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Quegli occhiali “annebbianti” degli ultraortodossi per combattere l’«immodestia femminile»

Se non puoi evitarle, puoi almeno sfocarle. Così da eliminarle dalla propria vista. Non sia mai capiti di posare gli occhi su femmine sconosciute. Peggio: su femmine vestite in modo «immodesto».

E allora. Passano i mesi e gli anni. Si accumulano le sentenze. Si collezionano gli applausi e le denunce, le manifestazioni e i racconti dell’orrore. Ma in certe aree d’Israele siamo sempre alle solite.

Perché dopo i posti separati sui bus (uomini davanti, donne dietro), dopo i marciapiedi uomini-di-qua-donne-di-là, dopo le mura tirate all’improvviso nel bel mezzo della strada e dopo la pubblicità mono-sesso, ecco, dopo tutto questo, arriva la nuova «arma» degli ebrei ultra-ortodossi, è il caso di dirlo, a tutto tondo: gli occhiali che annebbiano la vista. Non sempre. Solo degli oggetti e delle persone che si trovano a una certa distanza da noi. Perché, ovvio, altrimenti s’inciampa.

Ecco, gli occhiali. Servono a evitare il contatto visivo con le donne «poco» vestite, ché la legge ebraica proibisce che l’uomo e l’altra metà del cielo si sfiorino – anche con gli occhi – se non sono sposati. Basta fare quattro passi in certe vie di Bnei Brak, la città degli ultraortodossi poco lontana dalla laicissima Tel Aviv. Oppure passeggiare al quartiere religioso Mea Shearim di Gerusalemme. Cartelli, affissioni. Ordini. Alle donne, soprattutto. «Copritevi fino al collo!». «Evitate contatti con gli sconosciuti!». E via così.

A proposito di occhiali. Costano poco meno di 30 euro. Il prezzo della devozione a Dio. Ma anche la risposta – della comunità religiosa ebraica più oltranzista – alle sentenze della legge dello Stato. Una risposta che suona come una pernacchia, accusano molti laici israeliani. Una pernacchia alla ragione. Al rispetto. Alle donne.

© Leonard Berberi

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Israele, la Corte costituzionale: la separazione sessuale nei bus non è illegale (se volontaria)

Non è illegale un servizio di trasporti pubblici su autobus in cui i posti riservati alle donne sono separati da quelli per gli uomini. Dopo mesi di discussioni sulla legittimità costituzionale dei pullman “segregazionisti” la Corte Suprema israeliana ha stabilito ieri che questo tipo di servizio pubblico non viola i princìpi della Carta. Ma a una condizione: che la separazione avvenga solo su base volontaria. La Consulta di Gerusalemme, investita della questione dopo l’appello di alcuni gruppi ebraici liberali, ha pure affermato che in nessun caso la separazione potrà essere coercitiva.

Ad oggi, sono attivi una trentina di autobus in cui vige la separazione tra i due sessi. Quasi tutti operano all’interno dei quartieri abitati da ebrei ultraortodossi in alcune città del paese. Secondo i religiosi i pullman che creano una distanza tra uomini e donne servono a evitare «tentazioni sessuali» da parte di entrambe le parti.

E’ anche per questo che la Corte ha chiesto che siano adottati rigorosi e frequenti controlli per verificare che a una donna sia permesso sedere accanto a uomini ogni volta che lo vorrà.

Leonard Berberi

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