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Cisgiordania, i coloni accusano: “Maltrattati dall’esercito israeliano”

Un altro insediamento ebraico illegale smantellato in Cisgiordania. Ma la notizia è un’altra: la protesta che n’è seguita ha mostrato come tra esercito israeliano e coloni ultraortodossi la rottura sia totale. È bastato un sit-in – uno dei quindici organizzati lungo la West Bank – nella tangenziale di Shavei Shomron (nei pressi di Nablus) per assistere a scene di violenza inusuale.

Le proteste

Il video, pubblicato su YouTube dal “Comitato degli insediamenti della Samaria”, mostra una decina di coloni mentre bloccano la strada al calare del sole. Donne e bambini aspettano ai bordi della strada. Gli uomini sono sull’asfalto. C’è qualcuno che è seduto e legge ad alta voce la Torah. Ad un tratto un poliziotto di confine strattona uno di loro e ne nascono momenti concitati. Con offese e minacce di arresto. A pochi metri dalla scena, qualcuno fa scoppiare una granata.

«Con questo video vogliamo denunciare l’esercito israeliano», hanno detto dal Comitato. «Sono mesi che ci maltrattano, che si comportano in modo violento». Dai vertici militari la smentita è stata secca. Anzi, è suonata come un avvertimento ai coloni: «Si tratta di accuse pretestuose. La verità è che i coloni hanno superato la linea rossa». Proprio così: linea rossa.

La demolizione di Givat Ronen

A far saltare i nervi agli ebrei ultraortodossi è stata la demolizione delle case dell’insediamento – illegale – di Givat Ronen. Nel video delle demolizioni – pubblicato sempre su YouTube e sempre dallo stesso Comitato – si vedono scene drammatiche: costruzioni che vengono abbattute in pochi secondi, ragazzi che si chiudono in auto e vengono tirati fuori a fatica, donne che piangono, imprecano e poi svengono.

Leonard Berberi

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