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Ariel Sharon torna a casa nel suo ranch in mezzo al deserto

Una delle ultime foto di Ariel Sharon nel suo ranch dei Sicomori, nel deserto del Negev (foto di Yossi Rot)

Una delle ultime foto scattate lo ritraeva in mezzo alle pecore nel suo ranch dei Sicomori, nel deserto del Negev. Un’istantanea significativa, perché realizzata quando Israele era minacciata da ogni parte e la sua popolazione – un po’ come le pecorelle – non solo era smarrita, ma aveva bisogno del conforto del leader.

Quel leader, verso le 6 e mezza di venerdì mattina, è stato messo dentro a un’ambulanza con i suoi cavi, i suoi macchinari, i suoi tubetti di plastica e la sua instancabile scorta. Destinazione: Negev. Il triste epilogo di Ariel Sharon, 82 anni, è tutto qui: in una stanza d’ospedale – il “Chaim Sheba” di Tel Hashomer – che dopo cinque anni si svuota, in un’ambulanza che si allontana silenziosa, in un uomo che dal gennaio 2006 si trova in uno stato di coma vegetativo. E nelle discussioni – a tratti accese – tra i figli dell’ex primo ministro israeliano che volevano tenerlo in ospedale e la direzione della struttura che, più realisticamente, aveva bisogno di liberare le camere di degenza (una seconda e una terza erano occupate dai parenti e dalla scorta).

Dopo un’ora – scrive il quotidiano online Ynet – l’ambulanza, seguita dal cordone degli agenti dei servizi segreti dello Shin Bet, è entrata nel ranch dei Sicomori. Alcuni minuti prima la strada era stata sbarrata, la stampa tenuta lontana da quello che era il luogo di villeggiatura di Sharon e, nella sua camera da letto, venivano installate le ultime apparecchiature mediche che dovranno tenere ancora in vita il fondatore di “Kadima”. Non sarà il viaggio finale – fanno sapere i vertici dell’ospedale -, ma solo il primo. Sharon tornerà sabato sera all’ospedale per verificare se la degenza a casa ha danneggiato le sue funzioni. Poi, qualche giorno dopo rifarà lo stesso percorso.

Per i medici non ci sono più speranze. Per i figli Ariel deve continuare a vivere. L’unica consolazione – per l’ex falco diventato colomba – è che ora potrà riposare nel luogo che più preferiva. In mezzo alle sue pecorelle, al suo fieno, al suono della vita agricola e di quello del vento del deserto.

Leonard Berberi

Leggi anche: L’ex premier Sharon diventa un’opera d’arte (del 22 ottobre 2010)

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politica

Israele, il premier Netanyahu chiede scusa al suo ministro in diretta tv

Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri di Gerusalemme e capo del secondo partito più votato, Israel Beitenu (ultradestra)

A memoria d’uomo non s’è mai visto: un primo ministro che chiede pubblicamente scusa a un suo ministro. Eppure è successo a Gerusalemme. Da un lato il premier Benjamin Netanyahu. Dall’altro, il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman (capo del partito di destra Israel Beitenu). In mezzo: le scuse, appunto.

Facciamo un passo indietro. Bruxelles, mercoledì 30 giugno: il ministro israeliano dell’Industria, Benyamin Ben Eliezer incontra in forma segreta il capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu. Lo scopo: attenuare le tensioni tra i due paesi dopo il blitz sulla “Freedom flotilla” del 31 maggio scorso.

Solo che Lieberman non ne sapeva nulla. Lui, il capo della diplomazia israeliana. Quando la notizia è diventata di dominio pubblico, Lieberman non solo si è detto offeso per l’iniziativa, ma ha anche minacciato l’uscita dal governo. Cosa che per Bibi Netanyahu avrebbe comportato la morte dell’esecutivo.

Dopo giorni di colloqui tra le colombe dei due politici, ieri Netanyahu ha chiuso l’incidente. Almeno in apparenza. Il premier ha riconosciuto di aver sbagliato nel non consultare Lieberman prima di autorizzare l’incontro di Bruxelles.

Ma i nodi restano. Perché il partito di Lieberman accusa Netanyahu di inconsistenza politica ogni volta che qualche governo straniero alza la voce contro Israele. Mentre uomini vicini al premier difendono l’utilità dell’incontro riservato con i turchi.

Leonard Berberi

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