attualità, cultura

A Ramat Gan la mostra delle polemiche: Israele come la Germania nazista

Yossi Even Kama (al centro) di fronte a uno dei quattro cilindri che costituiscono la sua tesi di laurea e una mostra molto criticata

C’è Baruch Goldstein sulla banconota da 20 shekel. C’è una festa nazionale che celebra il rabbino Meir Kahane quale padre spirituale d’Israele. E ancora: ci sono leggi che vietano la guida degli autoveicoli durante lo Shabbath e le festività ebraiche. C’è l’ordinanza che impone alle donne di far il bagno nel mar Mediterraneo solo per poche ore alla settimana.

Se non è un incubo, poco ci manca. Per ora, è solo una tesi di laurea diventata una mostra. E una denuncia. Se continua così, nel 2023 Israele sarà identica alla Germania nazista. Di questo ne è convinto l’autore dei quadri, il giovane Yossi Even Kama. E gliene frega poco delle polemiche che ha scatenato. Anzi, forse voleva fare proprio questo: provocare. Altrimenti non si spiegherebbe la stella di Davide che sostituisce la svastica nella bandiera nazionalsocialistica come simbolo costante del suo lavoro intitolato “Fascist State of Judea – 2022”.

Il palazzo del Shenkar College of Engineering and Design di Ramat Gan è diventato un luogo molto affollato in questi giorni. Le tesi di laurea sono finite in una grande mostra. Anche quella di Yossi Even Kama. E tutti vogliono vedere gli «oggetti della vergogna» come hanno scritto in molti sui giornali israeliani.

Il progetto di Yossi è semplice: quattro grandi cilindri, di quelli che si usano per attaccare gli annunci pubblici. Ogni struttura costituisce un anno, dal 2020 al 2023. Nel primo si possono vedere gli annunci dove il governo di Gerusalemme celebra la firma degli accordi di Pace con i palestinesi, l’immediato ritiro dalla Cisgiordania e il controllo congiunto della città Santa.

Ma nel cilindro successivo lo scenario cambia: convinti di aver assistito all’alto tradimento dei valori ebraici e della supremazia jewish, gli ultraortodossi riescono a mobilitare migliaia di israeliani e a portare a termine un colpo di Stato. Il risultato è la creazione della Giudea dove non c’è più nessuna libertà, nessun rispetto per le donne e nessun divertimento. C’è solo il Fascismo.

«Sono rimasto scioccato dal sondaggio dove la maggioranza degl’israeliani credeva che qui da noi ci fosse fin troppa libertà di espressione», spiega Yossi. «Con questi cilindri vorrei dire ai miei connazionali cosa potrebbe in dieci anni – continua l’artista –. Non andrà esattamente così, ma qualcosa di simile sta già accadendo: la legge che impone il giuramenti di fedeltà allo Stato ebraico in caso di acquisto della cittadinanza israeliana, il divieto di commemorare la Nakba, la legge di conversione religiosa. Quando si abbattono i mattoni fondamentali della democrazia, per forza il vuoto che lasciano sarà riempito dal Fascismo».

Israele si è spaccata esattamente a metà. Il portale di riferimento degli ebrei ultraortodossi – Srugim.com – da giorni ospita qualsiasi offesa o diffamazione nei confronti non solo di Yossi, ma anche dell’Istituto Shenkar per avergli fornito lo spazio di espressione. Sullo stesso sito, però, ci sono anche molti altri internauti che esprimono un grande apprezzamento. Ma non per l’opera in sé, quanto per il fatto che loro lo Stato ebraico lo vorrebbero esattamente com’è raffigurato nei grandi cilindri.

Scrive David Sheen su Haaretz, il giornale progressista israeliano, che una cosa è certa: «Se le paure di Yossi racchiuse nei cilindri dovessero concretizzarsi, il primo a morire bruciato sul rogo sarà proprio lui, l’artista».

Leonard Berberi

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Postcards from Middle East / 56

Il nuovo acquisto dello zoo di Qalqiliya, l'unico in tutta la Cisgiordania, è un ippopotamo. Timido - anzi: timida, essendo femmina -, l'animale esce dalla scatola che l'ha tenuto rinchiuso per qualche ora. Giusto il tempo di trasportarlo dal Safari Park di Ramat Gan (Israele) allo zoo della West Bank con una promessa: divertire i bambini palestinesi (foto: Maan News Agency)

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Israele, una nuova pillola contro le gravidanze. Ma stavolta è per lui

Il professor Haim Breitbart, il creatore della pillola maschile contro le gravidanze indesiderate (foto: Israel21c)

Finiti i tempi della pillola sessista. Ora la pastiglia contro le gravidanze indesiderate se la deve prendere pure lui. Perché – per dirla con i ricercatori che l’hanno creata – «i due partner devono dividersi le responsabilità e permettere anche ai maschi di decidere sulla procreazione».

La pillola azzurra non è in commercio e gli scienziati la stanno ancora mettendo a punto. Ma il gruppo di lavoro guidato dal professor Haim Breitbart delll’Università Bar-Ilan di Ramat Gan, in Israele, spera di arrivare presto alla definizione del farmaco e di vederlo nelle farmacie entro cinque anni.

Gli studi del professor Breitbart sono iniziati anni fa e solo nel 2006 è riuscito a decifrare il comportamento dello spermatozoo nell’utero. Da quell’anno il biochimico si è messo a lavorare su un farmaco che rendesse il seme maschile senza capacità riproduttiva.

Per adesso i primi esperimenti – eseguiti sui topi – hanno dato esito più che soddisfacente. «Abbiamo visto che dopo aver iniettato la nostra molecola di riferimento nei topi di sesso maschile, questi rimanevano per lungo tempo privi di fertilità», ha detto Breitbart. «Se la dose è piccola, l’incapacità di riprodurre arriva a un mese. A dose massima, un uomo per tre mesi non dovrebbe essere in grado di fecondare».

Ma non c’è il rischio che molecola dopo molecola il maschio possa rimanere sterile per sempre? «Assolutamente no – replica il chimico – l’assunzione del farmaco comporta effetti per un certo periodo di tempo. Ma poi il processo è reversibile».

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Alta fedeltà

Più doni, più sali in classifica. Il prossimo mese entrerà in vigore una legge che regola i trapianti di organi e le relative liste d’attesa. Un meccanismo “premiale”: la precedenza nell’attesa va a chi in vita firma la tessera donatore (cioé per i donatori potenziali). La priorità nella lista per i parenti stretti di chi ha firmato la tessera donatore o a parenti di donatori morti o viventi.

A parlare della legge, sulla rivista medico-scientifica Lancet, Jacob Lavee, Direttore del Heart Transplantation Unit, Sheba Medical Centre, Ramat Gan e Israel Transplant Centre. E chi si trova in condizioni critiche? Resta in cima alla lista d’attesa.

La legge tocca gli altri. A parità di condizioni cliniche, infatti, avrà la precedenza la persona che ha espressamente dichiarato di voler donare gli organi.

La legge, spiega Lancet, cerca di combattere l’alta disaffezione del popolo israeliano alla donazione.

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