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L’annuncio (insolito) dello Shin Bet: cercasi aspiranti 007 che sappiano benissimo il cinese

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«A.A.A. cercasi aspiranti 007 che parlino cinese in modo perfetto e che lavorino a tutte le ore». Firmato: Shin Bet. Ora, che sia il Mossad a richiedere agenti segreti da mandare in giro e con capacità comunicative senza falle, si può anche capire. Ma che la richiesta venga dall’agenzia israeliana che si occupa della sicurezza interna, lo Shin Bet appunto, questo è particolare. I cinesi stanno minacciando, da dentro i confini, lo Stato ebraico?

La domanda, dopo la pubblicazione dell’annuncio sul sito ufficiale, se l’è posta il quotidiano Ma’ariv. Ed è arrivata a una conclusione: Gerusalemme è preoccupata dai cittadini cinesi presenti nel Paese e teme che qualcuno di questi riesca a captare un bel po’ di segreti da passare a Pechino che, a sua volta, ci metterebbe poco, pochissimo a rivenderli a Teheran.

La spiegazione sembra credibile. Ma fino a un certo punto. Come fa notare più di un analista «la Cina non ci pensa per niente ad avere problemi con Israele e difficilmente manderebbe suoi agenti, almeno ufficialmente, a rovistare tra i segreti dello Stato ebraico. Pechino sa che se venisse scoperto anche un solo uomo loro verrebbe interrotta qualsiasi relazione». Resta, quindi, un altro livello di spionaggio. Quello non ufficiale. Quello che fa affidamento a persone che nulla c’entrano con l’intelligence cinese. E che lavorano a «cottimo».

L'annuncio pubblicato sul sito ufficiale dello Shin Bet

L’annuncio pubblicato sul sito ufficiale dello Shin Bet

E la cosa, almeno per la Repubblica popolare asiatica, non sarebbe nemmeno impossibile da fare. Basterebbe guardare ai cantieri edili di alcuni insediamenti ebraici in Cisgiordania. Se l’80 per cento della manodopera è fatta di lavoratori palestinesi che – per soldi e solo per soldi – tirano su centinaia di case nelle colonie, c’è un venti per cento che, invece, ha passaporto cinese. Costano poco, rompono le scatole ancora meno. E, soprattutto, non sono arabi, musulmani, palestinesi. Sempre più colonie, soprattutto quelle estremiste, decidono di chiamare cinesi per costruire appartamenti, uffici e scuole. Una presenza, regolare, che però potrebbe portare qualcuno dei migranti a fare il doppio lavoro: di giorno a maneggiar la cazzuola, di notte a cercare tra i punti strategici d’Israele. Di qui l’«urgenza» di Gerusalemme a cercare qualcuno che parli cinese perfettamente da poter infiltrare tra i lavoratori.

In realtà ci sarebbe anche una seconda, possibile, spiegazione. Ancora più complicata e per questo suggestiva. Dice, questa spiegazione, che lo Shin Bet non vuole reclutare per infiltrare tra i cinesi, ma che cerca proprio i cinesi in modo che siano gli occhi e le orecchie della sicurezza interna tra le comunità di coloni radicali. Un modo per monitorare la situazione in modo discreto e per evitare atti di terrorismo ebraico contro interessi palestinesi. Proprio ora che tra le due parti si sta andando avanti sui colloqui di Pace.

«I cinesi sono normali, umili, lavorano e si fanno gli affari loro. Soprattutto sono affidabili», spiega un analista. «I residenti delle colonie più radicali si fidano di loro proprio per queste caratteristiche e si muovono abbastanza allo scoperto nel loro odio contro i palestinesi. Avere qualcuno che aggiorna su quello che succede, per lo Shin Bet sarebbe il massimo. Certo, mi chiedo se mettendo l’annuncio online in questo modo l’agenzia non rischi di rompere questa relazione speciale tra coloni estremisti e lavoratori cinesi».

© Leonard Berberi

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L’altalena

(foto Afp)

Ecco a voi l’altalena. Dopo un mese di marzo infuocato da scontri, feriti e morti, ad aprile la situazione in Israele e nella West Bank è stata piuttosto tranquilla. Certo, gli incidenti ci sono stati comunque. Ma rispetto a marzo c’è stato un calo sia degli attacchi che delle vittime civili israeliane.

Scrive il dossier dei servizi di sicurezza israeliani (Shabak) che nel mese appena trascorso ci sono stati 56 attacchi. A marzo erano più del doppio: 125. Un numero – continua il dossier – quasti identico a febbraio, dove in tutto erano state registrate 53 operazioni di minaccia.

Il calo degli attacchi è visibile nell’area di Gerusalemme (dove ad aprile ne sono stati segnalati 6 contro i 27 di marzo) e in quella della Giudea e Samaria (25 contro 62). Più modesto il calo nella Striscia di Gaza: 25 contro i 36 di marzo. Qui c’è stato però un aumento di mortai sparati sul territorio israeliano: 18 contro 6.

Cala anche il numero delle persone (israeliane) coinvolte. Solo un ferito (colpito da pietre nella regione di Giudea e Samaria) contro i 3 morti e i 4 feriti di marzo.

Insomma, ecco a voi l’altalena.

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Meglio del previsto

Nonostante tutto, gli attacchi diminuiscono. Solo 53 a febbraio contro gli 80 del mese prima. I valori, più o meno, sono simili al dicembre 2009, quando di azioni contri gli interessi israeliani da parte degli arabi ce ne sono state 51.

Il dossier aggiornato mensilmente dallo Shabak, il servizio di sicurezza interno, sottolinea come nonostate il periodo teso di queste ultime settimane, il fragile equilibrio per il momento regge.

Anche se, rispetto agli altri mesi, c’è da registrare l’uccisione di un soldato israeliano del’Idf nella contea di Giudea e Samaria e il ferimento di un altro in prossimità della Striscia di Gaza. Qui, il calo degli attacchi è stato più decisivo (13 a febbraio contro i 32 di gennaio). Così come nell’area di Gerusalemme (3 contro 11).

Qui, il dossier completo in formato pdf.

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Un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza sul territorio israeliano

Peggio di dicembre. E di novembre. Quasi come ottobre. Gennaio 2010 non sarà ricordato come uno dei mesi più tranquilli nel suolo israeliano. Perchè, scrive l’ultimo report sulla sicurezza, gli attacchi contro Israele sono aumentati in tutte le zone. E adesso, storia degli ultimi giorni, ci si mettono pure gli esplosivi galleggianti. Che partono da Gaza, sfruttano le correnti marine e si avvicinano ad Ashdod e Ashkelon. A sud di Tel Aviv.

Piove di tutto dal cielo israeliano: razzi, mortai, miscele esplosive, bottiglie incendiarie. E se a dicembre 2009 gli attacchi erano stati 51 in tutto, un mese dopo questi sono balzati a 80. Un aumento del 57 per cento. Striscia di Gaza: 32 attacchi (contro i 19 dell’ultimo mese del 2009). Giudea e Samaria: 37 (contro i 28). Gerusalemme: 11 (+7 su dicembre). E la West Bank – che lo Shabak, la sicurezza interna, ormai considera persa – che registra 37 azioni anti-israeliane sulle 28 del mese prima.

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Si torna a salire

Quel che resta di un razzo Qassam, una delle armi preferite dai militanti di Hamas

Troppo bello per essere vero. E troppo bello per durare. Dopo un novembre molto calmo (il più tranquillo di sempre), gli incidenti contro i cittadini israeliani tornano a risalire.

Stando al bollettino ufficiale dell’Agenzia per la sicurezza israeliana, nel mese di dicembre 2009 si sono registrati 51 attacchi. Erano 43 il mese prima. Le aree che si sono surriscaldate: Gerusalemme e la Striscia di Gaza.

28 attacchi nella West Bank (stabile, rispetto a novembre), 19 nei pressi della Striscia (contro 13), 4 a Gerusalemme (il doppio in confronto al mese prima).

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Segno meno

Immagine di un "martire" al campo profughi Dheishe (foto L.B.)

Attacchi da Gaza: -35%. Attentati nella West Bank: -33%. Atti di ostilità a Gerusalemme e nella Linea verde: -91%. Numeri. Non di una campagna elettorale – anche perché Netanyahu è ancorato bene al potere -, ma dell’ultimo rapporto dell’Agenzia israeliana per la sicurezza, lo Shabak, relativo al mese di novembre 2009.

In totale, 43 episodi di violenza contro israeliani. Il mese prima erano quasi il doppio: 85.

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