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“Niente case ai non ebrei”, altri 250 rabbini dicono sì all’appello incriminato

La lettera dei 50 rabbini nella quale si chiede agli ebrei di non affittare le case agli arabi e agli stranieri

Circa 250 rabbini si sono associati al proclama emesso alcuni giorni fa da una cinquantina di rabbini che hanno condannato la vendita o l’affitto di case e terre a non ebrei. Secondo il quotidiano Yedioth Ahronoth tra i nuovi firmatari ci sono dozzine di rabbini stipendiati da municipi dove hanno il compito di assicurare l’erogazione dei servizi religiosi.

I rabbini giustificano la loro presa di posizione sostenendo che è conforme a un preciso divieto della Torah di vendere beni immobiliari a non ebrei. L’iniziativa ha suscitato già nei giorni scorsi numerose reazioni di severa condanna del presidente, del primo ministro e del presidente della Knesset, oltre a quelle di numerose altre personalità del mondo politico e culturale e di rabbini che hanno affermato posizioni opposte.

A loro si sono ora aggiunti lo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, secondo il quale i firmatari del proclama «hanno inferto un duro colpo ai valori fondamentali della nostra vita come ebrei e come essere umani in uno stato democratico».

Anche il presidente dell’Associazione Internazionale dei Sopravvissuti all’Olocausto, Noah Flug, si è associato alla condanna, chiedendo ai rabbini di ritrattare un proclama che gli ha rammentato la sua esperienza di vita durante il nazismo, quando era vietato vendere o affittare appartamenti agli ebrei. «Mai avrei pensato – ha detto – che nel nostro paese potesse succedere una cosa simile». (Ansa)

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L’appello di 50 rabbini ai fedeli: “Non affittate le vostre case ad arabi e immigrati”

Gli appelli ora si moltiplicano. E se prima si trattava solo del suggerimento di qualche leader religioso locale, ora la questione si fa più seria. Perché una cinquantina di rabbini, capi religiosi di grandi città e piccoli villaggi d’Israele hanno firmato una pubblica presa di posizione contro la vendita o l’affitto di immobili a cittadini arabi e lavoratori stranieri.

I firmatari – «tutti stipendiati dallo Stato», come fanno notare le edizioni online di tutti i giornali – citano versetti religiosi per sostenere che «le leggi religiose ebraiche includono precisi divieti contro l’affitto di immobili a gentili» e avvertono che «chi dovesse violare questo divieto, anche dopo ripetuti ammonimenti, rischia di essere ostracizzato dalla sua comunità».

(foto Reuters)

Tra le ragioni del divieto i rabbini citano i matrimoni con non ebrei che «sono un peccato e offendono il nome di Dio». Lo stile di vita di chi professa un’altra religione, scrive l’appello, «è differente da quello degli ebrei e tra i gentili ci sono anche quelli che ci hanno perseguitato e ci hanno resto la vita impossibile».

I rabbini hanno poi avanzato anche ragioni economiche per rinforzare l’appello: «L’affitto di una casa a un gentile ha causato la perdita di valore delle case dei vicini». I promotori dell’iniziativa hanno detto di essersi rivolti volutamente ai rabbini capo municipali e non a quelli le cui posizioni di estrema destra sono note proprio per sottolineare che non si tratta di una posizione politica, ma religiosa.

Nel frattempo, subito dopo la pubblicazione dell’appello, i parlamentari della Knesset Ilan Gilon (Meretz, sinistra) e Ahmed Tibi (Ra’am-Ta’al, partito arabo-israeliano) hanno chiesto di cacciare i rabbini dalla guida religiosa delle relative città e di perseguirli per istigazione all’odio razziale.

Leonard Berberi

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Deputato israeliano contro gli immigrati: “Trasformeranno Tel Aviv in una città africana” (del 15 novembre 2010)

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Israele, la siccità continua. E i rabbini invocano l’aiuto di Dio

E ora non resta che invocare Dio. Perché sono mesi che su Israele non cade una goccia d’acqua. E gli acquazzoni, ormai, sono solo un ricordo. Anche a novembre inoltrato in alcune aree continua a fare caldo. Così caldo che il terreno si sta spaccando per l’arsura.

È per questo motivo che il Rabbinato ha disposto che tutte le sinagoghe del Paese inseriscano tre invocazioni speciali tra le preghiere quotidiane. E ha proclamato ieri una giornata di «digiuno, preghiera e pentimento».

Una decisione che in realtà è già prevista dal Talmud. In questo testo sacro, infatti, è prescritto che quando la pioggia si fa attendere troppo, allora si può invocare l’aiuto di Dio.

Le preghiere speciali – hanno deciso i rabbini – «devono essere recitate in tutte le sinagoghe» e, in quelle in cui ci sono almeno dieci fedeli di sesso maschile che digiunano, «deve essere effettuata una lettura straordinaria della Torah, supplicando l’Altissimo di mandare pioggia».

Leonard Berberi

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“L’estate della cattiveria” e la linea dura contro gli immigrati

«L’estate della cattiveria verso gli immigrati». I commentatori israeliani ricorrono alla stessa parola: cattiveria. È quello che – secondo loro – hanno offerto le ultime settimane.

A partire dalla decisione di venticinque rabbini a sud di Tel Aviv che, un mese fa, hanno pubblicato una petizione senza precedenti: cari fedeli non affittate i vostri appartamenti agl’immigrati africani. Poi la decisione di Netanyahu di risolvere – una volta per tutte – la questione degli stranieri illegali in Israele. Come? Cacciando fuori dallo Stato ebraico – insieme ai genitori – qualcosa come 400 figli di lavoratori immigrati irregolari. Bambini che avevano appena iniziato a prendere le misure del paese in cui si trovavano.

L'appello dei rabbini dell'area sud di Tel Aviv che invita i cittadini a non affittare i propri appartamenti agl'immigrati (foto Dana Kopel)

Poi l’annuncio, un altro, questa volta ancora più eclatante: «niente appartamenti agl’infiltrati». Dove gli «infiltrati» sono gli stranieri. A firmare la richiesta qualcosa come dieci agenzie immobiliari di tutta Tel Aviv. La motivazione della petizione non ammette repliche: «Visto che negli ultimi tempi c’è stato un ammasso di infiltrati nel nostro territorio – scrivono gli agenti immobiliari – e tenuto conto dell’appello dei nostri rabbini, annunciamo che non affitteremo più appartamenti agl’infiltrati di Kiryat Shalom e Tel Kabir in modo da porre un freno al fenomeno».

Alon Yisraelov, capo dell’agenzia Alon Real Estate, la mette giù dura ai cronisti dello Yedioth Ahronoth: «Lavoro nel settore da un quarto di secolo ed è incredibile quello che è successo. Non vogliamo che si ripeta una situazione di degrado come nell’area di Shapira. Questo degl’immigrati illegali è un cancro per la nostra società. I nostri anziani sono preoccupati e spaventati da tutti questi infiltrati».

Guai però a bollare l’ultima petizione come razzista. E non solo perché il boicottaggio riguarda soltanto gli illegali. «Finalmente le agenzie immobiliari hanno capito che questo degl’infiltrati è un fenomeno serio», dice Binyamin Babayof, consigliere municipale di Tel Aviv per il partito ultraortodosso Shas. «Non è una questione di colore della pelle. Questo è un problema che tocca i nostri cittadini dalla mattina alla sera, ogni giorno, tutti i giorni. Se la politica non risolve questo problema, ben vengano le decisioni dal basso come questa degli agenti immobiliari».

Leonard Berberi

Leggi anche: A Ramat Gan la mostra delle polemiche: Israele come la Germania nazista

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I rabbini contro le vacanze non “kosher”: sono immorali e peccaminose

La pubblicità di una vacanza "kosher"

La crociata dei rabbini si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta tutta in salsa estiva. In assenza del marchio “kosher” – scrivono i religiosi – vanno vietate le vacanze in hotel di cui non sia certificato il rispetto dei principi della fede ebraica, essendo contrarie ai principi di «santità e pudore».

L’avviso è stato diffuso da un gruppo di rabbini israeliani ultraortodossi. Che hanno anche invitato la stampa “haredi” (ultraortodossa) a non pubblicare le pubblicità di alberghi e luoghi di vacanza senza il certificato “kosher”.

«Le vacanze negli hotel sparsi per il paese e all’estero pongono ostacoli alla santità e al pudore – continuano i rabbini – perché la gente trascorre le vacanze in un’atmosfera di promiscuità e frivolezza. Per questo chiediamo alla stampa “haredi” di non pubblicizzare questi alberghi e, al contrario, rivolgere appelli contro di loro, migliorando così la purezza di Israele».

Come se non bastasse, i rabbini precisano che «trascorrere le vacanze in hotel della Terra Santa o all’estero è una delle infrazioni più gravi dei nostri tempi, di cui molti sono caduti vittima». Per questo si rivolgono agli editori: «Non dovreste nemmeno fare pubblicità (agli alberghi) perché così spingete al peccato». Tra le altre tentazioni presenti negli alberghi? La tv – nazionale e satellitare – e il collegamento Internet in camera.

Leonard Berberi

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