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Commessa dei jet all’Italia? La Corea del Sud si arrabbia con Israele

C’è una commessa da un miliardo di dollari, 20 jet militari di ultima generazione e tre Paesi seduti – ma solo virtualmente – a un tavolo. Da un lato, l’acquirente: Israele. Dall’altro, gli offerenti: Corea del Sud e Italia. Nel mezzo, proprio loro: i 20 jet da addestramento. E una possibile crisi diplomatico-commerciale tra lo Stato ebraico e il paese asiatico perché, all’ultimo, la scelta israeliana pare sia caduta sull’offerta italiana.

A rivelare il retroscena di una partita da un miliardo di dollari è l’analista militare del quotidiano Haaretz, Amos Harel. Secondo Harel la questione sarà risolta solo alla fine dell’anno, quando arriverà la decisione dei vertici militari con il parere tecnico dello stato maggiore di Tsahal, le forze armate. Le alternative restano due: i T50 sudcoreani e gli M346 italiani (prodotti dalla Alenia-Aermacchi con l’aiuto dei russi della Yakovlev).

Ed è proprio la proposta italiana a spaventare i sudcoreani: secondo Seul, infatti, il risultato dell’asta sarebbe già stato predeterminato dai condizionamenti politici di Benjamin Netanyahu. E per questo – secondo le indiscrezioni di Harel – avrebbe minacciato in via riservata «una ritorsione clamorosa nel caso di una scelta che fosse ritenuta scarsamente motivata da ragioni operative e/o economiche». Quale sia la «ritorsione clamorosa» non è dato saperlo. Secondo Harel però i sudcoreani sarebbero pronti anche a congelare tutti i rapporti commerciali con Israele nel settore della difesa.

Non è una cosa da poco. Ogni anno, lo Stato ebraico acquista prodotti militari dalla Corea del Sud per una media di 280 milioni di dollari. Ed è per questo che il ministero della Difesa israeliano, in un incontro urgente con l’ambasciatore sudcoreano a Tel Aviv, avrebbe cercato di rassicurare Seul : L’esame dei due candidati è ancora in corso», avrebbero detto i vertici ministeriali. Aggiungendo che «la scelta cadrà esclusivamente su quello che verrà giudicato il miglior jet da addestramento ‘combat’ per le esigenze dell’aeronautica».

Parole che l’analista militare di Haaretz in qualche modo smentisce. Anzi, giudica fondate le paure della Corea del Sud su un possibile «vantaggio significativo» in partenza per quanto riguarda la proposta italiana. «Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi – commenta Harel – è un convinto sostenitore d’Israele e ha relazioni molto strette con Netanyahu. Un’alleanza che il governo israeliano ha un disperato interesse a preservare, nella fase di crescente isolamento internazionale in cui si ritrova».

Leonard Berberi

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politica

Il presidente israeliano Peres visita la Corea del Sud. E incontra il robot Hubo

Il presidente israeliano Simon Peres, 87 anni, incontra il robot Hubo nei pressi di Seul, in Corea del Sud (foto Afp)

E alla fine – a salutare Simon Peres, il capo di uno Stato scomodo in questo momento – hanno deciso di mandarci lui, Hubo. Alto un metro e cinquanta. Carnagione chiara, poca esperienza politica, ma ottimo rimpiazzo per gli incontri politici delicati o imbarazzanti. Se non fosse per un piccolo particolare: Hubo è un robot.

È una forzatura, ovvio. Ad accompagnare Peres all’incontro con l’esserino elettronico c’erano tutte le alte cariche del Paese orientale. Ma non erano in pochi quelli che – se avessero potuto – avrebbero mandato volentieri i loro sostituti di plastica, metallo, gomma e microchip all’incontro ufficiale a Seul, in Corea del Sud, con la delegazione israeliana capitanata dal presidente Peres. E proprio nei giorni di massimo sdegno nei confronti dello Stato ebraico da buona parte della comunità internazionale.

E comunque. L’uomo Peres e il robot Hubo si sono incontrati al Kaist Science Park, nella capitale. Si sono dati la mano e lui, Hubo, gli ha pure dato un mazzo di fiori. Da parte sua Peres ha invitato il robot a fare un viaggio in Israele. Meglio, a fare la sua “aliyah”, il suo pellegrinaggio. «Dovresti venire dalle nostre parti, facciamo un grande hummus».

Non è dato sapere cos’abbia risposto Hubo-robot. Se abbia accettato o meno. Di certo, se dovesse adottare la geografia di Yahoo, quando andrà in Israele avrà un bel po’ di problemi ad individuare Gerusalemme città.

Leonard Berberi

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