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Erdogan riconosce l’autorità politica di Hamas. Gorillaz e The Klaxons boicottano Israele

Erdogan vs. Netanyahu. Chi vincerà?

Giravolte. «Hamas non è un gruppo terroristico». Parola di Reçep Tayyip Erdogan, primo ministro turco. Che oltre ad allontanare Ankara da Gerusalemme, isola la Turchia dall’Europa. «Hamas ha vinto democraticamente un’elezione». Il governo, poi, ha annunciato di aver avviato la sospensione di tutti i progetti di collaborazione con lo Stato ebraico.

Copia conforme. Dublino è d’accordo con Israele: gli aiuti della nave irlandese “Rachel Corrie”, un’altra flottiglia della Pace che si sta avvicinando a Gaza, saranno trasportati sulla terraferma attraverso il porto israeliano di Ashdod. Da lì proseguiranno con i tir verso la Striscia di Gaza. Ma dalla nave hanno detto «no, grazie, ce la caviamo da soli: dobbiamo rompere l’assedio su Gaza». L’equipaggio ha detto di non essere per nulla spaventato da eventuali blitz dell’esercito israeliano.

Il ritorno. «Tornate ad Auschwitz». E ancora: «Non dimenticatevi cos’è l’11 Settembre». L’Idf ha rilasciato un file audio in cui si sentono chiaramente i pacifisti urlare queste parole ai militari dello Stato ebraico.

Boicottaggi/1. I Gorillaz Sound System e i The Klaxons hanno annunciato di aver cancellato i loro concerti di questa settimana in Israele. Una decisione presa per condannare l’attacco di Gerusalemme alla nave della pace. Entrambi i gruppi dovevano arrivare per suonare all’interno del Festival Pic.Nic., nell’area esposizioni di Tel Aviv. Gli organizzatori dell’evento hanno fatto sapere che i biglietti saranno rimborsati.

Boicottaggi/2. Un sondaggio condotto in Norvegia due giorni dopo l’incidente alla Mavi Marmara ha valutato gli effetti del blitz sui prodotti israeliani: il 9,5% dei norvegesi ha detto di aver già iniziato il boicottaggio dei prodotti dello Stato ebraico mentre il 33,5% si appresterebbe a farlo. Il 29,4% degl’intervistati ha detto, invece, che continuerà a comprare il made in Israel.

Vietato ai minori. Michael Machlof Shma Zeda, 33 anni, docente alla scuola elementare dell’insediamento di Elad (West Bank) è stato arrestato per presunti abusi sui minori.

The Rock. Nonostante lo sconquasso del blitz. Nonostante i morti. Nonostante la pressione internazionale. Nonostante l’assedio che è aumentato di intensità. Nonostante tutto questo, la Borsa delle azioni di Tel Aviv ha registrato performance in linea con le altre settimane. L’indice TA-25 ha lasciato sul terreno solo lo 0,6% nell’ultima settimana. Va meglio il TA-100: negli ultimi giorni ha guadagnato lo 0,2%.

Quarantatre. Palestinesi e israeliani hanno raggiunto quota 43 anni dall’inizio dell’occupazione nella West Bank e a Gerusalemme Est. Una grande manifestazione – palestinese – ha ricordato l’evento nei pressi della strada numero 443, la tangenziale di Gerusalemme che attraversa tutta la Cisgiordania. I manifestanti hanno indossato magliette che inneggiavano alla flottiglia di Gaza. L’esercito israeliano ha sparato gas lacrimogeno per disperdere la folla.

Promesse. I paesi donatori e investitori hanno promesso all’Autorità nazionale palestinese un pacchetto di aiuti per le infrastrutture dell’area e la ricostruzione della West Bank per un totale di un miliardo di dollari.

Cambio di programma. A causa delle vicende al largo d’Israele, la nave da crociera “Pacific Princess” non s’è fermata al porto di Ashdod per fare vedere ai passeggeri le bellezze d’Israele. A bordo c’erano 670 passeggeri e 370 membri dell’equipaggio.

Confronti. Voci raccontano che le organizzazioni della sinistra israeliana scenderanno per le strade di Tel Aviv sabato 5 giugno mettendo in scena una sorta di marcia dell’anti-occupazione. Le stesse voci dicono che gli attivisti della destra si stiano preparando per contrastare con tutte le forze questa possibile protesta.

(a cura di Leonard Berberi)

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attualità

L’Onu distribuisce 200 mila laptop ai palestinesi. Ma con soldi di Usa e Giordania

Studenti palestinesi (foto Ap)

Un’altra invasione. Ancora a Gaza. Ma stavolta gl’israeliani non c’entrano nulla. Anzi, non fanno proprio niente. Perché l’invasione riguarda i 200 mila pc portatili che arriveranno ai piccoli in età scolare della Striscia di Gaza gestita da Hamas. Grazie all’iniziativa dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.

Entro il 2012, in tutto il Medio Oriente – ha detto Adnan Abu Hasna, portavoce dell’Unrwa – saranno distribuiti 500 mila laptop. Si inizia con i 2.200 mini pc per Rafah, al confine con l’Egitto per salire, pian piano, verso nord, verso la barriera militarizzata che separa la Striscia dallo Stato ebraico.

“In questo modo gli studenti potranno restare in contatto – grazie a Internet – con i loro insegnanti ogni volta che ci sarà una crisi politico-militare”, ha spiegato Abu Hasna. Non nascondendo che, in un prossimo futuro, possa registrarsi qualche intervento militare.

L’operazione, che in tutto costa 23 milioni di euro, è stata sovvenzionata da fondi statunitensi dell’Olpc (“Un laptop per bambino”) e dall’Organizzazione giordano-hashemita di carità.

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cultura

Canta e prega

(foto di Yehonatan Zur)

Saranno pure “arretrati culturalmente” e “rozzi”, come dice qualcuno dalle parti di Tel Aviv, ma son pur sempre esseri umani. A cui un po’ di musica non dispiacerebbe. Proprio per questo, e per la prima volta, verrà aperta una scuola di musica rivolta proprio a loro, ai religiosi ultraortodossi.

L’istituto si chiama “Mizmor School of music”, avvierà i corsi nel prossimo anno scolastico e avrà un programma tutto incentrato sulla musica ebraica. Sono già arrivate decine di richieste d’iscrizione ed è già stata fatta un’audizione con una commissione composta dal musicista jazz Daniel Zamir, dal rabbino Mordechai Vardi e da un altro musicista, Itzik Weiss.

Gli ammessi, oltre a studiare musica e religione, dovranno anche portare a termine una missione non facile: creare un’intera opera rock dedicata alla vita del rabbino Nachman di Breslev, uno dei padri dell’ebraismo.

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attualità

“Coraggio morale”

Il primo ministro Netanyahu all'inaugurazione di un anno scolastico a Modiin (Gpo / Getty Images / Life)

“Coraggio morale” contro calcoli politici. E alla fine vince quest’ultimo. Braccio di ferro tra alcuni studiosi della formazione scolastica e il ministero dell’Istruzione.

E tutto per “colpa” di un documento accademico che invitava i docenti delle scuole israeliane dell’obbligo a introdurre nel percorso formativo dei ragazzi anche testi che suscitassero dibattito. A partire dalla bibliografia di origine palestinese. “Coraggio morale”, l’avevano chiamato.

L’articolo – che doveva uscire sulla rivista del ministero dell’Istruzione “Halakha Uma’aseh Betihnun Limudim” – ha prima ricevuto l’ok, ma poi non è mai uscito. Il board editoriale del periodico ha scritto ai due autori dello studio – Lea Baratz e Roni Reingold dell’Achva College of Education – che “l’articolo presenta problemi sia nel contenuto che nella metodologia”.

“Balle”, replica la Baratz, “perché questo è il nuovo atteggiamento del ministero dell’Istruzione: la chiusura mentale”. Ma il ministero conferma: “l’articolo è stato respinto perché non soddisfaceva i requisiti minimi di scientificità e completezza. E quando abbiamo chiesto agli autori di fare delle modifiche loro non l’hanno fatto”.

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Postcards from Middle East / 36

Un giovane ultraortodosso legge la Bibbia alla scuola Nahardea, vicino Tel Aviv. In una delle regioni dove la tecnologia è fiore all'occhiello non soltanto di Israele, ma anche dell'intero Medio oriente, queste scuole religiose iniziano - secondo molti residenti della città - a creare dei problemi e a frenare il progresso dell'area (Darren Whiteside / Reuters)

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Postcards from Middle East / 28

Il cantante folk Peter Yarrow - membro del gruppo "Peter Paul and Mary" si esibisce di fronte agli alunni della scuola elementare Ibn Sina (meglio conosciuto come Avicenna), nel villaggio arabo-israeliano di Taibeh. Yarrow sta presentando il suo progetto educativo chiamato "Operazione rispetto: non ridere di me", sponsorizzato dall'ambasciata americana di Tel Aviv (Matty Stern / Epa)

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