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E i laburisti accusano Netanyahu di essersi comprato i “mi piace” su Facebook

L'annuncio su Facebook dei 200.000 "mi piace" della pagina ufficiale di Netanyahu

Ma non è che pure lui, il primo ministro, alla fine ha ceduto alle lusinghe del mercato degli amici su Facebook? Non è che, pure lui, s’è comprato i contatti? La domanda se l’è posta Shelly Yehimovich, ex volto del tg di Canale 2 e, soprattutto, leader del Labour, il partito israeliano di centrosinistra. Quindi l’opposizione all’attuale governo.

Ecco, scrive Yehimovich che grazie a un suo attivista ha fatto una scoperta molto interessante. Scoperta che, in sintesi, si potrebbe scrivere così: Benjamin Netanyahu, primo ministro d’Israele, ha un sacco di “amici” su Facebook che in realtà con lui non avrebbero nulla a che fare. Ergo: se li è comprati.

Tutto è iniziato quando Noga Katz, portavoce del Likud (il partito di centrodestra del premier), ha comunicato che «la pagina Facebook di Netanyahu ha raggiunto i 200mila “mi piace”». Non l’avesse mai fatto. Nel giro di poche ore ecco l’annuncio – sul sito ufficiale – della Yehimovich: Netanyahu? «Un primo ministro sì, ma a vedere i contatti dell’Indonesia e degli Stati Uniti».

Shelly Yehimovich, leader del Labour

E qui bisogna fare un passettino indietro. Un blogger, elettore laburista, ha scoperto che più di metà (52%) dei “mi piace” di Netanyahu è di utenti americani, il 17% è di simpatizzanti israeliani e il 3% di iscritti al social network indonesiani.

Ecco, a parte il fatto – secondo Yehimovich – che sembra improbabile che il primo ministro di un Paese abbia più preferenze in un altro Paese, com’è possibile «che ci siano tutti questi indonesiani a tifare per lui quando l’Indonesia è il più grande Stato musulmano e con il quale noi, Israele, non abbiamo nessun tipo di relazioni diplomatiche?». Scrive ancora, sarcastica, Yehimovich: «Mi sembra poco probabile che il nostro caro premier abbia fatto breccia nei cuori degl’indonesiani». A proposito: di “mi piace” sulla sua pagina Facebook, la leader laburista ne ha circa 20mila.

Dall’ufficio di Netanyahu non hanno ancora replicato alle insinuazioni. Ma è chiaro che questo post, sul web, segna l’inizio della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Elezioni che dovrebbero svolgersi nel 2013 (nei primi mesi del prossimo anno, quindi), ma che – secondo molti – potrebbero essere anticipate, Iran permettendo, per permettere a Netanyahu di approfittare dei sondaggi che lo danno – ancora oggi – favorito per la rielezione.

© Leonard Berberi

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Israele, i laburisti scelgono il nuovo leader

È un po’ la stessa storia in tutto il mondo. Prendete un partito di sinistra – un tempo grande, ora in decadenza –, prendete la lotta estenuante per decidere la leadership e aggiungeteci che ora, in Parlamento, è all’opposizione e là rischia di rimanerci per un bel po’. A meno che non arrivi il Messia (politico).

Il marasma della sinistra da mesi tocca anche Israeke. E infatti è qui che oltre 60 mila laburisti si stanno recando alle urne per scegliere un nuovo leader del partito «Havoda» (laburisti), rimasto senza una guida dopo che il suo numero uno Ehud Barak, ministro della Difesa di un governo di destra, ha deciso a inizio anno la scissione.

Ora il Labour è il quinto partito alla Knesset per ordine di importanza. E pensare che nel suo memoriale politico può contare su dirigenti e statisti illustri come David Ben Gurion (il padre della Patria), Golda Meir, Shimon Peres (attuale presidente del Paese) e Yitzhak Rabin.

L’esito del voto si saprà solo nella tarda notte. La sfida è tra due contendenti, gli stessi due che nelle elezioni di quindici giorni fa hanno raccolto il maggior numero di consensi. Da un lato c’è l’ex sindacalista ed ex ministro della difesa Amir Peretz (59 anni). Dall’altro, l’ex giornalista televisiva e “pasionaria” Shelly Yehimovic (51), unica donna candidata. Nel primo turno è stata quest’ultima a prevalere – di misura – sul primo: 32% contro il 31 dell’ex sindacalista.

Peretz è stato pubblicamente sostenuto dalla figlia di Rabin, Dalia. La Yehimovic ha raccolto da parte sua il sostegno dell’attuale leader della centrale sindacale Histadrut, Ofer Eini. Diversi analisti sostengono che entrambi i candidati sembrano in sintonia con la protesta degli «indignados» che questa estate hanno invocato nelle strade di Israele una maggiore giustizia sociale piantando tende nel cuore dello shopping telavivino.

In tutto questo ci sono i sondaggi d’opinione che assegnano al partito laburista (oggi ha otto deputati) dai 18 ai 22 seggi, sui 120 della Knesset. Numeri incoraggianti, anche se virtuali. C’è solo un piccolo problema, un problema peraltro molto italiano: i rapporti fra Peretz e Yehimovic sono così tesi che non si possono escludere né faide interne, né nuove scissioni.

Leonard Berberi

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