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Checkpoint di Qalandiya. Ieri

Ieri c’è stata una battaglia. O, se volete, un assaggio di guerra. Con i soldati israeliani a rispondere alla violenza dei palestinesi. E questi ultimi a replicare, a modo loro, all'”invasione” dell’esercito dello Stato ebraico con un fitto lancio di sassi, con copertoni infuocati e botti di fine anno usati manco fossero granate.

Ieri, al checkpoint di Qalandiya, in Cisgiordania, centinaia di giovani palestinesi e decine di uomini dell’Idf si sono scontrati come non succedeva da tempo. Ringalluzziti, i primi, dalla richiesta all’Onu di riconoscere lo Stato di Palestina. Spaventati, i secondi, dall’escalation di violenza che rischia di esondare sul suolo ebraico.

In tutto questo c’è una scena, nel video che trovate sotto, che colpisce: quella che mostra il volto dipinto di Yasser Arafat che giganteggia sul lato palestinese del muro di separazione mentre “osserva” i soldati israeliani all’opera. Ieri, a Qalandiya, in Cisgiordania, è andata in scena la prova generale della Terza intifada. (leonard berberi)

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Un soldato, la pizza e il giornalista. La storia del checkpoint di Qalandiya

(foto Nir Elias / Reuters)

Tutta colpa di una pizza. E di un giornalista israeliano, Avi Isacharoff, che sul suo giornale (Haaretz) ha raccontato quello che è successo a lui. E del suo rapporto con qualche soldato israeliano a fare il bello e il cattivo tempo.

«Ci trovavamo nell’area del controllo passaporti al check point di Qalandiya – scrive il giornalista –, quando un soldato, un certo Tal, che si occupava di controllare i veicoli ha chiuso una intera corsia di passaggio e se n’è andato a mangiarsi la sua pizza in una stanza dei militari».

Le macchine in fila per passare dalla parte palestinese a quella israeliana hanno così dovuto aspettare ancora più tempo del solito. Il check point di Qalandiya, infatti, è famoso per i suoi lunghissimi tempi sia nel passaggio che nel controllo dei documenti. Ma la scena del soldato che blocca gl’ingressi per mangiarsi la sua pizza non l’avevano vista nemmeno quelli di Haaretz.

«Una volta che ha finito di mangiare, abbiamo chiesto al soldato come poteva lui chiudere il passaggio», continua il cronista. Lui, il militare, non ha risposto. È stato soccorso da un collega, «un certo Yoni», che si è avvicinato al cronista e al suo assistente e ha chiesto loro di farsi da parte e aspettare l’arrivo dei poliziotti. La domanda di Isacharoff l’aveva indispettito. E per fargliela pagare voleva a tutti i costi creare problemi: «Ci ha chiesto come mai venivamo dalla parte palestinese». Un fatto che, scrive il giornalista, «non ci era mai successo». Anche perché ai cronisti israeliani è consentito stare senza nessun tipo di permesso anche nella parte palestinese del check point.

«Mentre aspettavamo l’arrivo della polizia – continua Isacharoff -, nei venti minuti di attesa, abbiamo anche parlato con alcuni medici della Mezzaluna Rossa che dovevano portare con urgenza un bambino che aveva bisogno di una dialisi». La troupe medica ha raccontato di aver aspettato quasi un’ora soltanto per ricevere il permesso di passare.

Alla fine, una volta arrivati i poliziotti, Isacharoff e assistente sono stati lasciati liberi di tornarsene in redazione. Senza contestargli niente. «I soldati hanno rispettato il regolamento – si è giustificato il poliziotto – che impone loro di controllare tutti, anche i cittadini israeliani che entrano dalla Cisgiordania».

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