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Gilad Shalit, un’autobiografia del Medioriente

Un dramma popolare, come i popoli del Medioriente ne conoscono tanti. Una grande prova di mobilitazione del popolo israeliano, per un suo figlio. Gilad Shalit “sarà liberato presto”. Parola del Premier Benjamin Netanyahu. Il suo rapimento accompagna le vicende mediorientale dal 2006, e nel mondo è diventato il simbolo – uno in più – di un conflitto infinito. Solo quando sarà libero ci si potrà credere. Nel mezzo, cinque anni di azioni militari, servizi segreti, liberazioni di prigionieri, e bombardamenti.

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Sondaggio in Israele: Shimon Peres è il più amato

A quasi 88 anni continua ad essere il politico preferito dagl’israeliani. Di più: un faro. E ancora: un «brand», un marchio, come ha scritto mesi fa la rivista economica ebraica “Calcalist”. Shimon Peres, presidente d’Israele, è il membro della classe dirigente più amato dalla popolazione secondo un sondaggio del quotidiano “Haaretz”. Peres è apprezzato dal 72 per cento degli intervistati, mentre solo il 20 per cento lo critica. Fra la popolazione araba dello Stato ebraico l’apprezzamento sale al 78 per cento. (continua…)

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Israele, pochi progressi sulla sorte del soldato Shalit. E Peres incontra i genitori

Da stanotte è Pesach. La Pasqua ebraica che ricorda l’esodo e la liberazione degli israeliti dall’Egitto. E proprio perché è la festa della libertà un pensiero – anzi più di un pensiero – va a Gilad Shalit, il soldato israeliano di quasi 25 anni, rapito 1.758 giorni fa dagli uomini di Hamas e da allora rinchiuso chissà in quale cella.

I genitori di Gilad, mamma Aviva e papà Noam, anche oggi – alla vigilia della festa – sono sotto la tenda che occupano quasi ininterrottamente dall’inizio del sequestro. Lunedì mattina è venuto anche il capo dello Stato, Shimon Peres, a far visita. Peres non ha nascosto l’emozione. Ha denunciato il gesto brutale. Ma si è anche detto ottimista. E convinto – come gli ha detto la mamma di Gilad – che sia venuto il momento di agire, non di crogiolarsi nelle emozioni.

Il presidente Shimon Peres saluta i genitori Gilad Shalit, rapito nel 2006 da Hamas. La visita è durata 50 minuti (foto di Gil Yohanan)

Sul fronte diplomatico, intanto, si muove qualcosa. Netanyahu ha designato un responsabile del Mossad, i servizi segreti dello Stato ebraico, come mediatore nei negoziati per ottenere il rilascio di Gilad Shalit. Secondo un comunicato ufficiale, David Maidan subentra a Hadai Hadas, che ha lasciato l’incarico qualche giorno fa, ufficialmente per motivi familiari.

Netanyahu domenica sera ha ricevuto i genitori del soldato per informarli della scelta del nuovo negoziatore. Secondo la radio pubblica, dopo l’incontro il padre del giovane si è detto deluso per la mancanza di progressi nella trattativa. Il gruppo che detiene il caporale Shalit è una formazione vicina a Hamas, il movimento al potere a Gaza. Per il suo rilascio chiede la liberazione di alcuni esponenti palestinesi detenuti in Israele.

Leonard Berberi

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Razzo di Hamas colpisce scuolabus. Altro giorno di guerra tra Gaza e Israele

È stata, per fortuna, una strage sfiorata. Ma quel ch’è successo contribuisce a riportare in primo piano la paura, la tensione e il terrore. E ricorda agl’israeliani i periodi delle esplosioni nei mezzi di trasporto pubblico.

Un sofisticato razzo anti-carro sparato dalla Striscia di Gaza verso il deserto del Negev israeliano ha centrato uno scuolabus nei pressi del kibbutz Nahal Oz. Un ragazzo di 16 anni è rimasto ferito in modo grave. Ma poteva essere la miccia di un conflitto armato senza precedenti. Perché il missile ha mancato di pochi minuti un gruppo di altri 30 studenti, scesi alla fermata prima.

Un attacco senza precedenti che ha spinto l’amministrazione americana a condannare l’atto e ad alzare la voce con l’Autorità nazionale palestinese. Israele, invece, ha fatto quel che di solito fa in questi casi: rappresaglie, dalla terra e dal cielo, sul confine con la Striscia, controllata dagli islamico-radicali di Hamas.

Quel che resta dello scuolabus dopo l'attacco di Hamas (foto Reuters)

Il bus giallo-verde è stato colpito in pieno su un fianco. Un tiro al bersaglio deliberato, secondo i servizi di sicurezza israeliani, date le dimensioni e le tinte accese del veicolo. Un tiro che solo per un caso fortuito si è abbattuto su un mezzo semivuoto, crivellando di schegge (anche alla testa) il solo passeggero rimasto, un adolescente, ferendo alle gambe l’autista, frantumando i finestrini e facendo volare i pupazzi lasciati a bordo per gli scolari più piccoli.

I soccorritori del Magen David hanno raccontato d’aver trovato il ragazzo ferito privo di conoscenza, in una pozza di sangue, e di averlo rianimato prima del trasbordo in elicottero verso l’ospedale. L’allarme, nel frattempo, era scattato in tutte le località di confine, fra sirene e corse nei rifugi.

Intanto iniziava la replica israeliana. Una replica durata per ore e degno di un bollettino di guerra: prime ritorsioni dell’artiglieria e degli elicotteri israeliani, quindi una pioggia di razzi e colpi di mortaio dalla Striscia (inclusi due missili Grad intercettati per la prima volta in volo, alle porte della cittadina costiera di Ashkelon, da una batteria del neonato sistema anti-missile “Iron Dome”). Infine nuova orgia di raid aerei su Gaza City e Rafah (al confine con l’Egitto).

I pupazzi lanciati ovunque dopo la brusca frenata dell'autista del bus attaccato (foto Ynet)

Secondo i primi bilanci cinque persone sarebbero state uccise e numerose altre ferite nell’enclave palestinese. Ma c’è anche una casa danneggiata a Ein Hashelosha (sud Israele). A Gaza, fra gli obiettivi colpiti dagli F-16 dallo Stato ebraico, si segnalano installazioni delle Brigate Qassam (braccio armato di Hamas) e di altre fazioni radicali. Fazioni che avevano giurato vendetta dopo la recente “esecuzione” di due miliziani di spicco in un’incursione aerea israeliana seguita all’improvvisa recrudescenza di tiri dalla Striscia delle settimane precedenti.

Ad aggravare la percezione israeliana dell’accaduto c’è poi il fatto che l’attacco è stato eseguito con un lancia-razzi (o Rpg): uno strumento letale, a puntamento laser, che – secondo voci circolate nella stessa Gaza – potrebbe far parte di uno stock di armi nuove di zecca, di fattura o provenienza iraniana.

E’ la qualità delle armi a tormentare Israele. Il premier Benjamin Netanyahu, durante la visita ufficiale a Praga, ha detto che lo Stato ebraico non esiterà a «intraprendere ogni azione necessaria, offensiva e difensiva, per proteggere il Paese e i cittadini». Il presidente Shimon Peres ha chiesto dalla sede dell’Onu un intervento internazionale contro l’escalation. Mentre il ministro della Difesa Ehud Barak ha dato ordine  alle forze armate di «reagire rapidamente e con tutti i mezzi utili». Fra le possibili reazioni militari d’Israele, l’esercito sta pianificando di schermare la linea di demarcazione con la Striscia con elementi come collinette artificiali, filari di alberi, palizzate.

La giornata è finita con l’ennesima giravolta di Hamas. In tarda serata i miliziani hanno annunciato di avere raggiunto un accordo con altre fazioni palestinesi per una «tregua immediata per arrestare l’escalation sionista» dopo un giro di telefonate del numero uno di Gaza, Ismail Haniyeh. La Jihad Islamica lo ha confermato alla agenzia Afp. Poco prima il presidente palestinese Abu Mazen si era appellato alla comunità internazionale invitandola a intervenire per fermare i raid.

© Leonard Berberi

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Piombo fuso, Goldstone smentisce il suo rapporto. Israele: “Annullare tutto”

Il giudice sudafricano Richard Goldstone

E ora che l’accusa di crimini di guerra è caduta, per bocca – anzi: per penna – del protagonista, Israele ne chiede la revisione. E la cancellazione di una macchia che da due anni pesa sullo Stato ebraico. Richard Goldstone, il giudice incaricato dalle Nazioni Unite di indagare sull’operazione “Piombo Fuso” su Gaza, ha scritto un articolo sul “Washington Post” in cui smentisce in parte il contenuto del rapporto severo che lui stesso ha scritto. «L’indagine – scrive Goldstone – avrebbe avuto esito diverso, soprattutto per quanto riguarda le accuse mosse a Israele relative a crimini di guerra, se avessi avuto allora a disposizione le informazioni che possiedo ora».

Goldstone riconosce anche che da allora lo Stato ebraico ha saputo investigare sul comportamento dei propri militari e si lamenta della mancata collaborazione del governo israeliano con la sua Commissione.

Apriti cielo. «Goldstone deve chiedere scusa al nostro Paese», ha replicato il capo dello Stato Shimon Peres. «Scuse appropriate» per il presidente israeliano dopo che il giudice sudafricano smentito il suo stesso dossier. «Chiediamo all’Onu di annullare quel rapporto sulla guerra a Gaza di due anni fa», ha detto a gran voce il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Il rapporto dovrebbe essere buttato nel cestino dei rifiuti della storia». E ancora: «Ci sono pochi esempi in cui chi si macchia di diffamazione poi la ritratta e questo è successo con il dossier Goldstone».

Esplosione durante l'operazione "Piombo fuso" sulla Striscia di Gaza

«Sono sempre stato sicuro che la verità sarebbe venuta un giorno alla luce», ha aggiunto compiaciuto il ministro israeliano degli Esteri Avigdor Lieberman. «Sono felice che il giudice Goldstone abbia adesso cambiato le proprie convinzioni», ha aggiunto ancora, ribadendo la giustezza della posizione israeliana di chiusura di fronte alla sua Commissione. Anche il ministro della difesa Ehud Barak si è felicitato per l’articolo pubblicato dal Goldstone e ha auspicato che questi adesso trovi il modo di pubblicare una versione aggiornata e corretta di quel rapporto «falso e distorto».

Nella guerra a Gaza nel 2009 secondo i calcoli più attendibili nelle tre settimane di bombardamenti israeliani morirono 1.400 persone, in maggioranza civili. Il rapporto Goldstone, pubblicato nel settembre del 2009, affermava che erano state trovate forti prove che sia gl’israeliani che Hamas avevano commesso «crimini di guerra» e possibili «crimini contro l’umanità» durante la guerra.

© Leonard Berberi

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Il progetto miliardario di Israele: costruire un’isola artificiale di fronte Gaza

Un’isola artificiale di fronte a Gaza. Con tanto di porto, aeroporto e centri di accoglienza. Il tutto da mettere a disposizione dei palestinesi. È il progetto del governo israeliano stando alle indiscrezioni di Canale 2, una emittente televisiva privata dello Stato ebraico.

L’isola verrebbe affidata alla gestione dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) del presidente Abu Mazen, che governa la Cisgiordania, ma non la Striscia (dal 2007 sotto controllo di Hamas). Il progetto, ha riferito l’emittente, è stato messo a punto dal ministro dei trasporti, Yaakov Katz, con il sostegno del premier, Benjamin Netanyahu, e quello «entusiastico» del presidente Shimon Peres. Proprio il capo dello Stato, in una conferenza del 2007, aveva detto: «Dobbiamo investire sul mare e allargare i nostri confini occidentali in quella direzione, costruendo isole artificiali».

Il lungomare di Gaza City

Il progetto prevede la costruzione di un’isola lunga quattro chilometri e larga due, collegata alla terraferma di Gaza da un ponte lungo circa quattro chilometri. Dovrebbe accogliere, oltre al porto e allo scalo aereo, anche una località turistica marittima, degli alberghi e un’unità per la desalinizzazione dell’acqua, per un costo minimo di 5 miliardi di dollari e massimo 10.

I lavori potrebbero durare anche dieci anni. La questione spinosa resta la sicurezza. Il controllo – la Striscia di Gaza è sottoposta a rigido embargo – lo Stato ebraico vorrebbe affidarlo a una «forza internazionale», che potrebbe includere membri delle Nazioni Unite.

Secondo Canale 2 che per prima ha dato la notizia, l’isola permetterebbe a Israele di «sbarazzarsi definitivamente» della Striscia di Gaza, abbandonando la sua stretta sui commerci via terra pur mantenendo il blocco marittimo per impedire il contrabbando di armi verso Hamas.

© Leonard Berberi

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Peres fa litigare Real Madrid e Barcellona. E a Tel Aviv attivista gay nominato giudice

Real Madrid e Barcellona litigano per “colpa” di Simon Peres
Una certa tensione si è creata fra la dirigenza del Real Madrid e quella del Barcellona ai margini di una visita ufficiale che il capo dello Stato israeliano Shimon Peres si accinge a compiere in Spagna. Secondo il quotidiano israeliano “Maariv”, Peres – che si reca domani a Madrid per celebrare solennemente il 25/mo anniversario dei rapporti diplomatici fra i due Paesi – ha chiesto di incontrare illustri esponenti del calcio locale. Il suo interesse deriva anche dalla convinzione che il calcio possa unire israeliani e palestinesi. Da anni, infatti, il centro “Peres per la pace” si prodiga ad organizzare allenamenti congiunti e partite fra giovani atleti delle due parti. Peres, prosegue il giornale, ha ottenuto senza difficoltà un incontro con l’allenatore Josè Mourinho e, sembra, anche con Cristiano Ronaldo. Ma quando ha chiesto di includere nella sua breve visita a Madrid anche un colloquio con la star del Barcellona Lionel Messi «le sopracciglia dei madrileni – scrive Maariv – si sono inarcate in un gesto di disapprovazione». Malgrado l’età avanzata, il presidente israeliano non si è perso d’animo e ha esplorato la possibilità di compiere lui stesso una puntata in elicottero a Barcellona, oppure di chiedere a Messi di raggiungerlo a Madrid. Ma questi progetti, finora, non sembrano realizzabili. In una nota l’ufficio di Peres ha precisato che l’intenzione di incontrare Messi ed il presidente del Barcellona resta comunque sul tavolo: «se non in questa, magari in una occasione futura». (Ansa)

Il confine israelo-egiziani (foto Associated Press)

Rapiti tre soldati egiziani al confine con lo Stato ebraico
Uomini mascherati hanno rapito tre soldati egiziani messi a guardia di una parte della frontiera con Israele, nella penisola del Sinai. Lo hanno resto noto i vertici militari del Cairo che hanno anche spiegato che i rapitori – tutti armati – sono arrivati a bordo di tre macchine, nella giornata di sabato, e hanno costretto i tre soldati ad entrare in macchina. La vicenda pare sia legata allo scontro armato che ha visto protagonisti trafficanti di droga (verso Israele) e soldati egiziani. Per ora non è giunta nessuna rivendicazione. (Ap)

Nominato giudice un esponente della comunità gay
La comunità gay in Israele ha accolto con soddisfazione la nomina di uno dei suoi esponenti di spicco, l’avvocato Dori Spivak (42 anni), alla carica di giudice nel Tribunale del lavoro di Tel Aviv. Secondo la stampa, si tratta di un precedente significativo per il Paese. Spivak è da molti anni uno dei protagonisti della lotta di omosessuali e lesbiche per l’emancipazione sociale. Nel 1997 si impose alla attenzione pubblica quando di fronte alla Corte Suprema si impegnò in un confronto con il ministro dell’istruzione Zevulun Hammer (del Partito Nazional-Religioso) per costringere una televisione pubblica a trasmettere un programma sulla omosessualità giovanile. Nel 2004, inoltre, vinse un’altra battaglia giudiziaria quando ottenne il riconoscimento del diritto all’eredità per le coppie riconosciute di omosessuali e lesbiche. (Ansa)

Yussuf al-Kardawi, discusso leader religioso della corrente sunnita, non ha mai nascosto il suo apprezzamento per il martirio contro gli interessi occidentiali e israeliani (foto di Graeme Robertson / Getty Images)

Gaza, Hamas invita nella Striscia lo sceicco al-Kardawi
Lo sceicco Yussuf al-Kardawi, una delle più stimate autorità nel mondo islamico (almeno nella corrente sunnita) è stato invitato da Hamas a compiere una visita a Gaza, dopo che ieri ha arringato una folla straripante nella piazza Tahrir del Cairo. Fonti locali riferiscono che quelle immagini hanno emozionato il capo dell’esecutivo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, il quale ha subito telefonato ad al-Kardawi per chiedergli di compiere una visita nella Striscia. Secondo le fonti è possibile che essa abbia luogo, anche se finora i suoi tempi non sono stati fissati. Esponente di primo piano dei Fratelli Musulmani, al-Kardawi era stato costretto ad abbandonare l’Egitto trenta anni fa e vi aveva fatto ritorno per una breve visita solo lo scorso dicembre, ospite della Moschea al-Azhar. Il discorso dell’influente leader religioso nella piazza Tahrir è stato seguito con preoccupazione da alcuni mass media israeliani i quali hanno rilevato che nei primi anni dell’ intifada al-Kardawi giustificò il ricorso dei palestinesi a ‘bombe-umanè che seminarono la morte nelle città israeliane ed incoraggiò gli attivisti della rivolta a condurre una lotta senza quartiere e ad oltranza contro gli ebrei in quanto tali. (Ansa)

Turismo, nel 2010 balzo del 32% dei turisti italiani
In un anno sono stati il 32% in più gli italiani che hanno scelto Israele per le vacanze. Nel 2010 sono partiti 157.000 turisti e l’Ufficio nazionale israeliano del turismo è sicuro che il numero raggiungerà i 180.000 nel 2011. Grande soddisfazione allo stand di Israele alla Bit, sistemato, senza tenere conto della collocazione geografica come per quasi tutti gli altri stati, in una postazione tra Portogallo e Polonia. «Abbiamo sentito qualche malcontento dagli altri paesi – dicono i tour operator israeliani – ma da noi sta andando anche meglio degli anni scorsi». «Siamo l’unica democrazia del vicino oriente – aggiungono -, certo quello che sta accadendo nei paesi nordafricani potrebbe danneggiare anche noi, anche perché chi arriva da lontano magari non fa tanta differenza». «Il ministero israeliano del turismo ha deciso di investire oltre 3 miliardi e mezzo di euro nel turismo – spiega Tzui Lotan, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo -. Un grande sforzo che dovrebbe portare all’arrivo di 4 milioni di turisti e a 15.000 nuovi posti di lavoro». Tra le proposte portate alla Bit per attirare gli italiani ci sono soprattutto i percorsi religiosi e i pellegrinaggi. (Ansa)

(a cura di leonard berberi)

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