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Il Medio Oriente visto da lontano. Molto lontano

Ecco come appare uno spicchio del Medio Oriente dal satellite della Nasa. Tel Aviv (Israele), Il Cairo (Egitto), Amman (Giordania), Cipro appaiono uno vicino all'altro. Ma quanta distanza - politica e sociale - tra questi pezzi di mondo (foto: Earth Observatory / Nasa)

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L’offensiva mediatica d’Israele: pronto un canale tv satellitare tutto in lingua araba

I minareti di Istanbul e il logo di Canale 10, l'emittente tv di stato israeliana (fotomontaggio: Falafel Cafè)

Saranno pagati a peso d’oro. Dovranno trovarsi in tutte le capitali mediorientali, in particolare al Cairo, ad Ankara e ad Amman. Soprattutto: devono essere giornalisti. Meglio ancora: cronisti in lingua araba. L’offensiva mediatica israeliana parte dal lancio di un nuovo canale satellitare che guarda al mondo musulmano distribuito in tutto il Medio oriente.

Sarà – secondo le anticipazioni del quotidiano Haaretz – una sorta di versione araba di Canale 10, il decimo canale della tv di stato israeliana. E dovrebbe funzionare grazie a una rete di corrispondenti dalle varie capitali dell’area. Con un occhio particolare su tre paesi: l’Egitto, la Turchia e la Giordania. Giornalisti, scrivono le indiscrezioni, a cui sarebbero stati offerti compensi molto cospicui.

Il tutto con un finanziamento di centinaia di migliaia di euro messo a disposizione da arabi e israeliani. In attesa, come già anticipato da questo blog, di una all news israeliana sul modello di France 24.

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Il progetto di Netanyahu: una all news israeliana da trasmettere in tutto il mondo

Forse l’analisi di qualcuno non era poi così sbagliata. Quando il primo ministro italiano aveva fatto visita alla Terra Santa, alcuni opinionisti notarono la totale sintonia tra il premier israeliano Netanyahu e l’omologo italiano. «Bibi (Netanyahu, ndr) è un piccolo Berlusconi – avevano scritto un paio di opinionisti –. Anche lui prima o poi vorrà fare qualcosa in ambito televisivo».

Quel momento pare sia arrivato. Il primo ministro di Gerusalemme sta lavorando a un progetto per trasmettere in tutto il mondo notizie e approfondimenti realizzati dalla tv di Stato israeliana. Il modello da seguire sarebbe quello di “France 24”, un canale – ha detto Netanyahu – «che ha reso un grande servizio alla Francia».

«Abbiamo la capacità tecnica di realizzare trasmissioni senza interruzione, ma fino a oggi non l’abbiamo mai fatto», ha continuato il premier di fronte a una commissione parlamentare. Secondo il progetto iniziale, la tv dovrà trasmettere in tre lingue: ebraico, arabo e inglese. E non solo per dare il punto di vista israeliano, ma anche per contrastare i due colossi del Medio Oriente: Al-Jazeera e Al-Arabiya.

E comunque si tratterebbe di progetti di lungo termine, precisa il quotidiano economico-finanziario The Globes. Perché Netanyahu – che guida anche l’Autorità per le trasmissioni radio-televisive (Reshut ha-Shidur) – dovrà ancora riorganizzare tutta la struttura che gestisce l’organizzazione mediatica israeliana.

Leonard Berberi

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Problemi tecnici per Al Jazeera, i palestinesi guardano il mondiale sulla tv israeliana

«L’11 luglio smetto, lo prometto». Parola di palestinese. Sia esso di Gaza. Sia esso della Cisgiordania. Ma intanto, fino a quella data – l’11 luglio, appunto – orgoglio nazionale, proclami di guerra e odio verso gl’israeliani vengono messi da parte. E tutto per il mondiale di calcio in Sudafrica.

Succede che la febbre pallonara abbia contagiato a tal punto i palestinesi che – soprattutto in Cisgiordania – c’è stata una corsa per acquistare il decoder satellitare della pay tv israeliana che detiene i diritti di trasmissione delle partite.

E succede anche che la tv cardine del mondo mediatico musulmano – Al-Jazeera – abbia avuto molte difficoltà a trasmettere le partite sudafricane nell’area mediorientale. «Colpa di alcuni transponder dei satelliti Nilesat e Arabsat», hanno detto dall’emittente qatariota, l’unica rete che ha i diritti di trasmissione delle sfide nel mondo arabo. Risultato: il segnale di Al-Jazeera Sport nella Striscia di Gaza e nella West Bank è stato pessimo.

Così i palestinesi, imbufaliti, si sono recati dagli antennisti sotto casa e hanno sottoscritto un abbonamento con la pay tv israeliana. «Dopo tutte le interferenze su al-Jazeera durante i primi match molti palestinesi hanno ordinato i ricevitori israeliani», ha detto Ahsan Kamal, un antennista che in questi giorni sostiene di essere coperto dalle richieste di clienti che vogliono la tv israeliana.

Insomma, per il calcio chiudono un occhio. Ma non tutti e due. Perché l’immagine sarà pure fornita dagl’israeliani. Ma l’audio no. Almeno quello. Così, ogni volta che c’è una partita, gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania azzerano il volume della tv e ascoltano la cronaca dalle radio arabe.

Ma tutti – o quasi – promettono: il 12 luglio restituisco tutto. Decoder, cavi, satellite, smart card. Intanto il mondiale sulle tv di Gaza e Ramallah, di Hebron e Khan Yunis è stato made in Israel.

Leonard Berberi

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Eurovision Song Contest 2010, solo un 14esimo posto per l’israeliano Skaat

Harel Skaat, 28 anni, concorrente israeliano all'ultima edizione dell'Eurovision Song Contest 2010 di Oslo, Norvegia. Per lui un 14esimo posto (foto Reuters)

Era dato come favorito al Festival europeo della canzone, l’Eurovision Song Contest. Ma alla fine s’è dovuto accontentare di un 14esimo posto. Fuori dal podio. Lontano dalla gloria. Vittima, dice qualcuno, “del fronte anti-semita che continua a imperversare in Europa”.

Comunque sia, Harel Skaat, il 28enne cantante israeliano di origini yemenite, si dice contento della sua settimana a Oslo, in Norvegia. “Sono orgoglioso perché abbiamo portato l’arte musicale israeliana in tutta l’Europa”, ha detto Skaat, idolo delle ragazzine e delle mamme. “E’ stata un’esperienza divertente e ho cercato di non perdermi nemmeno un attimo dell’evento”.

A vincere l’appuntamento musicale europeo più importante in assoluto – così importante che l’Italia non vi partecipa da anni – è stata la cantante tedesca Lena con la spumeggiante performance di “Satellite”. Dopo di lei, i rappresentanti di Turchia e Romania.

Harel Skaat – dopo aver battuto in Israele la concorrente Maya Buskilla – s’è presentato con la canzone “Milim”. Una canzone premiata per tre volte (dai fondatori dell’evento, dai giornalisti e dai commentatori), ma che non ha ricevuto il massimo dei voti dai 25 paesi che partecipavano all’evento.

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