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Il candidato

Dopo le magliette, c’è qualcuno che fa sul serio. Accede al sito web dell’organizzazione, inserisce il suo profilo con tanto di curriculum e invia la richiesta. A fare cosa? A diventare un nuovo agente del Mossad.

La – presunta – figuraccia d’intelligence fatta da 26 agenti del “servizio segreto più efficiente del mondo” continua ad avere risvolti positivi per il Mossad. Così in molti hanno deciso di proporre la propria candidatura per entrare a far parte di un’organizzazione che promette avventura, ritmi serrati, cuore a mille e anche qualche soldo.

E’ il caso del soldato semplice Elad, 21 anni, che dopo aver letto la storia dell’uccisione di un noto esponente di Hamas, ha deciso di diventare un 007. A raccontare la sua vicenda, così come quella di altri come lui, è l’edizione on line dello Yedioth Ahronoth.

“Spero mi prendano – dice il candidato Elad – perché lavorare con loro è davvero cool”. Elad, come tutti quelli che aspirano a diventare agenti segreti, deve avere alcune caratteristiche: flessibilità, agilità, fisico d’acciaio, conoscenza delle lingue straniere, capacità di adattarsi a qualsiasi tipo di situazione, studi superiori, qualche specializzazione e altro ancora. Insomma, come nei film. Se non meglio.

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Ritorno d’immagine

Se non altro, c’è qualcuno che apprezza lo stile. E qualcun altro che ci guadagna. Sì perché la notizia riportata dall’Irish Times rimbalza sui siti dei quotidiani israeliani. E con una certa evidenza.

Avete presente il pasticciaccio brutto di Dubai? Quello in cui i “fantastici undici” made in Israel (poi diventati ventisei) secondo i più avrebbero ucciso un noto esponente di Hamas la notte del 19 gennaio lasciando così tante prove da far paura? Ecco, pare che tutto questo abbia fatto bene – e tanto – al nome più chiacchierato di questi giorni: Mossad. Intendi: servizio segreto israeliano.

Secondo il quotidiano irlandese, infatti, dalle parti del paese del quadrifoglio, vanno a ruba le magliette con le scritte “Mossad” o “Non scherzare con il Mossad”. Il primo a stupirsi di questa richiesta è un venditore israeliano di abbigliamento, Eran Davidov. “Negli ultimi giorni sempre più ragazzi mi chiedevano una maglietta che contenesse la parola Mossad”, racconta Davidov.

Insomma, l’operazione a Dubai non avrà fatto per niente bene all’immagine diplomatica – e militare – d’Israele. Quanto al marketing, invece…

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