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PASSAGGI / 1

La denuncia arriva da Orna Ben-Simhon, funzionario del ministero dell’Educazione israeliano: circa cento scuole elementari nel nord del paese sarebbero gestite direttamente dal Movimento Islamico. Altre quattrocento, poi, risulterebbero irregolari.

«Il ministero dell’Educazione – ha detto alla Knesset, Ben-Simhon – è preoccupato per il fenomeno e in particolare dell’infiltrazione islamica nelle scuole e negli asili del nostro Paese». Ma i deputati arabi hanno insistito sulla legalità di queste attività.

PASSAGGI / 2

Mai più canzoni. E nemmeno accenni di musica. Il capo del rabbinato d’Israele ha così deciso di vietare ai rabbini le performance canore durante le cerimonie nuziali. La motivazione? Degraderebbe il prestigio del rabbinato e lederebbe la dignità dei religiosi.

L’istituto religioso che guida l’ebraismo israeliano ha deciso anche di rafforzare gli organi di vigilanza. Chi viene scoperto a cantare verrà privato dell’autorizzazione a celebrare matrimoni.

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politica

La mossa disperata di Simon Peres: anche la Livni nel governo Netanyahu

Simon Peres, presidente d'Israele

Chi l’ha visto e sentito negli ultimi giorni parla di un uomo «triste, indebolito e arrabbiato». La crisi di popolarità dello Stato ebraico va di pari passo con l’umore di Simon Peres, il presidente d’Israele. Il blitz alla flottiglia turca pro-Gaza, i nove morti, la condanna del mondo occidentale e le critiche sul modello di democrazia che regna a Gerusalemme hanno ammaccato anche un uomo ottimista come Peres. Per non parlare dell’assenza dei progressi nel processo di pace con i palestinesi.

Ed è così che, nel tentativo – disperato – di recuperare credibilità internazionale, il presidente israeliano pare stia pensando al colpo di scena: far entrare nel governo Netanyahu il partito centrista Kadima. Quel partito che alla Knesset ha la maggioranza relativa dei seggi, ma non i numeri per governare. Quel partito che è guidato da Tzipi Livni, ex premier e ora a capo dell’opposizione.

L’indiscrezione – pubblicata dal quotidiano Ma’ariv – non è stata smentita né dall’ufficio del capo di Stato, né dalle forze politiche. E per questo diventa più probabile ogni ora che passa. Peres – scrive il giornale – avrebbe già sondato il terreno con alcuni ministri del Likud, il partito di Netanyahu, e avrebbe ricevuto un sì preliminare.

Restano ora tre scogli. Il sì della Livni non è per nulla scontato. Così come il consenso dei partiti di ultradestra – ora al governo – come Shas e Israel Beitenu. E non è sicuro nemmeno che lo stesso Bibi Netanyahu dica sì all’idea. Una cosa è certa: Simon Peres vuol chiudere la partita il prima possibile. Anche a costo di elezioni anticipate. Magari facendosi aiutare dalle tre commissioni d’inchiesta appena insediate che dovranno indagare sul sanguinoso blitz del 31 maggio.

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