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Massima vigilanza

“Cari viaggiatori, quando andate in Israele, tenete sempre sott’occhio il vostro passaporto”. L’annuncio – insolito, ma attuale – arriva direttamente dal Foreign Office di Londra. Sul profilo dello Stato d’Israele, infatti, c’è scritto che i cittadini britannici è bene che non perdano mai di vista il proprio documento di viaggio. Altrimenti – è il messaggio sottinteso – potreste finire per partecipare, a vostra insaputa, al prossimo omicidio mirato da parte del Mossad (vedi alla voce: Dubai).

“I dati sensibili del vostro passaporto – spiega la nota – rischiano di entrare in possesso di persone che potrebbero poi utilizzarli per un uso improprio”. Massima attenzione – continua il Foreign Office – “ai passaporti non biometrici (quelli senza microchip, nda), perché sono quelli più esposti al rischio duplicazione e furto d’identità”.

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Un siriano morto in Ungheria e due jet israeliani

Il luogo dello strano omicidio di un siriano in una via di Budapest, la capitale dell'Ungheria (foto Afp)

La concomitanza è strana. Per tutto il giorno due jet israeliani Gulfstream hanno sorvolato i cieli ungheresi. Sotto, a terra, un siriano veniva trovato morto nella sua Mercedes in una strada di Budapest.

I due velivoli – che fonti bene informate attribuiscono alla difesa di Gerusalemme – avrebbero volato sopra Turchia, Bulgaria, Romania. Infine, sono entrati nello spazio aereo ungherese. “Senza però – precisa l’informatore al quotidiano Yedioth Ahronoth – mai atterrare sul suolo europeo”.

Il tutto, mentre la polizia ungherese – e un po’ quella di mezza Europa – stava indagando sullo strano assassinio di un cittadino siriano di 52 anni, ucciso mentre guidava la sua macchina.

“Che il Mossad stia operando anche in Europa?”, si sono chiesti gli analisti israeliani. Perché dopo il pastrocchio di Dubai, un altro incidente diplomatico con il Vecchio continente sarebbe fatale. Interpellato sul caso, il portavoce del ministero ungherese della Difesa ha detto che i due aerei erano lì per una missione diplomatica.

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Search: Mossad

Tutta questa pubblicità non la cercavano proprio. Ora ci si mette pure Google, col suo potentissimo motore di ricerca. Dati alla mano, una delle parole più cercate negli ultimi giorni è stata “Mossad”, l’agenzia dei servizi segreti israeliani coinvolta nell’assassinio di un leader palestinese di Hamas in un hotel di Dubai.

I numeri confermano il trend delle ultime settimane e registrano un balzo del 400% delle ricerche da gennaio a febbraio 2010. Più 700%, invece, se paragonato al febbraio 2009. Dal Mossad, i gestori del sito confermano il trend ai taccuini dello Yedioth Ahronoth. Anche se poi quanto ai dati particolareggiati (da quali paesi arrivano le richieste, per quanto tempo restano sul sito, quante mail hanno ricevuto) dall’Agenzia nicchiano e non rispondono.

Del resto, è un’agenzia di agenti segreti. Non di agenti pubblicitari.

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“Vietato l’ingresso agli ebrei”

Un fermo immagine, rilasciato dalla polizia di Dubai, mostra due dei ventisei ricercati per l'omicidio di un esponente di Hamas, il 19 gennaio scorso (foto Ynet)

Dai passaporti sospetti ai passaporti indesiderati. Per non parlare dei cognomi semiti, delle origini non gradite e di quelle facce un po’ così, troppo israeliane.

Tempi duri per gli ebrei. Perché dal 1° marzo la polizia di frontiera di Dubai, Emirati Arabi Uniti, non consentità l’ingresso di cittadini israeliani, cittadini ebrei con doppio passaporto e “qualsiasi altro soggetto visitante che anche alla lontana dimostrerà di avere parentela con gli israeliani”. Insomma, non basterà avere un passaporto non firmato da Gerusalemme. Si dovrà anche convincere la polizia di non avere nessun legame con Israele.

Il fatto scatenante è noto: un commando di 26 agenti segreti che, accusano da Dubai, sono stati mandati dal Mossad a uccidere un esponente di Hamas. Sul suolo emiro. Il dubbio ora si estende anche agli atleti ebrei che presto dovranno gareggiare in alcune competizioni continentali sul suolo di Abu Dhabi.

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Il candidato

Dopo le magliette, c’è qualcuno che fa sul serio. Accede al sito web dell’organizzazione, inserisce il suo profilo con tanto di curriculum e invia la richiesta. A fare cosa? A diventare un nuovo agente del Mossad.

La – presunta – figuraccia d’intelligence fatta da 26 agenti del “servizio segreto più efficiente del mondo” continua ad avere risvolti positivi per il Mossad. Così in molti hanno deciso di proporre la propria candidatura per entrare a far parte di un’organizzazione che promette avventura, ritmi serrati, cuore a mille e anche qualche soldo.

E’ il caso del soldato semplice Elad, 21 anni, che dopo aver letto la storia dell’uccisione di un noto esponente di Hamas, ha deciso di diventare un 007. A raccontare la sua vicenda, così come quella di altri come lui, è l’edizione on line dello Yedioth Ahronoth.

“Spero mi prendano – dice il candidato Elad – perché lavorare con loro è davvero cool”. Elad, come tutti quelli che aspirano a diventare agenti segreti, deve avere alcune caratteristiche: flessibilità, agilità, fisico d’acciaio, conoscenza delle lingue straniere, capacità di adattarsi a qualsiasi tipo di situazione, studi superiori, qualche specializzazione e altro ancora. Insomma, come nei film. Se non meglio.

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Grosso guaio a Gerusalemme

 

Meir Dagan, 65 anni, capo dei servizi segreti israeliani

La banda degli undici. O, se vogliamo, la versione mediorientale di “Ocean’s Eleven”. Comunque sia, il gruppo che ha – avrebbe – soffocato il 19 gennaio scorso Mahmoud al Mahmouth, un noto esponente di Hamas in trasferta a Dubai, ha scatenato un putiferio in Israele, in Medio oriente e in Europa.

Primo: perché, stando agli ingressi della polizia di frontiera di Dubai, gli undici avrebbero tutti passaporto europeo. 6 britannici, 3 irlandesi, un tedesco e un francese. Secondo: perché s’è scoperto che “tra i 5 e i 7 nomi” in realtà non sono quelli che corrispondono alle fotografie dei passaporti (falsi) timbrati in aeroporto. Terzo: perché almeno cinque nomi e al massimo 7 corrisponderebbero a cittadini israeliani che esistono davvero, che abitano in Israele e che lavorano sul suolo guidato da Netanyahu. E che ora sono ricercati ufficialmente dall’Interpol.

Per dire: uno di loro, dopo aver letto il suo nome nell’elenco della polizia di Dubai s’è subito fatto vedere alla stampa israeliana e ha comunicato di non essere lui quella persona e di non essere mai stato nell’emirato.

Le cancellerie di mezza Europa si muovono, il premier britannico Gordon Brown ha chiesto di fare dei controlli e lo stesso faranno anche i ministeri dell’Interno di Germania, Francia e Irlanda. In Israele – paese non nuovo ai furti d’identità da parte dei servizi segreti – la stampa ha attaccato il numero uno dei servizi di sicurezza, Meir Dagan.

65 anni, Dagan è descritto come un personaggio particolare. Così particolare che – oltre ad amare la pittura e la musica, e oltre ad avere l’aria di bohemien – raccontano che nel suo ufficio si trova una grande foto con un anziano ebreo sull’orlo di una fossa mentre un soldato nazista gli spara alle spalle. “Quel vecchio era mio nonno”, andrebbe dicendo Dagan a chi va a trovarlo.

Ora tutti ne chiedono la testa. E c’è chi – come Amir Oren su Haaretz – consiglia al “pensionato Dagan di andare a rafforzare il mondo della pittura”. Evitando così altri imbarazzi in giro per il Paese. E per il mondo.

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007 – Licenza di impazzire

Due agenti del Mossad – il servizio segreto israeliano – ricoverate in un ospedale psichiatrico. A causa della loro professione. Non più “morire di lavoro”, insomma, ma “impazzire”. E’ il quotidiano Yedioth Ahronoth a darne notizia. Rivelando che le due donne sono state ricoverate in una struttura di Tel Aviv a pochi giorni di distanza una dall’altra.

Sono “giovani, avvenenti”, riporta l’articolo. E sorvegliate 24 ore su 24 da uomini del Mossad. La paura che possano rivelare segreti di Stato è molto alta.

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