.

«Speriamo di riprendere l’accordo nel prossimo futuro», si sono limitati a dire i due portavoce.

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Bye bye Exodus

La nave Exodus

La vicenda è più nota per il film e per Paul Newman che per i libri di storia. Perché è la pelllicola del 1960 che ha consegnato all’umanità l’avventura dell’Exodus. La nave della speranza. E, soprattutto, Yitzhak Ike Ahronovitch. Il comandante nato in Germania nel 1923, emigrato in Palestina nel 1932 e morto oggi a Hadera, in Israele, dopo 86 compleanni.

Dietro all’Exodus si nascondeva qualcosa di più grande: la lotta degli ebrei contro il mandato britannico in Palestina. Insieme a Yosi Harel (morto l’anno scorso), Ahronovitch radunò 4.554 sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti e, nel luglio 1947, salparono dalla Francia. Destinazione: Israele. La Terra promessa.

C’era soltanto da superare il blocco navale britannico. E infatti non fu superato. L’Exodus fu intercettata. Si scatenò una battaglia a bordo. Alla fine furono uccise tre persone. E la nave riportata in Germania. Ma dal punto di vista mediatico fu un successo. I quotidiani raccontarono la storia. Le riviste dedicarono intere copertine. Poi, nel 1960, il film. E da lì la consegna alla memoria collettiva.

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