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Kosovo, simboli nazisti sulle tombe ebraiche

Nel cuore della notte, a cavallo tra il 29 e il 30 novembre, si sono messi a disegnare delle svastiche sopra le lapidi. Una, due, tre. Tanti segni di profanazione. E non su tombe qualsiasi, ma su quelle del cimitero ebraico – una novantina in tutto – del quartiere Velania di Pristina, la capitale del Kosovo. «Fuori gli ebrei», hanno aggiunto qua e là.

Il gesto – di per sé non nuovo qua e là per l’Europa – fa impressione nei Balcani. Tra la comunità albanese, soprattutto. Quella che, storicamente, può vantarsi di aver salvato tutti gli ebrei durante le persecuzioni nazifasciste.

I giornalisti dell’emittente albanese Top Channel (sotto il video) hanno intervistato alcuni testimoni oculari che avrebbero assistito al blitz. Dicono che a compiere il gesto son stati dei forestieri, «gente mai vista prima».

La polizia, intanto, indaga. Le autorità americane chiedono di fare piena luce sul caso. L’Ocse condanna il gesto. E la popolazione kosovara si chiede se il gesto non sia l’ennesima provocazione della minoranza serba.

© Leonard Berberi

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Dal Belgio verso Israele tutto in bicicletta. Dopo Schuster, ecco il viaggio di David e Iris

Sembra sia diventata una mania. O una moda. E il merito si deve, forse, a Stephen Schuster, il 45enne tedesco che sopra alla sua bicicletta ha percorso quasi 6mila chilometri dalla casa di Monaco di Baviera fino ad Haifa.

Lo stesso viaggio ora l’ha fatto un altro. Anzi, altri due: David Verlinden e la sua amica olandese Iris Baijens. Stavolta son partiti dal Belgio, hanno pedalato verso Germania, Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria, Grecia, Turchia, Siria, Libano, Giordania. In tutto: 5.778 chilometri lunghi tre mesi.

«In Bulgaria e Turchia ci hanno considerato dei pazzi», racconta David, 31 anni. E a chi gli chiedeva come fosse andato il tratto di strada lungo l’asse Siria-Libano, il ragazzo è stato sincero: «A parte i poster onnipresenti del presidente siriano Bashar al-Assad e a parte i servizi segreti, ci siamo sentiti al sicuro e siamo stati trattati bene». Certo, non hanno dovuto dire alla polizia dove erano davvero diretti: cioè in Israele.

Ancora qualche giorno di vacanza, poi i due amici ritorneranno a casa. Ma stavolta, come ha fatto anche il tedesco Schuster, il viaggio sarà a bordo di un aereo.

L.B.

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