attualità

Il voto del Parlamento inglese: sì allo Stato palestinese

La Camera dei comuni di Londra mentre vota sì alla mozione per il riconoscimento dello Stato della palestina (fermo immagine da House of Commons Tv)

La Camera dei comuni di Londra mentre vota sì alla mozione per il riconoscimento dello Stato della palestina (fermo immagine da House of Commons Tv)

Per gli uni è un terremoto. Per gli altri si tratta piuttosto di una scossa. In mezzo c’è il voto di Londra. Dove la maggior parte dei parlamentari britannici – dopo sette ore e ventiquattro minuti – ha mandato un segnale preciso al governo conservatore di David Cameron: bisogna riconoscere lo Stato della Palestina.

La maggioranza è stata schiacciante (274 sì, 12 no), i membri dell’esecutivo – favorevoli alla soluzione dei due Stati – si sono astenuti e la mossa, oltre a mettere all’angolo il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, di fatto apre la strada ad altri Paesi europei. A partire da Francia, Belgio, Olanda. Mentre la Svezia deve ancora formalizzare le sue mosse.

A votare sì è stato anche Ed Miliband, leader del Labour, principale partito di opposizione e possibile premier alle prossime elezioni. «Questa Casa (dei Comuni, nda) chiede al governo di riconoscere lo Stato della Palestina com’è per quello d’Israele come contributo per arrivare alla soluzione dei due Stati», c’è scritto nella risoluzione.

«Abbiamo la responsabilità morale di agire in modo deciso soprattutto per via del nostro passato coloniale nella regione», ha detto Grahame Morris, laburista e promotore della mozione. «Passato coloniale» che, oltre ad amministrare la Palestina fino a quando non è nato lo Stato d’Israele (1948) ha permesso con la Dichiarazione Balfour del 1917 di aprire la strada a un’entità ebraica [clicca qui per leggere l’intera seduta].

Il parlamentare laburista Grahame Morris (in piedi) mentre chiede ai colleghi di votare sì alla sua mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese (fermo immagine da House of Commons Tv)

Il parlamentare laburista Grahame Morris (in piedi) mentre chiede ai colleghi di votare sì alla sua mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese (fermo immagine da House of Commons Tv)

La prima reazione israeliana è arrivata dall’ambasciata a Londra. «La strada verso la costruzione di uno Stato palestinese passa solo attraverso la stanza dei negoziati», c’è scritto nel comunicato ufficiali. «I riconoscimenti internazionali prematuri mandano un messaggio destabilizzante alla leadership palestinese e li spingono a pensare che possono fare a meno delle scelte difficili che entrambe le parti devono fare se vogliono raggiungere una pace vera». E se non fosse chiaro che l’ingerenza di Paesi terzi non è ben vista, l’ufficio consolare aggiunge: «Il riconoscimento di uno Stato palestinese deve essere soltanto il risultato della conclusione positiva di negoziati diretti tra Israele e l’Autorità palestinese».

Sull’altro versante, da Ramallah a Gaza fino ai social media è scoppiata l’esultanza del mondo arabo e dei supporter. L’Autorità palestinese stima che siano almeno 134 i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato della Palestina. Un numero, a dire il vero, messo in dubbio sia dagl’israeliani che da molti studiosi. Ma che da ora deve fare i conti con il voto di Londra.

© Leonard Berberi

Standard