attualità, politica

Netanyahu, Haaretz, le parole “incomprese” e il bunga bunga

Più che un’edizione speciale, un numero esplosivo. Così tanto, da avere – per qualche ora – fatto sobbalzare le cancellerie di mezzo mondo. Perché il titolo di apertura – sia nella versione ebraica, che quella inglese – non lasciava spazio ad altre interpretazioni: «Netanyahu: non c’è soluzione al conflitto israelo-palestinese». Boom! È a quel punto è scoppiata la rissa (verbale) tra redazione e staff governativo. (continua QUI)

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attualità

A Roma israeliani e palestinesi uniti nello sport

Una pace sportiva, simbolica ma efficace per dimostrare il valore dello sport e la forza di aggregazione che porta con sé. Due delegazioni, quella israeliana e quella palestinese, si sono sedute intorno allo stesso tavolo, in Campidoglio, per presentare l’evento amichevole che si terrà giovedì 21 aprile in occasione del Natale di Roma all’auditorium Parco della Musica.

Durante la manifestazione il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, conferirà la Lupa capitolina ai presidenti dei comitati olimpici israeliano e palestinese, Zvi Varshaviak, e Jibril Rajoub. Il vicepresidente del Cio, Mario Pescante, durante la presentazione della kermesse, ha salutato con piacere un’occasione che rappresenta «la prima volta che le delegazioni si incontrano fuori dalle solite sedi istituzionali». «La road map politica per chiudere questa tragica storia che fa soffrire due popoli – ha aggiunto – si è fermata. Ma quella sportiva va avanti».

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attualità

Gli ebrei libici chiedono 400 milioni di euro a Gheddafi e Berlusconi. L’Italia dice sì

I conti con il passato si fanno abbastanza presto. Per quel che hanno combinato Mussolini e Gheddafi in Libia il risarcimento ha già un prezzo stabilito: 400 milioni di dollari. E mentre il secondo è vivo e vegeto e quindi può rispondere a titolo personale (si fa per dire), il prima è morto e sepolto. Così tocca a chi oggi tiene le redini del Belpaese rispondere – economicamente, s’intende – alle richieste di risarcimento.

Dicono i bene informati che qualche settimana fa, alla sede americana delle Nazioni Unite, c’è stato un incontro segreto «franco, cordiale e costruttivo». Seduti a un tavolo c’erano un fidato collaboratore di Gheddafi, un paio di parlamentari italiani e alcuni avvocati. Italia e Libia sono chiamati a rispondere di quello che hanno fatto agli ebrei nello Stato nordafricano. Perché, è l’accusa, sia i primi che i secondi hanno maltrattato la popolazione ebraica. «L’Italia, durante il colonialismo, ha mandato nei campi di concentramento molti ebrei. La Libia, salito Gheddafi al potere, li ha cacciati quasi tutti dal Paese (oltre 120 mila)».

Muammar Gheddafi e Silvio Berlusconi (foto Afp)

A gestire la battaglia legale è stato chiamato Alan Gershon. Non è un legale qualsiasi Gershon. Fino a oggi è stato l’unico avvocato ad aver costretto Gheddafi a sborsare dei soldi per la strage di Lockerbie del 1988, dove l’esplosione dell’aereo Pan Am 103 ha provocato la morte di duecentosettanta persone.

Gershon è assistito dall’ex deputato israeliano David Mena e da un team di colleghi italiani che stanno lavorando sulla disputa per il risarcimento dei danni. Nel tavolo dei “negoziati”, data la complessità, ci sarebbero anche un ex ministro degli Esteri del nostro Paese (si fa il nome di Renato Ruggiero, ma la notizia non è confermata) e un parlamentare italiano di religione ebraica del governo Berlusconi.

Al momento la richiesta non è stata ufficializzata e nemmeno depositata presso qualche cancelleria. «Preferiremmo arrivare a un accordo con il governo libico e quello italiano senza dover ricorrere alle aule dei tribunali», ha chiarito Meir Kahlon, portavoce dell’Organizzazione internazionale degli ebrei discendenti dai libici. E rivela anche la posizione del nostro Paese: «L’ambasciatore italiano ha detto che Roma è disponibile a risarcire gli ebrei libici, ma la richiesta di accordo deve venire da Tripoli».

Da Roma, per ora, non confermano. Ma nemmeno smentiscono. Dalla Farnesina si limitano soltanto a dire che per quel che è successo in Libia deve risponderne Gheddafi.

In tutto questo, non risulta ancora chiara la divisione del risarcimento: Libia e Italia dovranno pagare 200 milioni di euro a testa? O uno dei due dovrà sborsarne di più dell’altro? Domande. Dubbi. Che a Roma, a sentire chi sta seguendo la vicenda, in questo momento provoca solo un grandissimo fastidio.

© Leonard Berberi

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Contrappassi sportivi

Un giocatore ebreo in una delle squadre più antisemite d’Italia. E’ quello che succederà tra pochi giorni, quando il centrocampista israeliano Eyal Golasa, 18 anni, scenderà in campo a Roma con la maglia della Lazio per quattro stagioni e mezzo. Golasa avrebbe chiesto – e ottenuto – di indossare la maglia n.15.

Sarà interessante scoprire se dalla curva biancoceleste compariranno di nuovo gli striscioni della vergogna, quelli che inneggiavano all’Olocausto. Il quotidiano Yedioth Ahronoth, però, scrive che la prossima estate Golasa (che ha giocato fino ad ora nelle file del Maccabi Haifa) dovrebbe arruolarsi nelle forze armate israeliane e non precisa come ciò possa conciliarsi con i suoi futuri impegni sportivi in Italia.

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