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Hamas e Israele respingono le parole di Obama

Per una buona mezz’ora c’è stato il miracolo. Israele e Hamas, come mai s’era visto, dicevano la stessa cosa. Poi le posizioni si sono fatte via via più sfumate. Ma è rimasta la sostanza. No al piano di pace accennato dal presidente americano Obama. No al ritorno ai confini del 1967. (continua…)

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Gerusalemme Est, Netanyahu dà il via alle nuove costruzioni

«Ma Netanyahu ci è o ci fa?». La domanda – retorica – giurano di averla sentita dire nientemeno che dal presidente palestinese Abu Mazen. Arrabbiatissimo non solo perché «così non c’è più lo spazio per il dialogo», ma anche perché «in questo modo Netanyahu decreta la fine della mia autorità politica».

Mentre l’amministrazione Obama cerca di salvare il salvabile, mentre il mondo arabo non dà indicazioni all’Anp perché stavolta vuole davvero chiudere la questione con gl’israeliani, il premier dello Stato ebraico Bibi Netanyahu autorizza la costruzione di 238 nuove unità abitative oltre la linea di demarcazione in vigore fino al 1967, nei quartieri di Ramot e Pisgat Ze’ev.

Un’area, quella di Gerusalemme Est, che a dire il vero non è mai stata considerata nella moratoria di dieci mesi sulle nuove costruzioni, ma che – per ragioni diplomatiche – era comunque diventata zona off limits. Soprattutto dopo la visita del vice-presidente Usa Joe Biden.

Il quartiere di Pisgat Ze'ev, tra Gerusalemme e Ramallah

Il ministro dell’edilizia Ariel Atias (del partito ultrareligioso Shas) ha autorizzato la costruzione di 158 alloggi nel rione ebraico di Ramot (che conta 47mila abitanti) e di altri 80 a Pisgat Ze’ev (fra Gerusalemme e Ramallah) dove vivono 45mila israeliani.

Secondo il quotidiano Maariv, Netanyahu avrebbe avvertito Washington della novità lasciando intendere di essere stato obbligato, dopo mesi di inattività, ad autorizzare le costruzioni. «Si tratta di un chiodo ulteriore sulla bara dei negoziati», ha detto una fonte dell’Anp. Più diplomatico, ma comunque durissimo anche il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat: «Sembra che Netanyahu abbia fatto la propria scelta: meglio gli insediamenti della pace». Stavolta nemmeno gli Stati Uniti hanno nascosto la loro contrarietà.

Ora gli occhi del Medio oriente sono puntati sulla visita di Stato in Marocco di settimana prossima del presidente israeliano Shimon Peres. Peres spera di riuscire ad usare l’influenza di re Mohammed VI sulla Lega araba per dare una mano al dialogo israelo-palestinese. Nel frattempo a Gerusalemme Est quella di venerdì è stata l’ennesima giornata di scontri e violenze.

Leonard Berberi

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50mila

Dichiarazione numero uno: “Costruiremo 1.600 nuove costruzioni per gl’israeliani a Gerusalemme Est”. Il vice-presidente Usa, in visita in Israele, s’incazza. E non lo nasconde. Ecco che arriva la dichiarazione numero due: “Figuraccia, non ci sarà nessuna costruzione di 1.60o unità abitative”.

Sospiro di sollievo. Soddisfazione dell’amministrazione Obama. Sorrisi e pacche sulle spalle. Salvo poi scoprire – come fanno i cronisti di Haaretz – che a Gerusalemme Est sono in progetto 50mila nuovi alloggi destinati ad ebrei. Per 20mila è già iniziato l’iter burocratico, mentre altri 30mila sono per il momento solo sulla carta.

Alla periferia meridionale, nel rione di Gilo sono in progetto 3.000 nuovi alloggi, altri 1.500 a Har Homà e 3.500 a Ghivat ha-Matos. Nella periferia settentrionale, 1.500 alloggi sono progettati a Pisgat Zeev, 450 a Nevè Yaakov e 1.200 a Ramot. Nella periferia orientale, il rione di Armon ha-Natziv dovrebbe essere esteso con altre 450 unità abitative.

Come la mettiamo Bibi?

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