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Postcards from Middle East / 72

Temperature quasi primaverili e mare calmo, calmissimo. Sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto quest'uomo - e molti altri - a passare la giornata al mare a Tel Aviv e a dedicarsi al fitness (foto di Ariel Schalit/Ap)

Temperature quasi primaverili e mare calmo, calmissimo. Sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto quest’uomo – e molti altri – a passare la giornata al mare a Tel Aviv e a dedicarsi al fitness. Prima, ovviamente, di tuffarsi in acqua (foto di Ariel Schalit/Ap)

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attualità

Tel Aviv, il fuoco arriva dal cielo. Ma è un piccolo meteorite

Il piccolo pezzo di meteorite mostrato come un trofeo lungo la spiaggia di Tel Aviv (foto da Ynet)

I religiosi l’avran presa come un segno di Dio. I laici, invece, come una minaccia ai religiosi. La maggior parte l’ha scambiato per un pezzo di razzo Qassam lanciato dalla Striscia di Gaza.

Certo è che un piccolo pezzo di meteorite, grande pochi centimetri, ha spaventato e incuriosito. “All’improvviso abbiamo visto una piccola palla di fuoco che s’è andata a posare vicino alla torre di guardia del bagnino”, raccontano i testimoni, frequentatori della spiaggia di Bat Yam, sud di Tel Aviv, dove il pezzo di cielo s’è fatto vedere. Non una spiaggia qualsiasi, ma quella dedicata ai religiosi. Quella che prevede gli uomini da una parte e le donne dall’altra.

La caduta non ha creato danni a persone o a cose. Anche se la spiaggia – fa sapere il bagnino Yisrael Rokach – “in quel momento, un sabato pomeriggio, era molto frequentata”. Per fortuna che il meteorite è caduto in acqua, a pochi metri dagli ombrelloni. “Ho visto il fumo uscire dall’acqua”, continua il bagnino.

Nessuna bomba, insomma. Non stavolta, almeno.

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attualità, economia, politica

Carenza di fosforo

Il mercato del pesce di Khan Younis, nella Striscia di Gaza (foto Reuters)

C’è chi si avventura oltre il limite marittimo consentito mettendo nel conto di non tornare mai più sulla terraferma. Chi rischia di rimanere intrappolato in uno dei tanti tunnel che portano all’Egitto. E chi usa delle piccole vasche. Si fa di tutto pur di portare sulle tavole palestinesi un po’ di pesce.

Nella Striscia di Gaza isolata dal mondo – a nord e a est da Israele, a sud dal governo di Mubarak – anche il mercato ittico risente del blocco. Così, se i pescatori della Striscia non possono avventurarsi oltre le 12 miglia (se hanno il permesso) e quando lo fanno rischiano di prendersi le pallottole delle pattuglie israeliane (che teme siano terroristi di Hamas), le uniche due possibilità sono anche vecchi metodi dalle parti di Gaza.

La prima: ricorrere ai tunnel clandestini che collegano la Striscia all’Egitto. “Ma spesso, quasi un terzo del carico – conservato in impacchi di ghiaccio – arriva già avariato”, racconta Suleyman Itta, un rivenditore.

La seconda: ricorrere all’itticoltura. Anche se, si lamenta il ristoratore Ahmed Abu Haseera, “i clienti chiedono sempre il pesce cresciuto in mare perché ha più sapore. Ma i tempi sono difficili e bisogna arrangiarsi”.

L’agenzia britannica Reuters, in un suo reportage rilanciato dall’edizione on line dello Yedioth Ahronoth, è andata a vedere come funziona il mercato del pesce a Gaza.

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